Tesi di Psicologia: "Le condotte parasuicidarie e suicidarie in adolescenza"


 

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Le condotte parasuicidarie e suicidarie in adolescenza


Autore: Luana Buono

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Le condotte parasuicidarie e suicidarie in adolescenzaUniversità: Università degli Studi di Roma La Sapienza

Facoltà: Psicologia

Corso di laurea: scienze e tecniche psicologiche della valutazione e consulenza clinica

Cattedra: laboratorio di psicopatologia della'dolescenza

Docente: Rita Cerutti

Anno accademico: 2010-2011

Tipologia tesi: Laurea I livello
 

La tesi affronta l'argomento del suicidio in adolescenza, in particolare mette in evidenza il percorso che l'adolescente affronta finchè arriva al suicidio, il rapporto con i genitori, il modo in cui comunica la sua intenzione, e la sua tendenza all'azione, la differenza di generi, l'epidemiologia,i fattori di rischio e di prevenzione, il trattamento...

Esiste una forma violenta di morte che, implodendo, atterrisce e sgomenta: il Suicidio e, ancor di più il suicidio degli adolescenti, considerati da tutti spensierati, felici, rivolti al futuro. Futuro, però, che alcuni scelgono di non avere. Che sia esso una fuga o un lutto, il suicidio, rimane comunque un progetto unico ed irripetibile che annulla nel momento stesso in cui si compie ogni altro progetto futuro. Perché si arriva al suicido? Una risposta che è valida sola in parte è la solitudine, l’inconsapevole certezza di essere soli al mondo, dal momento in cui abbiamo avuto coscienza di essere separati, unici, non più quell’essere perfetto che formavamo insieme a nostra madre. Così si passa il resto della vita alla ricerca dell’unificazione, col desiderio di tornare per sempre nel grembo materno, di rivivere l’estasi e la beatitudine della perfezione perduta. Ma questa risposta, come ho detto, è valida solo in parte perché non tutti giungono ad una scelta tanto estrema; ma allora chi è “l’adolescente suicida”? Persone accomunate dall’incapacità di reggere gli attacchi e le frustrazioni che la vita impone, persone che non sono sostenute da un Sé forte ed autonomo, persone che non sono in grado di tollerare i “no”, persone che, probabilmente, della propria solitudine si fanno scudo per lasciarsi andare e dire a se stessi che è meglio porre fine ai propri tormenti.                         

Obiettivo di questo lavoro è cercare di fare luce, anche se fievole come quella di una candela, in quella via oscura che un adolescente si trova a percorrere durante il suo cammino ritrovandosi poi come in una stanza buia che rappresenta quel mondo che porta all’autodistruzione e al suicidio. In particolare ci si sofferma sui fattori di rischio e di protezione, sulla differenza di generi, sulla famiglia dell’adolescente suicida, sulle varie teorie che cercano di spiegare come si arriva al suicidio e su come poter intervenire per evitarlo.

Questo lavoro è diviso in quattro capitoli: il primo, La rappresentazione della morte in adolescenza, si sofferma in particolar modo sull’adolescenza, descrivendo la sofferenza nel percorso di crescita dell’adolescente, dovendo rinunciare all’immagine perfetta del proprio corpo, al sentimento di onnipotenza narcisistica e ad un’immagine grandiosa dei suoi genitori, alla perdita dell’infanzia e al rapporto con la morte; il secondo capitolo, Pensiero ed azione suicida, è un resoconto sulle modalità di comunicazione del pensiero e dell’atto suicida, sulla tendenza all’azione, sulla scelta del metodo, sul suicidio e gli equivalenti suicidari; il terzo capitolo, Psicodinamica del suicidio ed epidemiologia, punto centrale di questa tesi, raccoglie varie teorie e approcci interpretativi delle condotte suicidarie adolescenziali, la psicopatologia, le strategie cognitive, l’epidemiologia, le variabili socio-demografiche che influenzano le condotte suicidarie giovanili, fattori di rischio e di protezione e fattori precipitanti e, il trattamento in caso di tentato suicidio; il quarto e ultimo capitolo, Valutazione e Prevenzione del Suicidio, prende in esame i pregiudizi sul suicidio, gli allarmi che l’adolescente lancia e la valutazione del rischio, la reazione dei familiari e in particolare dei genitori, e non per ultimo, come si può intervenire e prevenire un rischio di suicidio; seguono a quest’ultimo capitolo le conclusioni, che sono una sorta di ricapitolazione a tutto ciò che viene riportato in questo elaborato, cercando di mettere in luce che la “logica” dell’atto suicida mira a sottrarre il suo autore alla sofferenza, incapace di essere accettata ed assimilata. Il suicida deve essere giunto a conclusioni disperate su ciò che la vita può riservargli. L’Io del suicida è un Io fragile, indebolito, al quale il processo adolescenziale assesta l’ultimo colpo all’organizzazione del suo sistema di difese. Ecco perché le implicazioni preventive e terapeutiche devono necessariamente passare attraverso misure miranti al rafforzamento narcisistico, alla reintroduzione di punti di riferimento e di limiti e, infine, all’avvio di un’elaborazione psichica che favorisca l’attività simbolica. 

 

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