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    Gli opposti si attraggono? Senso comune, psicologia, psicopatologia

    Le cose dell’amore e della coppia sono ampiamente dibattute in ambito accademico, ma essendo esperienze fondative umane ed esperienze generative, interrogano fortemente ogni ambito del pensiero, da quello più aulico, letterario e artistico, alla declinazione più trasversale del senso comune.
    La formazione della coppia amorosa è uno dei momenti più interessanti, perché, come dice Kundera, trasforma la casualità in destino. In quel punto d’intersezione tra due umani, il poeta ci scorge “il duro desiderio di durare”(Eluard), il filosofo ravvede l’ostinazione passionale dell’avventura (Badiou). La scienza stessa si chiede se una legge molecolare regoli la chimica dell’attrazione; la sociologia indaga la cellula coppia nel suo più ampio contesto.

    La saggezza popolare ha due proverbi sull’attrazione e questo ci conforta, ma sono di senso uguale e contrario, e questo ci sconforta: se da una parte sappiamo che “che gli opposti si attraggono”, dall’altra si sa che “similes cum similibus congregantur”, cioè che sono i simili a convergere.

    L’analisi dei testi di due esimi studiosi della psicoterapia sembra condurci allo stesso bivio: se Bowen ci avvisa che le persone si scelgono in base allo stesso livello di differenziazione dalla famiglia d’origine, Benjamin ci illustra che la complementarietà degli opposti nel sistema Sasb comporta un alto grado di stabilità.

    Nella Sasb, Lorna Benjamin opera una classificazione sofisticata e approfondita dei comportamenti umani, posizionandoli su un diagramma circonflesso a seconda dei gradienti di amore/odio e libertà/controllo che sono in essi ravvisabili, unitamente alla dimensione transitiva (rivolta agli altri) intransitiva (di risposta agli altri) o riflessiva (rivolta a sé) di ogni comportamento. “Ti accompagno io” è un comportamento amorevole, con un certo grado di controllo, rivolto agli altri; “grazie, per fortuna che ci sei tu” è un comportamento amorevole, di risposta, fiducioso, accettante il controllo. “Meglio che lo faccio io che tu ti sbagli” è un comportamento di biasimo (odio) con un certo grado di controllo, rivolto agli altri; “fai, fai te” (con il broncio) è un comportamento di risposta, ostile, sempre nel controllo.

    Benjamin mette in luce come l’attitudine transitiva, che studiosi italiani come Pio Scilligo, hanno chiamato “genitoriale”, ben si sposa con l’attitudine intransitiva (“infantile”): l’una richiama l’altra, in ambedue i versi. Benjamin ci vede un principio predittivo ed evoluzionisticamente valido.

    Coppie simili, secondo la Benjamin, che condividono lo stesso focus, creano combinazioni molto instabili, sia nel bene (vogliono entrambi solo disvelarsi) che nel male dell’ostilità (vogliono entrambi solo biasimarsi) a meno che, nel bene, non abbiano la capacità di alternarsi e di affermarsi e rivelarsi reciprocamente a corrente alternata.

    Qui possiamo richiamare Bowen, perché solo persone altamente individuate, con un alto grado di differenziazione dalla massa dell’io familiare, possono scorrere su focus diversi, perché non reagiscono ciecamente, ma agiscono o rispondono all’altro, senza agitare spauracchi antichi, attenendosi al contesto; mentre persone più indifferenziate sono reattive, quindi possono esprimere comportamenti meno creativi, più fissi e prevedibili, perché ripropongono modi di dire e di fare familiari che, seppur disfunzionali, offrono sicurezza.

    Si conciliano così, ipoteticamente, nel territorio della psicologia, gli opposti: le persone si sceglierebbero secondo il grado simile di differenziazione e i meno differenziati troverebbero la loro stabilità posizionandosi sugli assi complementari (opposti) della Sasb, dove il controllo prevede la sottomissione e l’ignorare il partner prevede il trincerarsi dello stesso.

    Articolo scritto da Maria Laura Vittori
    Docente della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ARPCI

     

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