Articolo "Le neuroscienze incontrano Bion" di Stefano Terenzi


 

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Le neuroscienze incontrano Bion


Autore: Stefano Terenzi

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Breve introduzione:



Nel 2010, Wamsley e Stickgold propongono nel loro articolo, “Dreaming and offline memory processing”, una nuova concezione del sognare. Gli autori evidenziano come recenti studi neuroscientifici, dalle registrazioni di singole cellule nervose nei roditori agli studi comportamentali sull'uomo, suggeriscano una visione del sognare come parte di un continuo processo cognitivo di adattamento, astante nei diversi stati mentali. I due scienziati, specializzati in ricerche sul sogno, fanno notare che l'attività mentale non cessa mai: quando siamo svegli, infatti, elaboriamo le informazioni sensoriali ambientali e vi rispondiamo attraverso i nostri comportamenti; quando siamo “in riposo”, inoltre, la mente vaga in pensieri ed immagini o rimembra ricordi o pianifica programmi futuri; quando dormiamo,infine, e la nostra attenzione verso gli stimoli ambientali è ridotta al minimo, la mente continua a sintetizzare le informazioni. In modo specifico, durante il sonno, la mente utilizza frammenti di memoria per creare immagini, pensieri e storie che comunemente chiamiamo sognare. Gli autori sottolineano come tale produzione sia distante dall'essere un processo casuale ed insignificante ma sia bensì un attività mentale con importanti funzioni di processamento delle memorie passate e di programmazione degli eventi futuri. Questa nuova concezione del sognare quanto si discosta da quella del sogno, e di funzione alfa, di Bion? Lo psicoanalista britannico, nel 1962, scrive: “il sogno, insieme alla funzione alfa che lo rende possibile, è al centro dell'operazione del conscio e dell'inconscio, operazione da cui dipende il pensiero ordinato.....l'operazione del “sogno” è una combinazione di forma narrativa di pensieri onirici, i quali derivano a loro volta da combinazioni di elementi alfa”. Egli intende per funzione alfa il processo attraverso il quale si opera la sintesi di elementi emotivi ed affettivi in immagini mentali. Bion inoltre chiarisce: “..nella mia teoria della funzione alfa l'esperienza emotiva è trasformata in elementi alfa che rendono possibile sia il pensiero onirico, sia il pensiero inconscio di veglia, sia l'immagazzinamento”(1962). Dunque, il concetto di un “Pensiero Inconscio”, frutto della funzione alfa, derivato dalla concezione di Bion, attraverso la quale si perviene da un inconscio preverbale, presimbolico e preriflessivo ad un inconscio simbolico, prelinguistico, permette di concepire un attività di pensiero che sia pensiero onirico, pensiero inconscio di veglia e immagazzinamento( la memoria). Tale teorizzazione può far considerare il Pensiero Inconscio una forma prelogica e prelinguistica espressa in maniera non verbale. Suddetta attività mentale è costituita dalla funzione riflessiva, che opera una sintesi di elementi emotivi ed affettivi( gli “elementi beta” di Bion) in immagini mentali( gli “elementi alfa”), e dalla funzione creativa attraverso la quale vengono prodotte nuove immagini originali dette fantasie, le quali compongono liberamente immagini mentali di sé e dell'altro da sé, impresse nella memoria esplicita( 2006). Sia le immagini mentali che le fantasie possono mischiarsi e sovrapporsi, fenomeno tipico del sognare, ed entrambi possono essere collegate alla memoria semantica ed alla memoria episodica o autobiografica, detta anche memoria esplicita. Il pensiero inconscio è costituito dunque da elementi alfa, immagini mentali che compongono le memorie esplicite e che caratterizzano sia i ricordi autobiografici( le memorie episodiche) che le immagini oniriche che compongono i sogni. L'attività mentale del Pensiero Inconscio dipende, di conseguenza, dalla memoria esplicita, che comporta la formazione di ricordi autobiografici( memoria episodica) e la costruzione di un'immagine storica di se. Queste considerazioni sono in linea con il pensiero di Bion, per il quale il sogno è sempre parte di un contesto mentale; non è mai un elemento a se stante. Esso perpetuamente partecipa alla vita mentale dell'essere umano e produce il pensiero inconscio, il quale in modo perenne, esiste nella vita mentale dell'individuo, giorno e notte. Possiamo quindi considerarlo come un livello mentale, che di notte, produce il sogno e, di giorno, i sogni “ad occhi aperti”. Le parti che lo plasmano sono contemplate come pensieri, immagini, sensazioni, e denominate “elementi alfa”( Bion, 1962). Possiamo quindi concernere gli “elementi alfa” al pari di mattoncini assemblanti il pensiero