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    Effetti del Covid sul comportamento alimentare

    La pandemia e le strategie per il contenimento del contagio hanno senza dubbio modificato i nostri comportamenti e le nostre abitudini. Per quanto riguarda il nostro rapporto con il cibo alcuni ricercatori hanno avanzato ipotesi e riflessioni su cui impostare future ricerche in merito.
    Clemmens et al pongono l’attenzione sulla possibilità che proprio le strategie scelte per il contrasto del COVID-19 (in particolar modo l’isolamento sociale e la conseguente crisi economica) potrebbero avere effetti negativi a lungo termine sull’epidemia dell’obesità e sui disturbi metabolici che possiamo trovare in comorbidità con essa. Vediamo come.

    L’isolamento sociale può aver aumentato i sentimenti di solitudine e ridotto le risorse interne ed esterne delle persone, utili ad affrontare i sentimenti spiacevoli. Sappiamo che lo stato di stress porta ad un aumento di consumo di cibo per aumentare l’introito di energie.
    Inoltre, la reclusione a casa può esporre le persone ad un’esposizione alterata dei segnali alimentari che potrebbe mettere in difficoltà il controllo cognitivo del cibo e aumentare l’alimentazione inconsapevole e impulsiva. In queste condizioni l’alimentazione emotiva potrebbe aumentare, nella sua funzione disfunzionale di gestire sentimenti dolorosi e stress.
    Anche la mancanza di occasioni di mangiare con altre persone può influenzare negativamente le scelte alimentari e promuovere l’eccesso di cibo. L’impossibilità poi di accedere a centri sportivi ha ridotto notevolmente le occasioni di attività fisica, che sappiamo fondamentale per la gestione del peso e per una buona salute.

    Esiste una relazione tra stato socioeconomico e rischio di obesità.

    Persone con poche disponibilità economiche tendono a consumare maggiormente cibi confezionati, di scarsa qualità, maggiormente appetibili ma a basso costo.
    Un ampliamento della disuguaglianza economica, provocata dalla crisi economica conseguente alle strategie scelte dalla maggior parte delle nazioni per contrastare la pandemia ,potrebbe tradursi quindi in un aumento di obesità e malattie metaboliche.
    Vivere in condizioni pandemiche può aver aumentato i livelli di ansia e stress, condizioni che possono essere esacerbate dal peggioramento socioeconomico.

    Anche brevi periodi di eccesso alimentare possono causare alterazioni a livello del metabolismo che si adatta rapidamente per difendere il corpo dalle condizioni non adeguate in cui si potrebbe trovare in un determinato periodo, provocando effetti di lunga durata sul comportamento alimentare e peso corporeo. Anche lo stress può avere effetti sul metabolismo aumentando la ricerca di cibi appetibili e ricchi di energia provocando un eccesso di calorie.

    Covid e stigma sul peso

    Puhl focalizza il suo lavoro sulla condizione delle persone con obesità in relazione alla pandemia, sulla loro capacità di gestire le emozioni spiacevoli attraverso strategie diverse dall’alimentazione emotiva in relazione allo stigma sociale precedentemente esperito.
    Le persone con obesità sono sottoposte ad un maggiore livello di stress al pensiero di poter contrarre il virus in quanto la loro condizione rappresenta un fattore di rischio per complicanze. Abbiamo già visto come lo stress possa essere un fattore che influisce negativamente su peso e relazione con il cibo.

    Lo stigma sul peso ha un effetto negativo sul comportamento delle persone stigmatizzate con effetti dannosi sulla salute: oltre a contribuire a disagio psicologico è dimostrano che lo stigma del peso ha conseguenze sia a breve che a lungo termine sulla gestione del peso e sulla salute della persona, può impattare negativamente sulle scelte riguardanti l’attività fisica e i comportamenti alimentari con aumento di peso.

    I risultati dello studio indicano che le esperienze prepandemiche dello stigma del peso predice livelli più elevati di stress, sintomi depressivi, mangiare per far fronte allo stress e una maggiore probabilità di abbuffate tra i giovani adulti durante la pandemia COVID-19. le probabilità di impegnarsi in abbuffate durante Il COVID-19 era quasi tre volte superiore per gli individui che sono stati presi in giro sul loro peso prima della pandemia rispetto a quelli che lo erano mai preso in giro per il loro peso.

    E in Italia?

    Sembra però che non tutto sia stato negativo durante il periodo di Lockdown.
    L’OERSA (Osservatorio sulle Eccedenze, sui Recuperi e sugli Sprechi Alimentari) del CREA Alimenti e Nutrizione ha condotto un’indagine nazionale, mediante un questionario con l’intento di effettuare una fotografia dei mutamenti intercorsi nell’alimentazione quotidiana durante la quarantena.
    La maggior parte dei partecipanti allo studio pilota ha indicato di non aver cambiato la propria dieta.

    Tuttavia, le indagini hanno rilevato variazioni nell’acquisto di prodotti alimentari. Sembra essere aumentato il consumo di alimenti sani (frutta e verdura, legumi, olio extravergine di oliva), ma parallelamente il 44,5% degli intervistati hanno ammesso di aver consumato più dolci e il 16% più vino.
    Per molti è stato un’occasione per sperimentare nuovi cibi e nuove ricette migliorando le proprie abitudini alimentari e comportamenti più attenti all’ecosostenibilità .
    Il 44% degli intervistati è però aumentato di peso per il maggior apporto calorico e riduzione di attività fisica. Il 37% ha dichiarato l’esigenza di mettersi a dieta.

    Mindful eating

    Tutte le ricerche riportate sopra concludono con l’esigenza di interventi volti a migliorare il rapporto con il cibo e la gestione di esso per ridurre i rischi di aumento del peso e malattie metaboliche.
    Il mindful eating è un ottimo approccio da proporre in questo periodo pandemico proprio per affrontare le difficoltà emerse dalle ricerche sopra riportate.
    Permette di acquisire consapevolezza sul proprio rapporto con il cibo e su come gestire gli alimenti.
    Abbiamo visto infatti come il campione italiano esaminato è totalmente inconsapevole: dichiara di non aver modificato la propria alimentazione ma i dati riportano tutt’altro.

    Il mindful eating permette di diventare più attenti e proattivi nella scelta degli alimenti, dalla spesa, alla preparazione fino al consumo del pasto.
    Il mindful eating permette di prendere contatto con le proprie emozioni, accettandole e gestendole attraverso metodi funzionali e sani, diventa quindi un approccio utile nell’affrontare lo stress, protagonista della pandemia, per le persone obese e non solo.
    Inoltre la mindfulness è tra i metodi consigliati per la riduzione dello stigma interiorizzato nelle persone affette da obesità.


    Articolo scritto dalla Dott.ssa Maria Teresa Giordano, docente nel corso “Psicologia del Comportamento Alimentare: tecniche di Counseling Psicologico e di Mindful Eating”, organizzato da Obiettivo Psicologia.
    50 Crediti ECM


    Bibliografia, sitografia
    Christoffer Clemmensen Will the COVID-19 pandemic worsen the obesity epidemic? www.nature.com, September 2020 | volume 16
    CREA, comunicato stampa 22/2020
    Rebecca M. Puhl Weight Stigma as a Predictor of Distress and Maladaptive Eating Behaviors During COVID-19: Longitudinal Findings From the EAT Study. ann. behav. med. (2020) 54:738–746

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