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    Social Networking per lo psicologo

    Con un numero sempre maggiore di psicologi e di potenziali clienti che utilizzano i social network, è necessario affrontare alcuni problemi etici non considerati rispetto al passato.

    Spesso le persone non riflettono molto prima di rivelare le loro informazioni personali su internet. In realtà, molti utenti abituali dei social network divulgano volontariamente un numero enorme di dati privati, compreso l'indirizzo di casa, spesso sotto il falso presupposto che nessun altro può accedere a tali informazioni. 

    Gli utenti comunicano virtualmente informazioni intime con poche inibizioni, come ha messo in evidenza una ricerca di David Rosenblum (2006).

    Qual è il ruolo dello psicologo in questa epoca fiorente della comunicazione a distanza?

    In primo luogo, gli psicologi devono essere informati ed aperti a questa nuova "cultura digitale", pur mantenendo i propri valori e principi etici.

    Il contrasto tra psicoterapia e social network non poteva essere più netto.
    La maggior parte delle interazioni psicoterapeutiche sono private, confidenziali e protette, mentre la maggior parte delle interazioni sui social media vengono trasmesse al pubblico o ad una rete di amici.

    Quando gli psicologi interagiscono in entrambe le sfere, si rischia di violare la riservatezza e i confini dei clienti.
    La tipologia di rischi e le linee guida per affrontarli sono stati discussi in un'importante ricerca fatta da psicologi sociali (Lehavot, 2010; Zur, 2006; Zur, Williams, Lehavot & Knapp, 2009).

    Social media è un termine generico che si riferisce a siti web che consentono la creazione e lo scambio di contenuti generati dagli utenti on-line.

    Questi siti includono:

    • Siti di social networking, come Facebook, MySpace e LinkedIn 
    • Media Publishing, come WordPress, Blogger e Wikipedia 
    • La condivisione di contenuti, come YouTube, Flickr, Digg
    • Siti di discussione, come Yahoo Messenger, Google Talk e Skype 
    • Microblogging, come Twitter, Tumblr e Posterous
    • Livecasting, come Livestream
    • Mondi virtuali, come Second Life


    L'uso di social network è rapidamente aumentato negli ultimi anni nella popolazione mondiale; circa il 65% degli adulti che entra in rete utilizza questi siti ed anche gli psicologi utilizzano sempre più i social network.

    Tra studenti e laureati in Psicologia oltre l’80% riferisce di avere un profilo sui social network e il 33% di questi studenti ha usato Facebook.
    I dati suggeriscono che ci sono differenze di età tra chi utilizza i social network: i giovani li usano in maniera significativa, con un tasso di utilizzo dell' 83% per gli adulti tra i 18 ei 29.

    Differenze di età in attività sono presenti anche tra gli psicologi. In una ricerca è emerso che, più del 75% degli studenti di psicologia che si stanno laureando usano i social network (spesso per comunicare con amici e familiari), mentre gli psicologi più anziani e affermati li usano molto meno.

    Quindi, grazie alla loro maggiore presenza online, gli psicologi più giovani possono essere più visibili rispetto ai loro colleghi più esperti.
    E' anche possibile che gli psicologi più affermati non siano preparati adeguatamente ad affrontare molti dei problemi che si verificano on line rispetto ai colleghi più giovani a causa della loro mancanza di esperienza con le nuove tecnologie.

    I social network possono essere visti come un "piccolo mondo on-line", analoghi a piccole comunità.
    Sicuramente gli scenari sono molto diversi, ma ci sono delle somiglianze importanti.
    Entrambi sono caratterizzati da un pervasivo contatto accidentale e inevitabili molteplici relazioni.
    Ad esempio, nelle piccole comunità, proprio come le persone possono sapere dove lo psicologo locale vive o i posti che frequenta, i social network permettono di etichettare le foto con le coordinate GPS esatte di dove sono state scattate (Nicholson , 2011).

