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    Un’ondata crescente di terapie online

    È stato un annuncio su Facebook che ha spinto la psicologa clinica Nina Barlevy a visitare il sito di terapia online BetterHelp.com
    La società promuoveva un servizio di consulenza online a prezzi accessibili, disponibile sempre e ovunque, e Barlevy pensò che unirsi al gruppo di terapeuti potesse essere un ottimo modo per integrare le sue entrate durante i periodi in cui la pratica privata la occupava meno.

    “Sembrava un buon modo per allargare la mia attività clinica qui e là nel mio tempo libero, se stavo già sul mio computer la sera o nei giorni in cui avevo meno appuntamenti”.

    Nina Barlevy, ha seguito un rigoroso processo di registrazione di Better Help, che comprendeva la verifica della sua licenza, e ha iniziato a comunicare con gli utenti tramite la piattaforma di messaggistica del sito. Il sito offre inoltre agli abbonati la possibilità di programmare sessioni video e sessioni telefoniche dal vivo con i loro terapisti, sebbene Barlevy abbia lavorato principalmente con i clienti tramite il servizio di messaggistica in modalità asincrona.
    La messaggiavano su molti degli stessi problemi con i quali si confronta con i clienti che vede a studio, tra cui lo stress, l’ansia e le questioni relazionali, e lei rispondeva con domande, feedback, idee e consigli.

    Negli Stati Uniti sono più di 20 anni che la consulenza psicologica via telefono, webcam, email o messaggi di testo, è praticata. Ma l’esplosione nell’utilizzo degli smartphone ha creato nuove opportunità per le aziende basate su app per offrire una terapia più accessibile e conveniente.

    Benefici per pazienti e terapisti
    La crescita delle aziende di terapia online, quasi una dozzina lanciate negli ultimi anni, non sorprende Lindsay Henderson, assistente alla regia di servizi psicologici presso la società di telecomunicazioni australiana di Boston Well, che offre terapia tramite videoconferenza. La facilità e la convenienza di programmare un appuntamento terapeutico online e parlare con un terapeuta direttamente dalla privacy della propria casa – o ovunque si possa essere – è un’enorme attrazione per gli utenti, che per molti dei quali è la prima esperienza di terapia nella loro vita.

    Diversi studi, indicano che la terapia via videoconferenza può raggiungere gli stessi risultati di quella faccia a faccia. Mentre gran parte della ricerca si è concentrata solo l’uso della videoconferenza, alcuni studi, tra cui due pubblicati nel 2013, hanno dimostrato che la terapia tramite messaggistica asincrona può essere efficace quanto la terapia di persona (Journal of Affective Disorders and Cyberpsychology, Behavior and Networking). Ancora più incoraggiante è il dato che quando gli interventi via internet risultano efficaci per i pazienti, questi possono continuare e decidere di cercare una terapia faccia a faccia.

    I professionisti della salute mentale possono anche trarre benefici dall’utilizzo di queste app di assistenza online. Oltre a integrare i propri redditi con nuovi pazienti, fornire una terapia online può aiutarli a mantenere un migliore equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.

    Inoltre, le aziende che si occupano di terapia online, sempre più nel futuro avranno bisogno non solo di consulenti, ma anche di persone da occupare in ruoli di supervisione, formazione e posizioni legate alla ricerca relativa alla comunicazione mediata dal computer (CMC).

    Tutto bene si, ma con attenzione!
    Ovviamente, la terapia online non “funziona” per ogni tipo di paziente o di professionista. I clienti con malattie o dipendenze mentali più serie probabilmente hanno bisogno di trattamenti diversi dalla terapia online. E alcuni consulenti possono trovare difficili certe modalità di comunicazione e relazione.

    Il problema principale che viene riscontrato può essere quello di riuscire a relazionarsi in modo profondo con il paziente aspetto legato alla maggiore facilità con la quale i clienti interrompono la consulenza online smettendo di rispondere ai messaggi.

