Adolescenti e disagio: un'etichetta che si attacca e non si stacca più
Breve introduzione:
La teoria dell’etichettamento (labelling approach), è nata ed è stata portata avanti negli Stati Uniti tra la fine degli anni '50 e gli anni '60; tra i suoi maggiori esponenti annovera Lemert e Becker.
Il suo più importante presupposto sostiene che la definizione di un comportamento criminale è del tutto relativa in quanto dipende dalla definizione normativa che, in quella data società e in quel dato tempo, viene attribuita ad uno specifico comportamento; in conseguenza a ciò esso sarà considerato come reato o meno.
Il criminale, dunque, è che colui che viene “etichettato” come tale dalla società e dagli organi ufficiali di controllo (polizia, giudici, istituzioni penitenziarie).
Partendo da questi presupposti, si può ben immaginare come, lo stesso meccanismo che può portare a devianza secondaria i soggetti “etichettati” dalla società, si possono creare dei bambini e degli adolescenti a rischio, quando questi vengono “marchiati” a fuoco dalla scuola, dalla famiglia o dalla società per dei comportamenti che non sono ritenuti adeguati al contesto sociale nel quale essi vivono.
Per VISUALIZZARE l'articolo integralmente è necessario
effettuare il login nel box azzurro in alto a sinistra, oppure
registrarsi ad OPs