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Ultimi appunti inviati

Appunto lezione di Psicologia generale, Amoretti (Università di Genova)

Inviato da silamitro il 31 Marzo 2019

Questi sono appunti presi a lezione con integrazione del libro Psicologia Generale, G. Amoretti, McGraw-Hill Education, relativamente al capitolo 3 (neuroscienza).

Punti 1   Visualizzazioni 30  Commenti 0

Tra casa e bottega, Padiglione (Università la Sapienza di Roma)

Inviato da Licia1234 il 29 Marzo 2019

Etnografia come uno stato che consiste nell’essere dentro una cultura mentre la si guarda dall’esterno, un automodellamento personale e collettivo.

Il successo dell’antropologia nel ‘900 è dovuto a:

1.Maggiori scambi in reti sempre più complesse, in un continuo sovrapporsi degli orizzonti condivisi;

  1. Il venir meno dei “modelli di ordine universale” a cui dover necessariamente far adeguare le situazioni di “disordine” locale.

L’etnografia si è inserita in questo scenario con il compitopreciso di cogliere il senso che acquistano forme di vita differenti dalla nostra, attraverso un setting di apprendimento contestuale poco strutturato: questo presuppone che l’osservatore sia inscindibile dal sistema osservato e che gli esseri studiati devono essere considerati partecipi di quel sistema riflessivo.

Punti 4   Visualizzazioni 28  Commenti 0

Etnografi in famiglia, Padiglione (Università la Sapienza di Roma)

Inviato da Licia1234 il 29 Marzo 2019

Etnografia RIFLESSIVA: analizzare le pratiche stesse di fare ricerca.

Prospettiva ERMENEUTICA: si basa sulla consapevolezza che si può conoscere il mondo degli altri con uno sguardo limitato all’oggi contemporaneo.

3 metafore paradigmatiche che lasciano intendere SCOPI E METODI:

  • scoprire la verità→ si basa sulla conoscenza oggettiva e utilizza il metodo scientifico
  • illuminare profondità insondate→ rendereesplicito l’implicito(andare oltre l’evidenza)
  • defamiliarizzare l’esperienza→ rottura del senso comune grazie alla possibilità di incorporare una conoscenza anomala che porta ad una revisione degli schemi (bisogna utilizzare prospettivismo ed ermeneutica, usando una conoscenza situata: attenzione al modo in cui i ricercatori e i nativi fanno convergere i loro punti di vista = un coinvolgimento personale. Non c’è un idea di verità (1), non c’è una volontà di illuminare conoscenze insondate (2), ma riconoscere un valore nella funzione defamiliarizzante della scienza)

esistono 3 fasi dell’antropologia:

  • STRUTTURALISMO: Lévi-Strauss: sguardo dall’alto e da lontano. Conosco l’uomo solo se non mi ci avvicino troppo, altrimenti emergono differenze culturali e soggettive che non permetterebbero l’astrazione.
  • ENTOSCIENZA: Goodenaugh: supposizione di poter entrare nella mente del nativo attraverso l’analisi della sua cultura dal suo punto di vista (del nativo).
  • ERMENEUTICA: Geertz: fusione dei delle prime due fasi: si conosce solo in situazione, dentro una relazione e una condizione intersoggettiva che prevede l’incontro tra il bagaglio del sé e l’altro. Si devono riconoscere i propri limiti nel conoscere l’altro. (metafora della ragnatela: ne siamo intrappolati ma l’abbiamo costruita; la metafora del testo: il testo deve esser interpretato perchè non ha un autoevidenza) De Martino: etnocentrismo critico: segnala i limiti intrinseci e le potenzialità riflessive della conoscenza etnografica. Conosciamo attraverso le nostre categorie, inevitabilmente etnocentriche (paradosso della conoscenza).