    Inoltre, alcune di queste società che forniscono servizi per la terapia online, non hanno linee guida chiare per gestire situazioni potenzialmente rischiose.
    Mentre alcune app riferiscono di utilizzare l’indirizzo IP per determinare la posizione esatta e inviare la polizia se un terapeuta è preoccupato per la sicurezza di un cliente, è spesso più difficile determinare il livello di rischio di un paziente tramite un’app di messaggistica.

    Lynn Bufka, direttore esecutivo presso l’APA afferma:”Se stai usando una piattaforma di terapia online e chiedi a qualcuno se sta pensando al suicidio e la risposta è no, è veramente così?” “Dalla nostre ricerche sulle consulenze online, abbiamo verificato che questi tipi di problemi clinici emergono, motivo per cui la maggior parte degli psicologi sembra sentirsi molto più a suo agio nell’integrare l’uso della tecnologia con una relazione faccia a faccia oppure in video/teleconferenza, rispetto all’utilizzo della sola messaggistica”.

    “La mia preoccupazione è che alcune di queste start-up sono lanciate da persone che hanno buone intenzioni ma non hanno studiato a fondo tutte le sfumature e le problematiche legate alla fornitura di servizi legati alla salute e al benessere psicologico”.

    Gli psicologi interessati ad utilizzare questa app dovrebbero per prima cosa conoscere qual’è la policy utilizzata, se ci sono linee guida sula gestione dei casi a rischio, come è gestita la privacy dei pazienti e altri aspetti legati all’interruzione della terapia. Questi problemi, in particolare, sono stati i motivi per cui la psicologa clinica, Shawna Kirby, ha deciso di interrompere di utilizzare un app di terapia online con la quale lavorava dal 2015.
    Dopo diversi mesi come terapista a contratto, ha rescisso l’accordo, a causa di un serie di preoccupazioni etiche su come l’azienda si occupava di questioni legate alla privacy dei consumatori, al consenso informato e all’interruzione della terapia. Quando ha comunicato le sue preoccupazioni al direttore clinico e ai proprietari dell’azienda, nessuno dei quali è psicologo, questi hanno minimizzato le sue preoccupazioni, e poi alla fine hanno direttamente sospeso il suo accesso al servizio. “Tutte le attività sembravano orientate più all’aspetto finanziario, piuttosto che a quello della cura”.

    Per questo motivo è molto importante che gli psicologi svolgano un ruolo di leadership nelle aziende che si occupano di tecnologie per la salute mentale.
    Queste aziende hanno bisogno della nostra conoscenza e competenza che dovrebbe essere al centro del processo decisionale in quanto abbiamo un quadro diverso e comprendiamo le responsabilità che abbiamo nei confronti degli utenti in un modo molto diverso da quello di persone che hanno un background tecnologico o finanziario.

    La situazione in Italia
    Secondo una ricerca condotta da GFK nel 2016, in italia è sempre crescente l’utilizzo di internet per informarsi in tema di salute, nello specifico la ricerca indica che gli utenti che cercano informazioni relative alla salute sono circa 11 milioni.
    Queste ricerche si concentrano maggiormente sulle malattie (78%) e alle possibilità di cura (62%). Ma esiste poi tutta un’area in grande espansione legata al concetto più ampio di benessere, che riguarda argomenti quali gli stili di vita (59%), i farmaci da banco (32%) o gli integratori (35%).
    La maggioranza degli utenti che cerca informazioni sulla salute e il benessere online (oltre il 60%) vi si rivolge senza che sussista un problema serio di salute, e quindi, per problemi legati all’area del benessere psico-fisico.

    Per un maggiore approfondimento sull’attività di psicoterapia/consulenza online in Italia per lo psicologo, leggi il documento sulla Digitalizzazione della professione e dell’intervento psicologico mediato dal web sul sito del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi.

    Fonti
    www.apa.org
    www.psy.it

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