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Familiari dei pazienti in Rianimazione sempre un po' troppo ottimisti


Pubblicato da david frati
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Familiari dei pazienti in Rianimazione sempre un po' troppo ottimisti I familiari dei pazienti in condizioni critiche spesso hanno una visione più ottimistica del dovuto delle condizioni dei loro cari, anche se il personale medico ha espresso una diagnosi molto negativa. Lo dimostra uno studio pubblicato sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.
 
I ricercatori dell’ University of Pittsburgh Medical Center coordinati da Douglas B. White hanno mostrato a 169 familiari di pazienti ricoverati in Terapia Intensiva un video nel quale un medico comunicava alla famiglia di un paziente una diagnosi infausta. La comunicazione però era effettuata in due diversi modi: una metà del campione ha visto il medico dire che il paziente “molto difficilmente sarebbe sopravvissuto” e “molto facilmente sarebbe deceduto” e che “se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto restare attaccato a un respiratore artificiale”, l’altra metà ha visto il medico del video affermare che “le probabilità di sopravvivenza erano del 10% e le probabilità di morte del 90%”.
 
In entrambi i casi, quando ai familiari sottoposti all’esperimento è stato chiesto di quantificare le possibilità di sopravvivenza del paziente del video, le percentuali sono state decisamente più ottimistiche (del 26 e 22% rispettivamente): perché questo fenomeno? “A quanto pare le percentuali espresse dai medici non vengono prese molto sul serio”, spiega White, “forse perché gli specialisti della TI in fondo sono degli estranei e istintivamente si tende a non crederli del tutto, ma più probabilmente perché in momenti come questi entrano in gioco altri fattori”. Per esempio la percezione da parte dei familiari della forza e della “voglia di vivere” dei loro cari, oppure le loro convinzioni religiose o filosofiche.

Fonte: Char  SJL, White DB, Evans LR et al. A Randomized Trial of two Methods to Disclose Prognosis to Surrogate Decision Makers in ICUs. Am J Respir Crit Care Med 2010; doi:10.1164/rccm.201002-0262OC.
http://it.health.yahoo.net/c_news.asp?id=28394

 

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