![]() | Università: Università degli Studi di Pavia Facoltà: Lettere e Filosofia Corso di laurea: Psicologia Cattedra: 12/03/2010 Docente: Elisa Frigerio Anno accademico: 2008 - 2009 Tipologia tesi: Laurea II livello |
Le teorie delle emozioni sono numerose ed ognuna di esse può essere compresa solo all’interno di un determinato paradigma e di una specifica cornice teorica. Le filosofie orientali considerano la realtà un flusso in eterno divenire e ritengono che i singoli fenomeni, privi di una propria sostanzialità e intrinsecamente correlati gli uni agli altri, siano aspetti differenti di un’unica realtà fondamentale. In quest’ottica le emozioni sono considerate parti integranti dell’individuo, diventano modalità di relazione con un ambiente da lui stesso inscindibile, sono il fuoco che alimenta il desiderio di trasformare sè stessi e il mondo. Il mondo occidentale, da secoli influenzato dalla filosofia platonica, ha invece posto un rigido confine tra l’io e il suo ambiente, tra soggetto e oggetto, tra ragione e passione: l’emozione colora il mondo di sfumature non universalmente condivisibili e lo rende di conseguenza meno oggettivabile, quindi meno “vero”. Questo paradigma concettuale si sta trasformando e il modo di intendere l’emozione viene rivisto e modificato da molte teorie psicologiche, avvicinando così, per lo meno sotto alcuni aspetti, la visione buddista dell’universo emotivo a quella delle teorie che guidano la ricerca e gli studi nell’ambito della cultura occidentale. Il buddismo comprende diversi orientamenti basati su interpretazioni differenti degli insegnamenti del Budda, versioni che sono state elaborate nel corso dei secoli successivi alla sua morte e che hanno dato origine a varie scuole. In particolare il buddismo di Nichiren Daishonin considera le emozioni un fenomeno determinante nella vita dell’essere umano e assegna loro un ruolo fondamentale nel percorso di trasformazione e di crescita personale che ogni individuo ha la possibilità di intraprendere durante la propria esistenza. Confrontando il modo in cui la sua scuola definisce le emozioni con alcune delle principali teorie psicologiche al riguardo, ritengo sia possibile individuare molti aspetti che rendono compatibili e congruenti queste differenti visioni del fenomeno emotivo. I seguenti gruppi di teorie fanno parte dei principali modelli di riferimento che orientano gli autori che si sono occupati e si occupano delle emozioni: Teorie neurofisiologiche: forniscono dati di comprensione convincenti dei meccanismi riguardanti i circuiti neuronali che attivano e che presiedono ai fenomeni emozionali, di cui molti riguardano la sfera degli automatismi i quali non necessariamente richiedono che sia attivato il livello di coscienza. Sono tali automatismi ad essere collegati a quella che i neurofisiologi definiscono sfera della “conoscenza implicita”. Livelli superiori di organizzazioni cognitive rendono conto invece dello stato di coscienza, intesa come una condizione essenziale e imprescindibile per la valutazione dei fenomeni emozionali in quel momento attivi.. questi fenomeni sono, al contrario, definibili specificamente come appartenenti alla sfera della “conoscenza esplicita”. Teorie differenziali e evoluzionistiche: si ricollegano più direttamente agli studi di Darwin. Tomkins (1962); Izard (1972); Plutchik (1980); Ekamnn (1962) sono alcuni degli autori che si possono annoverare tra i principali rappresentanti di questo orientamento teorico. Distinguono le emozioni, considerate nella loro generalità, in emozioni di base ed emozioni sociali. I principali rappresentanti di questo orientamento teorico sostengono cioè che vi siano emozioni “primarie” aventi caratteristiche specifiche a livello espressivo, di reazione fisiologica e di situazioni di stimolo. Queste emozioni sarebbero innate, si sarebbero evolute per rispondere alle richieste dell’ambiente e avrebbero perciò consentito un adattamento ad esso adeguato. Le loro ricerche si sono focalizzate in particolar modo sullo studio delle espressioni facciali delle emozioni. Teorie componenziali: Si tratta di un approccio cognitivo. Schachter e Singer (1962); Frijda; Mandler (1984); Ortony e Turner (1990) hanno effettuato ricerche ed elaborato ipotesi che si possono inserire in questo quadro teorico. Questi autori si riferiscono alle emozioni come al risultato della somma di due componenti: l’attivazione fisiologica e i processi cognitivi. In particolare si occupano di studiare i processi di elaborazione dell’informazione riguardanti gli stimoli ambientali e di individuare e descrivere il modo in cui questi processi conducano a una valutazione tale da produrre quella particolare attivazione fisiologica denominata emozione. Le loro ricerche riguardano inoltre le modificazioni che esperienza e apprendimento possono apportare a tali sistemi di valutazione, Teorie costruzionistiche: Il modello costruttivista attribuisce alle emozioni un carattere di processo attivo, conferendo un’importanza centrale all’aspetto razionale e deliberativo delle forme di emozione – pensiero. Le emozioni dunque non vengono considerate un fenomeno biologicamente determinato bensì il frutto di una costruzione socio – culturale. Gli autori che fanno riferimento a questo quadro teorico (di cui fanno parte fra gli altri Harrè, Despret, Arciero e Guidano), focalizzano le loro ricerche non solo sulla qualità dell’esperienza emotiva, ma anche sul livello di consapevolezza, e quindi sulla capacità di valutazione dell’esperienza emotiva stessa. Le emozioni sono un fenomeno che comprende molti fattori: fisiologici, cognitivi, comportamentali ed esperienziali. Di conseguenza le varie teorie psicologiche si differenziano tra loro anche riguardo le metodologie di ricerca utilizzate per studiarle e negli aspetti indagati. Alcuni modelli esplicativi si focalizzano su specifici aspetti del fenomeno emotivo, altri si ripropongono di offrire una visione globale di tutte le sue espressioni. | |
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