inconscio, il quale sintetizza e condensa creativamente le immagini mentali con i cosiddetti “residui diurni” e con le emozioni primitive, prettamente inconscie, denominate “elementi beta”. Questa teoria sembra in sintonia con il contributo di Wamsley e Stickgold e concatenata con l'articolo di Marzano et al., del 2011, “Recalling and forgetting dreams: theta and alpha oscillations during sleep predict subsequent dream recall”dove si fornisce la prima evidenza di correlazioni elettroencefalografiche corticali univoche del ricordo del sogno, suggerendo come i meccanismi sottostanti la codifica ed il ricordo delle memorie episodiche possano essere gli stessi nei differenti stati di coscienza( sonno/veglia). Nel suddetto studio gli autori mostrano come un aumento nell'area frontale dell'attività theta( 5-7 Hz), presente nello stadio 1 del sonno, dopo il risveglio dal sonno REM, sia associato ad una maggiore capacità di ricordare il sogno. Allo stesso modo un aumento dell'attività theta nell'area frontale, sembra riscontrarsi durante il ricordo di memorie episodiche durante la veglia. Gli autori ipotizzano, di conseguenza, che il ricordo del sogno sia una peculiare forma di memoria dichiarativa. Tale ipotesi sembrerebbe avvalorare il concetto bioniano di una attività mentale, costituita da memorie esplicite che non si disinnesca mai, caratterizzante il pensiero onirico, il pensiero inconscio di veglia ed il processo di immagazzinamento delle memorie esplicite. A questa ricerca fa eco l'articolo ““How we remember the stuff that we dreams are made of: Neurobiological approaches to the brain mechanisms of dreams recall”, di De Gennaro et al., del 2011, in cui, benché in modo preliminare, i risultati riportati sembrano indicare, in modo evidente, la presenza di meccanismi neurofisiologici alla base della formazione della memoria episodica/dichiarativa nella veglia così come nel sonno. Studi con elettroencefalogramma di superficie mostrano come le attività corticali nel sonno, associate alla capacità di ricordare il sogno, siano le stesse implicate nella codifica e nel ricordo di memorie episodiche durante la veglia. Si delineano, quindi, dei meccanismi neurofisiologici appartenenti ad un'attività mentale, astante in entrambi gli stati coscienti, costituita da memorie esplicite che sembrano siano rievocate tanto nel sogno quanto nella veglia. Si può ipotizzare, dunque, che le immagini e le fantasie, durante la veglia, spesso si mischiano e si sovrappongono, come avviene nel sogno. Entrambe, nella veglia e nel sonno sono legate alla memoria semantica e alla memoria episodica( Lago, 2006). Queste considerazioni possono configurare la memoria come vera matrice dei processi inconsci, fino a poter farne un valido strumento di trattamento della realtà psicodinamica della mente: sia attraverso una ristrutturazione delle memorie episodiche durante la terapia, riducendo la quota di ansia ad esse associate, sia utilizzando il sogno come utile ecoscandaglio per valutare il procedere della terapia. A riguardo, nell'articolo del 2011, di Androutsopoulou, “Red ballon: approaching dreaming as self- narratives”, si espone una concezione dei sogni come storie narrative, al pari di racconti personali, dove il loro contenuto è collegato a problemi attuali, cui l'individuo non dà voce durante la veglia. Egli riprende quanto già detto da Bion che definisce ”l'operazione del “sogno” una combinazione di forma narrativa di pensieri onirici”. L'autore ritiene il sogno un utile strumento per definire i tempi della terapia: le diverse fasi( iniziale, media e finale) in associazione con i diversi stadi( recognizing, challenging, revising and manteining a revising stance). Il sogno, frutto di una attività mentale che non alberga solo nel sonno, può esserci dunque di valevole aiuto durante la terapia clinica: “colui che sogna è colui che pensa e l'analista è colui che comprende il suo pensiero. Nel comunicare il suo sogno in qualunque forma simbolica gli sia più disponibile, l'azione, il gioco, la forma pittorica o verbale, forse un musicista capace lo farebbe con la musica, colui che sogna si procura l'aiuto dell'analista per trasformare il linguaggio descrittivo ed evocativo nel linguaggio verbale della descrizione del significare, primo passo verso l'astrazione e la complessità. In questo modo i pensieri vengono disposti in una forma in cui il pensare nel senso che Bion attribuisce a questo termine, cioè di manipolazione dei pensieri per mezzo dei processi razionali, può avere inizio. Ciò comprenderebbe anche il pensare ai processi del pensiero stesso, pensare all'atto di pensare” ( Meltzer, 1984).



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