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    Emergenza Covid-19: emozioni e comportamenti adattivi e disadattivi alla luce dalla Teoria dell’Attaccamento

    “Questa tensione è insopportabile, speriamo che duri”,

    così scriveva Oscar Wilde nell’Ottocento; è intollerabile, la tensione, l’incertezza, da sempre e per tutti, eppure qualcosa ha spinto lo scrittore a sperare che questa condizione potesse continuare.
    Forse perché la tensione, appunto, non ha solo accezioni negative, non è solo il crollo delle certezze, un vuoto da colmare, una crisi da risolvere, può avere significati altri, per esempio uno stato di eccitabilità, la percezione di un forte desiderio, il nutrire passioni e motivazioni per raggiungere qualcosa o ancora superare gli ostacoli nonostante lo sforzo.

    Ad ogni modo, quella tensione rende, chi la prova, vivo, attivo, con se stesso e nella realtà intorno, regala emozioni e stati d’animo, rende il corpo vibrante, solletica la mente, scombussola il cuore e proprio questo turbinio apre nuovi orizzonti, dove ancora tutto è da scegliere, è possibile, è realizzabile, quindi perché dovrebbe terminare? Perché tutto dovrebbe essere cristallizzato e deciso una volta e per tutte?

    In questo momento storico, in particolare, siamo tutti presi dall’insopportabile incertezza, dall’intollerabile cambio di abitudini di vita che rende più grigie le giornate, le relazioni sociali, l’atmosfera in casa; ci facciamo i conti ormai da molti mesi, con qualche boccata d’aria estiva che ha perso, però, effetto con i primi tempi autunnali.
    Ed è faticoso, appesantisce l’anima, in ogni paese, in ogni città, in ogni casa.
    Ognuno di noi è stato colpito su un aspetto in particolare della propria vita, il poco lavoro, se considerato a rischio, la relazione sentimentale, se lontano fisicamente il partner, le relazioni sociali per tutti, ancor di più chi non ha una famiglia nucleare o i giovani che si nutrono della compagnia dei pari, per non parlare di chi è stato colpito nei genitori o nei nonni, lontani, o a rischio o andati via.

    Un equilibrio intaccato, dunque, da ritrovare faticosamente, cercando e ricercando le risorse esterne, quelle possibili, e quelle interne, che siano sufficienti. Un gioco fatto di bilanciamenti da curare e da riscoprire, sanando, nel frattempo, le ferite all’interno; perché questo stato di precarietà ha messo e mette a nudo le nostre fragilità, ci scopre dei nostri vestiti abituali, mette in luce le pieghe già esistenti in noi prima dell’emergenza sanitaria, che non facevano male, non davano fastidio o quantomeno non come adesso.

    Gli effetti interni, dunque, sono comprensibili: l’ansia, l’umore deflesso, la rabbia, l’apatia, le fobie, l’alterazione del ritmo sonno-veglia, la stanchezza cronica, tutte queste conseguenze sono giustificate da tale condizione.
    Basta pensare al ruolo centrale della socialità ai primordi della nostra specie: la sopravvivenza, in un mondo pieno di pericoli, era assicurata dalla vicinanza con gli altri individui (Darwin 1971).
    Siamo programmati geneticamente alla ricerca del contatto con l’altro, salvifico per la sopravvivenza, tanto che vi è anche un meccanismo fisiologico di innalzamento nel nostro cervello dei livelli di oppioidi endogeni che, provocando piacere, aumentano il senso di benessere (Attili 2017; 2020).
    Siamo messi alla prova, non c’è dubbio, quindi. Le nostre capacità di adattamento devono essere messe in campo per fronteggiare lo stress forte che l’organismo, tutto, accusa.
    Ma questo sforzo trasformativo è possibile?

    La “tensione” di cui parla Wilde la possiamo vedere come salvifica perché porterà a qualcosa di nuovo, di altro, in noi e nel mondo intorno e, quindi, finché è presente perché non godersela e sfruttarla a nostro favore?

    Ognuno di noi, rispondendo ai propri modelli mentali, costruiti in base alle prime esperienze affettive infantili, come spiega la Teoria dell’Attaccamento, reagisce alle situazioni di difficoltà mettendo in atto comportamenti di risposta in linea con le emozioni e i pensieri che prova.

    Gli individui che hanno goduto di un attaccamento sicuro che hanno, quindi, esperito una madre attenta ai segnali di sconforto del bambino e pronta a rispondere adeguatamente in caso di difficoltà, hanno acquisito un senso di sé come degno di essere amato, fiducioso nelle proprie capacità di gestione delle situazioni e gestione delle emozioni, potendo anche contare sull’altro, visto come affidabile e rassicurante.

    Certamente questi fattori interni sono protettivi in tale situazione di emergenza in quanto le persone con modello mentale Libero/Autonomo possono con maggiore successo adattarsi, chiedendo supporto esterno in caso di necessità e trovando le risorse interne adeguate.

    Nel caso dei modelli mentali insicuri con un attaccamento, dunque, o ambivalente o evitante o disorganizzato, l’individuo non ha un senso di sé sufficientemente equilibrato per poter fronteggiare situazioni di pericolo.

    In particolare, gli individui Ambivalenti/invischiati, esperendo una figura di accudimento imprevedibile, si percepiscono come vulnerabili bisognosi, con poca fiducia in se stessi, davanti ad una realtà esterna vissuta come minacciosa; provano rabbia, angoscia che li blocca tanto che sono maggiormente esposti all’evoluzione di sintomatologia clinica.

    Le persone Evitanti/distanziate, invece, avendo ricevuto una madre non rispondente in caso di necessità del bambino, rifiutante, sviluppa il Sé non degno di essere amato davanti ad una realtà esterna ostile; provano solitudine, rabbia sottile, non possono fidarsi e affidarsi chiedendo sostegno tanto che, in caso di forte stress, possono reagire ritirandosi, negando le emozioni provate, sviluppando prevalentemente un quadro depressivo.

    La sintomatologia è ancora più marcata in senso ansioso-depressivo, con disregolazione emotiva e comportamentale, negli individui Disorganizzati/non risolti in cui il Sé è frammentato, la realtà esterna è vissuta come costantemente catastrofica.

    È possibile, in conclusione, trarre beneficio, seppur con sacrifici e difficoltà, da questa “tensione insopportabile”: la conoscenza maggiore di sé, un’esplorazione approfondita delle proprie possibilità, delle proprie fragilità e dei punti di forza, progettare e rivedere gli ambiti della nostra vita.
    Sicuramente, però, dobbiamo tenere conto degli aspetti oggettivi fisiologici, che rendono questo tempo infinitamente lungo e faticoso, e dei nostri modelli mentali strutturati nel corso della vita poiché condizionano le nostre capacità di regolazione emotiva e la possibilità di accedere a risorse interne ed esterne importanti per l’adattamento.

    Bibliografia
    Attili G.(2007) Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente. Normalità, patologia, terapia, Milano: Raffaello Cortina Editore
    Attili G. (2017) Il Cervello in Amore- Le Donne e gli Uomini ai Tempi delle Neuroscienze, Bologna: Il Mulino
    Attili G. (2020) Articolo: Emergenza Covid-19 e isolamento sociale: il perché biologico e filogenetico dell’impatto sulla salute mentale, da ApertaMenteWeb
    Gennaro Scione – Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ARPCI
    Giulia Campenni’ – Specializzanda in Psicoterapia Scuola ARPCI

    Articolo scritto da Gennaro Scione – Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ARPCI e Giulia Campenni – Specializzanda in Psicoterapia Scuola ARPCI.

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