Breve introduzione:
Per quanto riguarda lo sport, il bambino è portato per natura al gioco, a misurarsi, a competere per cercare di vincere. Ha tutti gli stimoli necessari, ma ha bisogno di esprimerli in libertà, senza troppi schemi e l'obbligo di ottenere per forza il risultato. Parliamo di prestazione e di risultati solo più tardi, dopo i 12 anni, quando il ragazzo comincia a sapersi porre degli obiettivi, a seguire degli schemi astratti, a cooperare e a cercare il risultato e non solo la prevalenza del momento.
Il giovane, invece, trova stimoli dal bisogno di differenziarsi e dal desiderio di raggiungere le abilità e i traguardi possibili, di scoprire e sperimentare i propri limiti, di verificare i miglioramenti e di essere apprezzato per ciò che si impegna a fare. Passa, quindi, a motivazioni sempre più interiorizzate e personali che, in definitiva, costituiscono il legame più solido con lo sport. Tali motivazioni non sono automaticamente produttive, e anzi, in un clima di insicurezza possono addirittura trasformarsi in spinte contrarie, tanto che l’allievo che non arriva a ritenerle concretizzabili non può che reagire con la rinuncia o la ribellione. Vuole, quindi, sentirsi riconosciuto per le proprie capacità e aspettative e per come sa affrontare e modificare la realtà che lo circonda.
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