• 242709 iscritti di cui 55 online

    L’intervento psicologico sulla coppia genitoriale

    “Complimenti, aspettate un bambino!”
    Quante donne, coppie e famiglie hanno sentito o vorrebbero sentirsi dire queste parole!
    Si, perché tali termini sono il preludio di un percorso sorprendente (faticoso, fatto di paure e soddisfazioni, di alti e bassi, di sfide con se stessi…) che ha come risultato la messa al mondo di un individuo, di una nuova mente.

    Il percorso che prevede l’arrivo di un figlio è infatti costernato da numerosi cambiamenti dei futuri genitori che riguardano la sfera fisica (del corpo), emotiva, relazionale (di coppia e della triade madre-padre-bimbo), degli spazi fisici e personali… una completa trasformazione della vita individuale e di coppia.

    La Psicologia Perinatale è la branca della psicologia che si occupa dello studio e del sostegno dei neo-genitori dalla fase di progettazione generativa e genitoriale, al benessere psicologico e relazionale dei futuri genitori durate il periodo gestazionale, sino all’acquisizione delle competenze genitoriali atte a garantire la salute mentale e fisica del nascituro.

    In questi termini si occupa non solo “del benessere del singolo individuo, ma dell’intera famiglia e, soprattutto delle generazioni future”(1). Tale applicazione è di particolare importanza in quanto permette di prevenire difficoltà post-natali ed inoltre di assistere e aiutare i genitori nel lungo percorso di ricerca ed elaborazione delle competenze genitoriali.
    È molto complesso individuare e stabilire il periodo storico in cui è nata e si è affermata la Psicologia Perinatale. Facendo parte di un ambito più generale, quello della Psicologia dello Sviluppo, si potrebbe far risalire la nascita della Psicologia Perinatale alla metà del novecento, con la Teoria dell’Attaccamento di Bowlby secondo cui “l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano dalla culla alla tomba” (2).

    Tuttavia bisognerà attendere ancora un ventennio prima che la sensibilità sul tema sia manifestata ed applicata (mediante ricerche e indagini): dapprima in America e successivamente in Italia, la perinatalità ha avuto e sta avendo il suo sviluppo, al fine di garantire il benessere della coppia prima, durante e dopo la gravidanza.

    Alla luce di quanto detto sinora sorge spontanea una domanda: di cosa si occupa nello specifico lo Psicologo Perinatale?
    Questa figura interviene per:

    • favorire e migliorare la comunicazione tra genitori e professionisti (pediatra, ginecologo, personale di reparto);
    • elaborare percorsi di accompagnamento alla nascita;
    • dare sostegno ai genitori rispetto a difficoltà connesse al sonno del piccolo, all’alimentazione, al pianto e a tutte le modalità mediante le quali il bambino comunica;
    • individuare casi di maltrattamenti, di abusi o di incuria;
    • intervenire in casi di depressione post-partum, ansia, baby blues;
    • intervenire in momenti delicati come quelli connessi all’infertilità, all’aborto o alla separazione, legata all’inserimento al nido del piccolo e al ritorno all’attività lavorativa dei genitori.

    Molto spesso l’idea di diventare genitori è culturalmente mitizzata come periodo idilliaco, di grandi emozioni, fase di generazione e rigenerazione. Tuttavia tali preconcetti potrebbero generare ansie nei genitori.

    Nella madre, tutto ciò che si riferisce all’etichetta di “buona madre”, combinandosi con i precedenti vissuti psicologici, può determinare l’insorgenza di preoccupazioni e timori.
    La madre si trova inoltre a seguire in tutto e per tutto i ritmi del bambino, del suo stato di salute fisico e mentale, e, alle volte, ad allontanarsi da condizioni come lavorative o sociali, in cui prima era completamente inserita.
    Questo porterà alla costruzione di una sorta di “bolla della diade madre-bambino” chiamato appunto Puerperio, in cui il rapporto madre bambino instaurato escluderà tutto ciò che è attorno (in alcuni casi, purtroppo, anche il padre)(3).
    Tali condizioni potrebbero determinare stati psicologici alterati e l’insorgenza di patologie, che lo psicologo può far emergere riconoscendole e facendole (ri)conoscere, aiutando a capire cosa é naturale e cosa merita invece approfondimento.

