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    Sonno infantile e ipersensibilità

    Il primo anno di vita del bambino è un periodo pieno di stupore e meraviglia, di nuove conquiste del bambino e scoperte dei genitori; tuttavia, è anche un momento particolarmente complesso e non privo di difficoltà e quotidiane sfide.
    Mamma e papà, accogliendo il nuovo nato, devono imparare a conoscerlo: è assolutamente normale che, soprattutto inizialmente, fatichino a capire perché piange, cosa sta chiedendo, cosa preferisce. Ci vorrà del tempo perché imparino a comprendere i suoi bisogni e a sintonizzarsi su di essi.

    Uno degli aspetti che solitamente mette a dura prova i neogenitori, è la gestione del sonno infantile.
    Dalla maggior parte dei genitori vengono riferite difficoltà nell’addormentamento, frequenti risvegli, incubi e/o terrori notturni, fatiche del bambino a dormire da solo e non a contatto con loro.
    È molto stancante essere svegliati la notte e, alla lunga, non avere un sonno continuo e rigenerante può giustamente mettere a dura prova le capacità di sopportazione dei genitori.

    Tuttavia, sappiamo essere assolutamente normale che questo accada: il sonno del bambino, dalla nascita ai 3 anni circa, è diverso da quello dell’adulto in quanto più frammentato.
    Il cervello dell’infante deve ancora crescere, svilupparsi e ci vuole del tempo affinché si creino tutte le connessioni neuronali presenti in un cervello pienamente sviluppato: se le fasi del sonno sono le stesse che negli adulti, la durata dei cicli è differente. Infatti, negli adulti, essi hanno in media una durata di 90 minuti, mentre nei bambini durano la metà. Inoltre, nel sonno infantile, la quantità di sonno leggero è maggiore rispetto a quello profondo e i risvegli sono così più frequenti.

    Se il dormire nei primi anni di vita è di per sé un argomento complesso, una sfida ancor più ardua è la gestione del sonno di un neonato ipersensibile.
    Infatti, un aspetto che potrebbe spiegare una difficoltà a dormire nei bambini è proprio l’ipersensibilità: un individuo più sensibile sussulta più facilmente di fronte agli stimoli esterni (acustici, luminosi, tattili), dorme meno profondamente e fatica di più a rilassarsi.

    Nello specifico, cosa si intende con ipersensibilità?
    Si tratta di una caratteristica biologica che può avere una persona nel suo patrimonio genetico e che può essere evidente sin dalla nascita. È una modalità differente di processamento sensoriale con cui il cervello raccoglie le informazioni provenienti dall’ambiente circostante: gli individui ipersensibili hanno una soglia percettiva altamente inferiore rispetto agli stimoli sensoriali, emotivi e sociali che li porta a percepire più stimoli e in modo più profondo.

    “Se un bambino viene definito ipersensibile, significa che percepisce più stimoli e informazioni di altri, oltre che con maggior intensità e coinvolgimento interiore. È come se guardasse ben oltre il proprio naso e si proiettasse verso chi gli sta di fronte, molte volte anche andando in profondità. (…) Ciò lo porta, a dover anche elaborare a livello psichico e mentale stimoli in numero e intensità maggiori, un processo che gli richiede più impegno rispetto a quello necessario a un bambino meno sensibile”, Rolf Sellin (2016).

    Alcuni neonati definiti “ipersensibili” nascono con un sistema nervoso immaturo a causa di stress vissuti prima della nascita. Essi, non avendo ancora sviluppato la capacità di escludere gli stimoli al di sotto di una certa soglia, una volta nati, reagiscono ad essi continuamente e, nel tentativo di escluderli, tendono a reagirvi piangendo: tuttavia, il pianto è una soluzione disadattiva in quanto porta a un enorme dispendio di energie e a un aumento della concentrazione di cortisolo.
    Il comportamento agitato e iperattivo di un neonato è il modo in cui il piccolo cerca di gestire e far fronte alle troppe sollecitazioni che lo colpiscono. Soprattutto nel primo periodo di vita, il neonato ipersensibile ha maggior bisogno di essere contenuto fisicamente dai genitori e tenuto in un ambiente molto protetto.

    Alla luce di questi aspetti, capiamo come gestire il sonno del bambino ipersensibile risulti ancor più difficile.

    Cosa possono fare i genitori di questi neonati per agevolare il loro rilassamento e addormentamento?
    In generale, può essere d’aiuto ridurre le sollecitazioni. Ecco alcuni consigli:

    • predisporre una cameretta ordinata: è fondamentale che il bambino ipersensibile viva in un ambiente che non lo sovrastimoli, si consiglia di non riempire la stanza o il lettino con troppi oggetti e giochi;
    • tenere una temperatura adeguata (all’incirca 20°): i neonati ipersensibili tendono a percepire più intensamente anche le variazioni climatiche e ad essere sopraffatti dal “troppo caldo” o dal “troppo freddo”;
    • prediligere delle luci soffuse: si consiglia di diminuire l’intensità delle luci già a partire da un paio d’ore prima della messa a letto, così da abbassare il livello di attivazione del neonato;
    • utilizzare un tono di voce basso;
    • avanzare delle proposte visive e tattili delicate: sia durante l’allattamento sia durante il gioco sia prima di dormire, si consiglia di non “stressare” il neonato con attività che potrebbero sovrastimolare il suo delicato sistema nervoso. Anche dal punto di vista delle “coccole” e del contenimento fisico, questi neonati hanno una certa soglia di sopportazione: tollerano di essere guardati, toccati, presi in braccio, cullati e di ascoltare una ninna nanna o dei rumori bianchi, PURCHE’ venga fatta una cosa alla volta.

    Con molta pazienza e cura, i genitori di un neonato ipersensibile potranno insegnargli ad assimilare e gestire le informazioni che gli arrivano, richiedendogli piccoli passi, ma mostrandogli come cavarsela e supportandolo, dandogli tutto il tempo necessario. Conoscendo i bisogni del loro bambino sapranno rispondere adeguatamente alle sue esigenze e, piano piano, il piccolo riuscirà a cavarsela sempre meglio da solo.
    Se ben gestita, l’ipersensibilità è decisamente un punto di forza. Individui con tali caratteristiche sono molto più sensibili e recettivi non solo rispetto agli stimoli esterni, ma anche rispetto al loro mondo interno: sono individui molto riflessivi, portati all’autoriflessione e all’autoanalisi. Percepiscono aspetti della realtà che molte persone non notano, riuscendo ad analizzare ogni situazione profondamente.

    Il modo in cui l’ambiente circostante interagisce con questi bambini, è decisivo per lo sviluppo di una buona regolazione emotiva: essi hanno bisogno di adulti ancor più responsivi e in grado di guidarli nella scoperta della loro potenzialità.

    Articolo scritto dalla dott.ssa Valentina Ronchi, tutor nel “Master Breve in Psicologia Perinatale”, organizzato da Obiettivo Psicologia.

    Leggi sull’argomento:

    Bibliografia
    Brazelton, T. B., Il bambino da 0 a 3 anni. Guida allo sviluppo fisico, emotivo e comportamentale del bambino (1992). Milano: Bur Rizzoli Parenting.
    Cramerotti S., Daffi G., Maùti E., Compio 1 anno. Guida pratica per genitori (2013). Trento: Erickson.
    Sellin, R., I bambini sensibili hanno una marcia in più. Comprenderli, rassicurarli e prepararli a una vita felice (2016). Milano: Universale Economica Feltrinelli.

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