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    Psicologia Gerontologica

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    Progetto di promozione del benessere della popolazione anziana: il teatro sociale

    Pubblicato da oshmaurizio, il 18 Novembre 2014
    Un progetto di teatro sociale viene definito come un’azione socioculturale di sistema di tipo complesso, solitamente articolata in una durata medio-lunga che coinvolge persone, gruppi e comunità. Tale azione è condotta da professionisti in partnership con diversi soggetti, con finalità di promozione del benessere relazionale, comunicativo e simbolico utilizzando in modo integrato – secondo metodi specifici – strumenti e linguaggi dell’area performativa e dell’area psicosociale.
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    INVECCHIAMENTO DIFFERENZIALE DEL CERVELLO: MODELLI, CORRELATORI E MODIFICATORI COGNITIVI

    Pubblicato da argoerudy, il 6 Dicembre 2012
    Decifrare il segreto di un invecchiamento di successo dipende dalla comprensione dei modelli e dalle basi biologiche dei cambiamenti cognitivi e comportamentali in età adulta. Questo compito è inseparabile dalla comprensione dei meccanismi del cervello, il substrato fisico del comportamento. In questo articolo riassumiamo la letteratura esistente sulle differenze legate all’età e i cambiamenti nelle strutture del cervello, inclusi gli studi post mortem e l’imaging di risonanze magnetiche non invasive (MRI). Tra le ultime facciamo un’indagine sulle prove della volumetria, dell’imaging con tensore di diffusione e dalle valutazioni delle ipertensioni della materia bianca (WMH). Inoltre, riportiamo i tentativi nel voler chiarire i meccanismi dei cambiamenti strutturali legati all’età misurando i markers metabolici dell’invecchiamento attraverso la spettroscopia di risonanza magnetica (MRS). Discutiamo i legami putativi tra il modello di invecchiamento cerebrale , il modello di declino cognitivo e la stabilità. Presentiamo inoltre, degli esempi di attività e condizioni (ipertensione, disfunzione ormonale, ginnastica aerobica) che possono influenzare il corso del normale invecchiamento, in modo positivo o negativo. Infine, facciamo delle supposizioni su diversi meccanismi proposti sull’invecchiamento differenziale del cervello, inclusi i sistemi di neuro trasmettitori, lo stress, i corticosteroidi, i cambiamenti micro-vascolari, l’omeostasi del calcio e la demielinazione.
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    DIAGNOSI E MARKERS BIOLOGICI DELLA PREDEMENZA NEL MORBO DI ALZHEIMER

    Pubblicato da argoerudy, il 6 Dicembre 2012
    In vista di una prevalenza sempre più crescente del morbo di Alzhaimer in tutto il mondo, c’è urgente bisogno di sviluppare degli strumenti diagnostici migliori e degli interventi terapeutici più efficaci. Attraverso i metodi clinici convenzionali, nei primissimi stadi di AD non veniva rilevato un deterioramento cognitivo significativo o funzionale. Tuttavia le nuove tecnologie basate su neuroimaging (tecniche di acquisizione di immagini del cervello) funzionale e strutturale, e sulle analisi biochimiche del fluido cerebrospinale (CSF), possono rivelare le correlazioni della patologia intracerebrale negli individui con lievi sintomi di predemenza. Queste presunte correlazioni vengono comunemente riconosciute come markers biologici legati all’ AD. L’importanza della diagnosi precoce dell’AD dipende dall’ipotesi secondo cui gli interventi farmacologici con composti che modificano la malattia è probabile che producano benefici clinicamente rilevanti se iniziate abbastanza presto nel continuum verso la demenza. Qui esaminiamo le caratteristiche cliniche degli stati prodomici e transitori dal normale invecchiamento cognitivo alla demenza nell’AD. Ci indirizziamo anche ai recenti sviluppi nella ricerca dei markers biologici per supportare la diagnosi precoce e la previsione della demenza, e evidenziare le sfide e le prospettive per la trasposizione dei dati di ricerca in pratica clinica
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    Rischio che predice la demenza negli adulti maturi

    Pubblicato da argoerudy, il 6 Dicembre 2012
    : Sviluppare un indice di rischio di demenza nella fase finale della vita che possa dividere in modo accurato gli adulti maturi a rischio basso, moderato o alto di sviluppare la demenza entro 6 anni. Metodi: I soggetti erano 3375 del Cardiovascular Health Cognition Study senza segni di demenza al momento d¡¯inizio. Per identificare quei fattori che predicevano maggiormente lo svilupparsi della demenza entro 6 anni usammo la regressione logistica e sviluppammo un point system basato sui coefficienti di regressione logistica. Risultati: Al momento d¡¯inizio, i soggetti avevano un¡¯et¨¤ media di 76 anni; il 59% era formato da donne e il 15% da Afro Americani. Il quattordici percento (n = 480) svilupp¨° la demenza in 6 anni. L¡¯indice di rischio di demenza nella fase finale della vita includeva l¡¯et¨¤ matura (1-2 punti), scarsa esecuzione nei test cognitivi (2-4 punti), indice di massa corporea <18.5 (2 punti), >1 apolipoproteina E ¦Å4 alleli (1 punto), la scoperta di danni alla materia bianca con MRI cerebrale (1 punto) o allargamento ventricolare (1 punto), ispessimento all¡¯interno dell¡¯arteria carotide sull¡¯ultrasuono ( 1 punto), intervento chirurgico per il bypass (1 punto), performance fisica rallentata (1 punto), mancanza di consumo di alcool (1 punto) (c statistica, 0.81; 95% intervallo di confidenza, 0.79-0.83). Il quattro percento dei soggetti con punteggi bassi svilupparono la demenza oltre i sei anni rispetto al 23% dei soggetti con punteggi medi e al 56% dei soggetti con punteggi alti. Conclusioni: L¡¯indice di rischio della demenza nella fase finale della vita divide accuratamente gli adulti maturi in quelli con un rischio basso, medio o alto di sviluppare la demenza. Questo strumento potrebbe essere usato negli ambienti clinici o di ricerca per individuare le strategie di prevenzione e di intervento per gli individui ad alto rischio.
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    Contro l’Alzheimer anche l’ambiente è importante

    Pubblicato da capitano_hebola, il 17 Gennaio 2011
    La demenza è la più comune causa di “perdita della mente”. Questa malattia causa una progressiva disgregazione delle capacità cognitive, determinando una proporzionale incapacità a badare a se stessi e causando la perdita della propria identità personale e sociale. E’ come un processo regressivo che ci fa tornare indietro nel tempo; è come un “buco nero” che ingoia tutto, a cominciare dai ricordi e dalle esperienze più vicine e, via via, sempre più indietro nel tempo…
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