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    Ambientamento al nido: le emozioni ambivalenti delle mamme

    Lo hai portato in grembo e poi lo hai accudito per mesi, sempre insieme a te, un prolungamento del tuo essere; hai imparato a capire i suoi bisogni e a distinguere i diversi tipi di pianto, e adesso… è arrivato il momento dell’ambientamento al nido.

    Per molte mamme, l’ingresso al nido del proprio figlio rappresenta la prima reale esperienza di distacco da esso.
    Un mix di emozioni, sensazioni e pensieri sembrano accompagnare le madri durante questo periodo, vissuti che non sempre vengono riconosciuti, accolti e capiti, con il conseguente rischio di ripercuoterli sul proprio bambino.
    Sappiamo, infatti, che i bambini fin da piccoli sono in grado di orientare il proprio comportamento sulla base dei segnali che il genitore fornisce, un fenomeno chiamato “Social Referencing”.

    Quali segnali?

    Quelli che emergono dalla comunicazione non verbale, come le espressioni facciali del genitore, il tono della voce, la postura, i gesti, ecc.

    Se, durante il periodo di ambientamento al nido e, soprattutto, durante i momenti di separazione dal figlio, la mamma riuscirà ad essere calma, fiduciosa nei confronti dell’educatrice di riferimento, ad accogliere le proprie emozioni e quelle del proprio bambino, ad incoraggiare il proprio figlio ad esplorare l’ambiente, quest’ultimo sarà in grado di cogliere tutte questi segnali, e riuscirà ad affrontare questo passaggio con maggiore fiducia e serenità.
    Diversamente, se la mamma non riesce a vivere serenamente i momenti di distacco dal proprio figlio, se nutre profondi dubbi e sensi di colpa rispetto al lasciare il proprio bambino, manifesterà a livello di comunicazione non verbale una serie di segnali che verranno colti dal figlio, e che egli utilizzerà per orientare il proprio comportamento.

    Come possiamo aiutare le mamme, e di conseguenza i loro bambini, in questa delicata fase?

    Prima di tutto comprendendo e accogliendo ogni emozione che questo momento può portare con sé.
    Spesso le mamme sono molto emozionate all’idea di lasciare il proprio figlio al nido e si ritrovano a provare emozioni anche molto diverse e in contrasto fra loro.

    Da un lato possono sperimento gioia, per questa nuova importante tappa di vita del proprio bambino, e magari anche un senso di maggiore libertà pensando all’idea di poter avere un po’ più di tempo per sé, o contentezza per ritornare a svolgere il proprio lavoro, rivedere amici e colleghi.

    Dall’altro lato, possono anche sperimentare tristezza nel doversi allontanare dal proprio bambino.
    D’altronde, si è instaurato un profondo legame tra mamma e bambino, spesso fin dai primi mesi della gravidanza, e per alcune madri può essere molto faticoso e triste separarsi dal proprio figlio.

    Oltre a questi sentimenti, spesso, le madri possono sperimentare anche paura rispetto a come si sentirà il proprio figlio senza di loro.
    “Sarà in grado di passare una giornata intera senza di me, dopo tutto questo tempo che siamo stati sempre insieme?”
    “Le educatrici sapranno cogliere tutti i suoi bisogni e prendersene cura?”
    “E se piange durante la giornata?”
    “Se mi cerca e non mi trova?”
    “Come posso lasciarlo fra le braccia delle educatrici, se sta piangendo a squarciagola e mi chiama?”.

    Queste sono solo alcune fra le molte domande che le mamme possono porsi durante il periodo dell’ambientamento al nido del proprio figlio.
    Oltre a tutti questi dubbi e sensazioni, molte mamme si ritrovano spesso a sperimentare anche un senso di colpa.
    A volte il senso di colpa viene sperimentato dalle madri quando devono riprendere il proprio lavoro e, conseguentemente, lasciare la cura del proprio figlio a un’altra persona, in questo caso l’educatrice del nido.
    L’idea che, spesso, è alla base di questo senso di colpa è la credenza che solo chi si occupa sempre del proprio figlio, e si dedica completamente alla sua cura senza fare altro, sia una “brava mamma”.
    Questo ideale di “madre perfetta”, lontano dalla realtà, mostra delle “super mamme”: donne sempre pronte per ogni esigenza del proprio figlio e disponibili a rinunciare a tutto per il proprio bambino, senza dubbi né rimorsi.
    E quando ci si scontra con un ideale così lontano dalla realtà, spesso, le madri avvertono il senso di colpa per un sentire che è così distante da quello che la società ritiene che sia giusto o normale.

    È utile, per i genitori che stanno per affrontare questo momento, sapere che è normale provare questo tipo di sensazioni, perché, come in ogni relazione, anche quella tra genitore-bambino è caratterizzata da sentimenti ambivalenti.

    Quindi, per vivere più serenamene questo primo grande distacco dal proprio figlio, la cosa più importante è aiutare le mamme ad accettare tutte le emozioni che possono sperimentare, anche quello che non vorrebbero provare o che ritengono sbagliate.
    E per fare questo è utile che intorno alle mamme ci siano persone in grado di capire i loro segnali e accogliere, senza giudizio, tutte le emozioni che queste possono manifestare, facendole sentire comprese.

    Articolo scritto dalla dott.ssa Veronica Carloni, psicologa, tutor del Master in psicologia perinatale, organizzato da Obiettivo Psicologia.

     

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