    Ed il padre, che ruolo ha? I cambiamenti culturali sociali ed economici hanno modificato il ruolo del padre nella relazione padre-madre-bambino. Dapprima il padre era colui che “portava a casa i soldi” occupandosi del sostentamento della famiglia, ma spesso assente sia da un punto di vista fisico che emotivo e poco presente nella vita dei propri figli, cresciuti principalmente con e dalla madre. Ad oggi, invece, il padre è invitato a far parte della vita del futuro nascituro già dal periodo gestazionale, accompagnando la moglie in sala parto e durante tutto il percorso educativo post-parto.

    Tuttavia, mentre le madri sono consce, anche se in parte, di cosa si prospetta dietro ad una gravidanza, i padri sono poco pronti e preparati e nessuno si occupa di quelli che possono essere i loro traumi infantili, i loro sentimenti e le loro aspettative relativamente al rapporto di coppia e con il nascituro.
    Il padre è chiamato a svolge una sorta di azione di “contenitore”(3) ovvero offre protezione alla diade bambino-madre ed alla madre, sin dalla dall’inizio della gravidanza.

    Questo concetto prende il nome di Potenza Ecologica: l’uomo per si prende cura del bambino prendendosi cura della madre la quale si prende cura del bambino(3). In questo modo al padre viene data importanza e fiducia: fornendogli le nozioni necessarie e coinvolgendolo nelle scelte e nel riconoscimento delle sue competenze maschili, si accresce la sua autostima e si rinforzano le sue risorse.

    Ció gli permetterà di riconoscere il ruolo di custode che protegge la sua donna e il suo bambino(4).

    Il sostegno e l’ascolto che lo psicologo perinatale può fornire ai genitori, può incrementare la consapevolezza del proprio ruolo, dei cambiamenti che inevitabilmente ne derivano, al fine di svolgere al meglio i nuovi compiti, promuovendo così la salute dell’intero nucleo familiare.

    Lo psicologo perinatale lavora in equipe con altri professionisti del settore (ostetriche, ginecologi, neuropsichiatri infantili, psicoterapeuti, pediatri, educatori e pedagogisti) al fine di tutelare al meglio la salute ed il benessere dell’intera famiglia, preparando alla gestione delle aspettative ed accompagnando la coppia nello stabilire nuovi equilibri.

    Da ciò emerge dunque l’importanza di questo lavoro, che può diventare una figura di riferimento e di sostegno, nelle molteplici situazioni connesse alla genitorialità.
    Molto spesso saperi tramandati e disinformazione generano ansie che si ripercuotono sulla vita di coppia e sull’approccio genitoriale.
    Risulta di estrema importanza la presenza degli psicologi nelle diverse fasi dell’ “avere un figlio”, che si sviluppano in un arco temporale importante: dal pre-concepimento all’accompagnamento alla nascita, dal rientro a casa all’organizzazione generale, dall’allattamento al sonno, sino ad arrivare al sostegno alla genitorialità nella prima infanzia.


    La dott.ssa Monica Pirola è autrice dell’ebook:

    Il comportamento alimentare nei bambini: strumenti e metodi per lo psicologo


    Bibliografia
    Quatraro R. M. e Grussu P. (2018). Psicologia Clinica Perinatale. Dalla Teoria alla Pratica. Erickson, collana Psicologia della Maternità
    Bowlby, J. (1982). Attachment and loss: retrospect and prospect. American journal of Orthopsychiatry, 52(4), 664.
    Sfetez C (2015) La gravidanza una scuola per genitori. D&D 90, 06-09.
    Battisti A. (2015)I diritti umani dell’uomo padre nella nascita. . D&D 90, 03-05.

    Per lasciare un commento è necessario aver effettuato il login.

    C'è 1 commento.

    Aree riservate agli abbonati di liberamente