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    Aiutare i genitori a scegliere il “metodo più giusto” per la nanna

    I genitori che chiedono l’aiuto dell’esperto, riguardo a quale metodo scegliere per far dormire il proprio bambino, nutrono generalmente l’aspettativa di sapere cosa funzionerà SICURAMENTE per garantire a tutta la famiglia un sonno più sereno e più continuativo.

    A mio parere non ci sono ricette preconfezionate, che alla stregua di una pozione magica, risolvano una volta per tutte i problemi di sonno dei bambini. Esistono piuttosto competenze che unite a conoscenze sull’argomento garantiscono al professionista una completa preparazione, utile per lavorare con i genitori e aiutarli ad affrontare la condizione specifica che riportano, assicurandogli, al termine della consulenza, un “piano” di intervento personalizzato. 
     
    Lo psicologo che vuole aiutare i genitori ad affrontare le difficoltà legate al sonno dei propri figli è bene che si adoperi per approfondire alcuni punti fondamentali in merito all’argomento. Vediamoli.
     
    Per prima cosa è importante sapere quali sono le richieste che più spesso avanzano i genitori rispetto al sonno dei bambini. Generalmente un consulente sul sonno dei bambini viene contattato per affrontare situazioni legate ai risvegli notturni, all’addormentamento, ai terrori e incubi notturni e al sonnambulismo.

    In secondo luogo
    è fondamentale conoscere quali fattori sono responsabili dei problemi di sonno dei bambini. A riguardo il consiglio è di assumere una prospettiva multifattoriale che consideri la complessa interazione tra fattori di diversa natura. Nel caso delle difficoltà legate al sonno dei bambini possiamo parlare di fattori di natura fisiologica (cicli di sonno più brevi, bisogno di mangiare, bisogno di bere, fastidi vari, problemi di salute); fattori di natura temperamentale (sensibilità, irritabilità, livello di attivazione); fattori esterni al bambino, di naturale ambientale (regolazione degli stimoli provenienti dall’esterno, stile di accudimento genitoriale, inserimenti nido e scuola, processi di dipendenza/autonomia, situazione familiare, eventi di vita, ecc.); fattori legati ad abitudini e ad associazioni con il sonno; fattori connessi alla crescita. 

    Infine
    è importante conoscere i principali approcci di lettura riguardo al sonno dei bambini e i metodi di intervento proposti. Un esempio sono le teorie sul sonno condiviso (Gozales, McKenna, Sears), i modelli basati sull’estinzione graduale del pianto (Estivill, Feber) e i cosiddetti metodi “dolci” (Brazelton, Rankl, Pantley). 
     

    A partire dall’approfondimento dei seguenti punti è possibile avere una base da cui partire per elaborare il proprio modello di intervento e avere le idee più chiare su cosa proporre ai genitori e su come proporlo.

    L’argomento del sonno dei bambini è un tema molto caldo, specie tra i neogenitori, che oltre alle fatiche diurne legate all’accudimento si ritrovano a fare i conti con i numerosi risvegli notturni dei piccoli che, in moltissime circostante, tendono a perdurare per tutto il periodo dei primi anni di vita.

    L’articolo è stato scritto dalla Dott.ssa Adriana Saba, docente nel Master in psicologia perinatale.
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