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    articoli nella categoria

    Psicologia dell'handicap

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    il bambino con spina bifida a scuola

    Pubblicato da silvialaspada, il 17 Marzo 2014
    come tutti i bambini disabili, anche i bambini con spina bifida necessitano, per poter imparare di particolari accorgimenti e aiuti; questo a causa delle numerose difficoltà dovute alla patologia, le quali possono anche influire negativamente sull'apprendimento; va quindi pensato, per loro, un insegnamento personalizzato, che tenga conto soprattutto del fatto che questi bambini sono, in generale, piuttosto lenti in tutto quello che fanno e si stancano facilmente.
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    il ruolo dell’insegnante di sostegno

    Pubblicato da silvialaspada, il 17 Marzo 2014
    questa figura professionale, spesso sottovalutata, in realtà svolge un ruolo molto importante nella scuola; occuparsi di bambini disabili è un compito tutt'altro che facile;perciò è indispensabile avere una preparazione adeguata, oltre ad una certa predisposizione; infine è fondamentale la capacità di relazionarsi con diverse figure (genitori, insegnanti curricolari,assistenti...), perchè solo se si lavora insieme si potrà aiutare il bambino a sviluppare tutte le proprie potenzialità.
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    Sessualità e disabilità

    Pubblicato da enzogesualdo, il 26 Novembre 2012
    Il tema della sessualità non fa riferimento esclusivamente al tema della genitalità, ma si declina, nel ciclo vitale della persona, sul tema del piacere e su come ciascun individuo guida il proprio comportamento verso il suo appagamento., il tema della sessualità si posiziona su un versante in cui soggettività e scelta divengono variabili fondamentali per ciascun individuo. Al pari della sessualità il tema della disabilità si presenta per una molteplicità di variabili che caratterizzano il fenomeno. Il concetto di disabilità si configura alla confluenza di una serie di elementi che coinvolgono la natura del danno (aspetti fisici e/o mentali), l’intensità del danno (grave, medio, lieve), l’ area del danno (vista, udito, linguaggio, aspetti motori, menomazioni, ecc.), l’evolutività del danno (se progressivo o stazionario), la datazione del danno (se dalla nascita o durante il ciclo di vita della persona), l’identità di genere del disabile (maschio o femmina), il contesto familiare, sociale, culturale, economico, religioso in cui si manifesta. Quanto un corpo esposto, manipolato, maneggiato, violato può realizzare lo sviluppo dell’esperienza e del vissuto della privacy? E quale è l’esito delle emozioni che sono strettamente correlate all’esperienza corporea, al sentito ed all’immaginato, al vissuto ed al fantasticato? Probabilmente un meccanismo che salvaguarderebbe corpo e mente potrebbe essere quello della scissione tra l’uno e l’altra. Il corpo viene de-corporalizzato, desessualizzato, de-emotivizzato con significative insidie nella realizzazione di quella che definiamo comunemente intimità. E quale è il senso del pudore di un corpo “de-privato”? Soprattutto nell’handicap fisico, ad un corpo pubblico (così diverso dai corpi pubblicizzati), potrebbe contrapporsi una mente, una fantasia, un immaginario privati e solitari che, soli, sarebbero in grado di garantire pudore ed intimità. Nell’handicap psichico, invece, il corpo viene de-mentalizzato, de-animato de-consapevolizzato, ed il tema del controllo sociale si sposta dalla mente al corpo e a quello che, un corpo, senza freni eventuali agli istinti, potrebbe agire inconsapevolmente. Non sembra casuale il fatto che mentre nell’handicap fisico si tende, socialmente e culturalmente ad inibire e controllare il desiderio, nell’handicap psichico si tende a frenare le eventuali azioni incontrollate che una mente non in grado di autogestirsi potrebbe mettere in atto. Nella dicotomia sesso - cuore sembra essere privilegiato, nell’immaginario collettivo, un cuore senza sesso nel disabile fisico, piuttosto che il sesso senza cuore accreditato/addebitato al disabile psichico. Paternità e maternità responsabile divengono temi centrali nella vita di ciascun uomo e donna. Così come centrale si pone la possibilità di accedere ai mezzi contraccettivi anche per evitare eventuali malattie sessualmente trasmesse. Naturalmente, ciò implica che i caregiver che circondano il disabile ( gli operatori, i servizi,ecc.) siano preparati e formati non solo negli aspetti tecnici, relazionali, igienico-sanitari, ma sappiano anche farsi carico dell’ascolto e dell’orientamento sulle tematiche relative alla sessualità nelle sue variegate e molteplici forme e declinazioni. Occorre prevedere il potenziamento e l’ ampliamento di percorsi di sensibilizzazione, informazione, formazione e approfondimento sulle implicazioni sociali, etiche, psicologiche, cliniche che la tematica della sessualità nella disabilità implica; sportelli di consulenza diretta ai disabili, alle loro famiglie ed agli operatori anche con il modello della peer education (consulenza tra pari). Le barriere architettoniche, unitamente agli ostacoli culturali (pregiudizi) da cui fisiologicamente derivano, rappresentano gli ostacoli oggettivi e strutturali maggiori alla realizzazione dei desideri dei soggetti disabili. L’esistenza delle barriere rimanda all’idea generale che il senso comune ha dell’handicap ed in particolare della sessualità. Quest’ultima, infatti, viene considerata elemento accessorio, opzionale, facoltativo nei soggetti deboli e non solo. Anche nei casi di interventi demolitivi nell’uomo e nella donna i temi della sessualità e del piacere sono omessi, scotomizzati, tralasciati. Figurarsi nelle tendenze e negli orientamenti omosessuali.
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    L’AUTISMO, UN APPROCCIO GLOBALE