    L’esperienza in queste piccole comunità ha dimostrato che talune violazioni di confine possono essere gestite o impedite:

    • In primo luogo, gli psicologi devono considerare i rischi ed i benefici che la loro attività online potrebbe comportare per i clienti.
    • In secondo luogo, lo psicologo deve considerare la potenziale confusione di ruolo che potrebbe verificarsi nelle interazioni online con i clienti.


    In generale, è importante per gli psicologi riconoscere che la loro attività "privata" sui social network, può intersecarsi con la loro competenza professionale.
     
    In una ricerca, Zur et al. (2009), hanno osservato che le informazioni pubblicate sul proprio profilo da parte dello psicologo possono avere delle implicazioni rispetto ai risultati terapeutici e possono avvenire in tre modi diversi:

    • Deliberate (attraverso comunicazioni intenzionali ed evitabili)
    • Inevitabili (attraverso comunicazioni inevitabili ma generalmente previste)
    • Accidentali (attraverso comunicazioni inevitabili e inaspettate)

    Purtroppo la scoperta di informazioni personali sullo psicologo è quasi inevitabile (Zur, 2008). Spesso sono proprio i clienti che vogliono saperne di più sui loro terapeuti e ricercano informazioni online.
    Ogni professionista psicologo dovrebbe determinare quanto sia privata l'area del social network che usa. Molti non si rendono conto di quanto siano insicuri i propri dati personali on-line.

    Problematiche etiche verificatesi in piccole comunità offrono la comprensione dei problemi su queste situazioni che si verificano anche online.
    Gli studiosi hanno descritto alcune di queste problematiche, come la sovrapposizione tra rapporti sociali, professionali e relazionali che coinvolgono la famiglia dello psicologo e le relazioni che coinvolgono i clienti dello psicologo con gli altri clienti.

     
    Suggerimenti per migliorare la propria presenza e l’attività on-line
    Sebbene i social network offrono modi significativi per connettersi con la famiglia e gli amici, gli psicologi devono essere sicuri di usarli in modo idoneo ai fini della reputazione della pratica psicologica.

    Gestione dei confini su internet

    E' particolarmente importante impostare limiti appropriati con i clienti. Per fare questo, uno psicologo può avere bisogno di creare e mantenere un'immagine formale su un social network.

    E' sicuramente utile per gli psicologi separare i profili professionali da quelli personali, in pratica avere 2 profili: uno “privato” per la famiglia e gli amici e uno pubblico dove sono presenti solo le informazioni professionali.
    Infine, la discussione di casi clinici on-line deve essere fatta con estrema cautela, apportando opportune modifiche per tutelare la privacy del paziente.

    Lo sviluppo di competenze tecnologiche

    Così come è necessario che gli psicologi capiscano il contesto culturale in cui vivono e lavorano, devono anche capire la natura e la tecnologia necessaria dei social network.
    E' anche importante per gli psicologi capire i social media, in quanto i loro clienti sono molto propensi a usarli.

    In primo luogo, per gli psicologi sarebbe saggio essere consapevoli di ciò che i clienti possono vedere on-line sul proprio conto.
    Un modo per farlo è quello di cercare periodicamente il proprio nome sui motori di ricerca per determinare ciò che i clienti potrebbero trovare, o anche impostare Google Alert per sapere subito quando il proprio nome è menzionato in una nuova pubblicazione su internet.

    In secondo luogo, gli psicologi dovrebbero, in modo proattivo, impostare un livello di sicurezza più alto sulle loro informazioni personali quando usano i social network.
    Inoltre possono usare uno pseudonimo per non essere individuati dai clienti facendo comunque attenzione, perchè in alcuni siti gli pseudonimi possono essere riconducibili alla posta elettronica di un utente o all'indirizzo IP.

    I più inesperti che sono incerti della loro competenza tecnologica sui social media dovrebbero consultarsi con i colleghi che conoscono bene la tecnologia.

    Testo tratto da APA (American Psycological association) tradotto dall’articolo: Social Networking Ethics: Developing Best Practices for the New Small World

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