 

Punti 2   Visualizzazioni 21  Commenti 0

La sirena che gioca, Padiglione (Università la Sapienza di Roma)

Inviato da Licia1234 il 29 Marzo 2019

Rielaborazione del libro La sirena gioca

SERT
Istituzioni disposte ad accettare in tempi brevi il t. che decide di entrare anche se la su scelta appare estemporanea, prodotta in seguito ad una brutta crisi

COMUNITA’  si dichiarano terapeutiche, l’inserimento è rallentato.
Si vuole implicitamente evitare che il t. viva la comunità come un evento fatale come altri e quindi gli si richiede di superare prove di pazienza, di esibire motivazioni  ed impegno adeguati, capacità di prendere le distanze dall’urgenza che uniforma le sue modalità di relazione.
queste comunità prefigurano una temporalizzazzione forte,  articolata su due caratteri di base: il tempo scorre in modo rigido e totalmente prefissato ( tempo qualitativamente diverso rispetto al mondo esterno) . Per esempio il rispetto degli orari non è negoziabile ed è una norma la cui violazione comporta l’espulsione.
-La pressione del gruppo può aiutare nel rispetto delle regole.
-La comunità non richiede , a differenza del sert, progetti costruiti in autonomia, ma solo la partecipazione al ritmo della vita comune. La routine così creatasi è accettata dal tossico inquanto offre una speciale esperienza temporale ( irrealizzabile nel mondo esterno ) definita TEMPO SACRALE, che è vista come un vivere un modello ideale di società ( in contrasto con il tempo catastrofico). Inoltre questo tipo di scansione del tempo riconnette simbolicamente l’individuo ai eventi sociali esterni in un modo che egli si sente appagato dalle potenzialità creative del nesso individuo gruppo. Il rinforzo positivo prima consistente nell’effetto della droga è ora sostituito dal contatto interpersonale .
-Recupera i ritmi alternati in una chiave solidaristica e non più individualistica.

Gli operatori dei vari sistemi di sostengo non credono più in un’approccio unico e definitivoin grado di riabilitare il tossico. I diversi interventi vanno alternati in base alle specifiche condizioni dell’individuo, che man mano vanno configurandosi.

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Capire le organizzazioni, Catino (Università La Sapienza di Roma)

Inviato da Licia1234 il 29 Marzo 2019

Rielaborazione del libro Capire le organizzazioni (Catino).

Si sono succedute quattro diverse concezioni di organizzazione nel tempo:

  • Come sistema razionale: collettività orientate al raggiungimento di fini specifici, con una struttura sociale formalizzata e un tipo di cooperazione consapevole e deliberata tra i partecipanti. Il sistema organizzativo è predeterminato rispetto agli attori.
  • Come sistema naturale: collettività i cui partecipanti condividono un comune interesse nella sopravvivenza dell’organizzazione stessa e si impegnano in attività per raggiungere tale fine.

In entrambe le prospettive si considera l’organizzazione come un sistema chiuso, separato dal suo ambiente e con partecipanti stabili e facilmente identificabili.

  • Come sistema aperto: diffusasi a partire dagli anni ’70, l’organizzazione è riconducibile a un insieme di attività e flussi interdipendenti che connettono coalizioni instabili di partecipanti, in sistemi radicati nei più ampi ambienti esterni per l’acquisizione di risorse materiali.
  • Come un processo di azioni e decisioni: processo intenzionale verso risultati attesi e caratterizzato da razionalità limitata. Tale concezione vede al contempo l’attore e il sistema, senza che uno prevalga sull’altro. Gli elementi focali sono, appunto, le azioni e le decisioni.

Si possono definire le organizzazioni come: delle entità sociali, intese come un processo di azioni e di decisioni, che perseguono un obiettivo (o un insieme di obiettivi) basandosi su processi di differenziazione e integrazione, con ruoli distinti assegnati ai partecipanti e con un sistema di autorità riconosciuta e accettata dai membri come decisore, in interazione dinamica con l’ambiente esterno…

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