    Pubblicato da Redazione OPs, il 11 Luglio 2008
    Riassunto: Il fine di questo elaborato è descrivere l’autismo fornendo dati delle più recenti ricerche relative a questo argomento; dedicare una particolare attenzione ai metodi educativi attualmente più utilizzati nelle scuole dell’infanzia con soggetti autistici; inoltre si include come contributo un trattamento psicoeducativo di un caso di autismo tratto dall’esperienza professionale dell’autore. Si spera di fornire indicazioni specifiche, veri e propri indicatori, anche a chi non è un professionista, utili nella prima individuazione del disturbo, la quale, se precoce, permette di intervenire altrettanto precocemente nella rieducazione di questi bambini, prestando attenzione agli aspetti ambientali e alle modalità di relazione con loro, poiché per lavorare con queste persone c’è bisogno di particolari accorgimenti oltre a tanto rispetto e pazienza. Parole chiave: autismo, indicatori, trattamenti edicativi, caso clinico
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    L’Arteterapia: che cos’è e come usarla

    Pubblicato da l_isotta, il 10 Giugno 2008
    La natura multidisciplinare (artistica, psicologica e pedagogica) dell'Arteterapia inserisce l'arteterapeuta tra le diverse figure professionali coinvolte nei programmi di prevenzione e cura. È una disciplina che, utilizzando le tecniche e la decodifica dell'arte grafico-plastica, ha l'obiettivo di ottenere dall'utente manufatti che racchiudono pensieri ed emozioni che, messi a fuoco nel percorso di atelier, diventano simboli comunicabili. L’Arteterapia comporta l’utilizzo di diversi materiali con cui il paziente attraversa i nodi problematici che l’hanno condotto in terapia. Terapeuta e paziente sono in relazione nel tentativo di comprendere il processo creativo ed il prodotto della seduta. L’oggetto creato, grazie al suo essere concreto, è una testimonianza del processo creativo che non può essere negata, cancellata o dimenticata, anzi offre riflessioni anche nel futuro. Il transfert che si sviluppa all’interno della relazione tra cliente e terapeuta, coinvolge anche l’oggetto artistico: fornisce la terza dimensione ed instaura un dialogo in tre dimensioni. Il prodotto artistico funge, così, da mediatore di relazione tra l’utente e lo specialista, dà protezione e contenimento, e, pur rispettando i meccanismi di difesa, attiva risorse creative, emozioni da elaborare e capacità residue individuali.
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