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    Il lavoro con il giocatore d’azzardo: i primi colloqui

    Recentemente la regione Lazio ha varato un piano biennale da 14,4 milioni di euro per intervenire in maniera capillare sul problema del gioco d’azzardo, sia a livello di prevenzione che di cura.

    Secondo i dati forniti, la regione Lazio è tra le prime in Italia in quanto a spesa di gioco (circa 7 miliardi), per numero di sale gioco (più di 500), e per slot e videolottery (più di 50mila terminali). 

    Tra i servizi offerti ci sono sportelli di ascolto, informazione e orientamento ai servizi, oltre che a progetti di prevenzione nelle scuole. Luoghi dove lo psicologo può spendere la propria professionalità.

    Ma come si imposta il lavoro con una persona che soffre questo tipo di problematica? Come agganciarlo nelle delicatissime fasi iniziali di un colloquio?


    Un grande problema che lo psicologo incontra quando si trova ad aiutare una persona con problemi di dipendenza è quello della motivazione.

    Un individuo che soffre di ansia, stress o semplicemente interessato a intraprendere un percorso di benessere spesso decide autonomamente di avvicinarsi a un servizio psicologico o a un professionista per essere aiutato.
    Chi soffre di dipendenza, invece, tende spesso a negarlo, a non voler ammettere di avere un problema, cercando di mostrare all’esterno una capacità illusoria di saper gestire da solo la situazione.

     
    Questo discorso diventa ancora più complesso quando parliamo di comportamenti legati ad attività legali come il gioco d’azzardo, dove, specialmente all’inizio, non sono presenti i rischi tipici, ad esempio, di chi ha a che fare con sostanze illegali.

    Spesso, infatti, chi ha un problema del genere viene avvicinato ai professionisti da parenti, amici o compagni/e che si attivano per aiutarlo. Attenzione, questo non vuol dire che il cliente, che lo psicologo si trova davanti, non è minimamente motivato al cambiamento, ma che ancora non ha trovato dentro di sé questa motivazione che, probabilmente, esiste.

    Nelle fasi iniziali, dunque, lo psicologo dovrebbe concentrarsi ad aiutare la persona a trovare il motivo personale per intraprendere un percorso di cambiamento, dandogli supporto nel descrivere, analizzare e chiarire il proprio tipo di problema.

    A tal proposito, nei primi colloqui, può essere utile stimolare la persona ad eseguire un esercizio di linea temporale.

    Su un foglio può tracciare due linee:

    Linea A: dove descrivere vari aspetti ed episodi significativi della propria vita (relazioni, lavoro, avvenimenti, successi, insuccessi).

    Linea B: dove descrivere, invece, la propria storia problematica con il comportamento da gioco d’azzardo (periodi acuti, periodi di astinenza, tipo di gioco).

    Ovviamente le linee temporali dovrebbero riguardare un periodo circoscritto di vita il più vicino possibile all’inizio del percorso, e non ripercorrere per forza la vita anagrafica del cliente.
    Questo semplice esercizio può essere molto utile per dare la possibilità alla persona di entrare in contatto con la propria storia di gioco, per iniziare a guardarsi parlando del proprio comportamento problematico e mettendolo in relazione con la sua vita quotidiana.

    Questo può dare la possibilità allo psicologo di stimolare alcune connessioni tra gli eventi e rafforzare eventuali risorse emerse dal colloquio con il cliente, ad esempio se ci sono periodi in cui ha smesso di giocare o ha diminuito il suo comportamento.

    Quest’ultimo passaggio può essere fondamentale per rimandare alla persona che ci sono spiragli, che attraverso il lavoro e l’aiuto può effettuare dei cambiamenti nei confronti del proprio problema.

    Ovviamente  lo psicologo deve mostrarsi accogliente creando un clima favorevole ed empatico che stimoli il cliente ad aprirsi senza sentirsi giudicato e con rispetto dei suoi tempi.

    Spesso, come dicevo precedentemente, può accadere che la persona venga per fare un favore a qualcun altro, ma che, andando via con la sensazione di essere stato ascoltato su un problema che il mondo esterno giudica negativamente a prescindere, decida di tornare di sua volontà.

     
     
    Articolo scritto dal Dr. Luca Notarianni, docente nel corso: 
    Il lavoro dello Psicologo nel gioco d’azzardo >  
     
     
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