![]() | Università: Università degli Studi di Catania Facoltà: Scienze della Formazione Corso di laurea: scienze e tecniche psicologiche Cattedra: psicologia della comunicazione Docente: prof A.Vero Anno accademico: 2005-2006 Tipologia tesi: Laurea I livello |
| Il mio lavoro prende in esame la danza che,come forma d’arte e movimento espressivo,è colta nella caratteristica di essere mezzo di comunicazione e possibile strumento di cui la terapia può servirsi a scopo di riabilitazione psicosociale e psichiatrica. Premetto anzitutto che la motivazione a trattare questo argomento deriva dal fatto che io personalmente mi sento partecipe del mondo della danza,in quanto fin da piccola coltivo la passione per lo studio della danza nei suoi diversi stile e nelle sue differenti tecniche,in relazione anche all’elemento musicale che si pone come base emozionale e di creazione artistica. Inoltre,beneficiando in prima persona degli effetti estatici,di benessere e di catarsi,oltre che del positivo clima sociale e relazionale che la danza promuove,anche in presenza di una inevitabile competizione,quando sana,appoggio quella parte della comunità scientifica che promuove la danza come strumento terapeutico. Così il mio elaborato è concepito con l’obiettivo di sostenere la funzione comunicativa e quella terapeutica della danza,mostrando come in realtà queste funzioni le sono sempre appartenute e sono radicate nella storia dell’uomo quanto la sua stessa esistenza. Il mio lavoro è strutturato in cinque parti. La prima,introduttiva, inquadra l’oggetto “danza”,cercando di dare delle possibili definizioni in relazione al significato che la danza assume nei secoli e presso i popoli,considerata modo totale di vivere il mondo e occasione di partecipazione sociale,poiché presente ad ogni manifestazione dell’uomo come espressione della trascendenza degli eventi la quale non può essere espressa con il linguaggio verbale. Ed ancora,considerandola nella sua specificità di essere un evento psicosomatico,in quanto attraverso il corpo nella sua totalità vengono espresse emozioni e sensazioni che determinano nella persona un cambiamento verso un ampliamento delle proprie potenzialità percettive. In fine, ravvisando nella danza un’ occasione ulteriore di ricerca della propria identità e di pedagogia dell’entusiasmo. La seconda inquadra il binomio “comunicazione-danza”,mettendo in relazione le funzioni della comunicazione(funzione proposizionale,funzione relazionale,funzione espressiva),con quelle di un particolare tipo di comunicazione,quella artistica e nello specifico quella che utilizza il canale non verbale del movimento. Si cerca qui di trovare delle analogie tra il dominio universale “comunicazione” e quello particolare di un linguaggio artistico, quello del movimento del corpo,cercando di dar ragione (dimostrare la valenza dell’ ) all’affermazione che la danza sia comunicazione. E il punto di incontro si trova proprio nell’analisi delle funzioni “meta” della comunicazione,poiché riguardano tutte quelle manifestazioni e attività umane che sono in sé comunicanti,come appunto è anche l’arte,in riferimento soprattutto alla funzione relazionale ed espressiva.La danza,in quanto forma artistica,porta in sé le funzioni “meta” che investono insieme i processi emozionali e quelli cognitivi dell’individuo.Infatti,alla base di ogni danza c’è l’intenzionalità di comunicare,sia stati d’animo, che le immagini mentali che stanno alla base dei concetti che si vogliono esprimere e tramandare,riguardanti la natura umana e la cultura.Inoltre la danza ha una funzione sociale in quanto implica partecipazione degli altri: in qualche modo mette in moto un sesto senso con cui abbiamo consapevolezza della posizione e della tensione dei muscoli,e questo sesto senso stabilisce attraverso un fenomeno di risonanza o di “simpatia muscolare”,il contatto fra chi danza e chi partecipa,un contatto immediato che provoca un’emozione e viene a volte chiamato “metacinesi” e richiama alcuni aspetti della comunicazione empatica.Infine,come per la concezione psicoanalitica,l’ artista e il ballerino,quando trasferisce la sua emozione nella sua attività,sposta i suoi impulsi in un’espressione socialmente riconosciuta,dandole una “forma”ed evitando che esploda in manifestazioni considerate patologiche. La terza parte,a sostegno della valenza sociale e comunicativa e della visione della danza come catarsi e quindi possibile strumento terapeutico,esplora la danza attraverso un percorso storico ben articolato, che ne mostra le origini remote,la sua evoluzione nel tempo, fino al periodo moderno. E lo studio delle società tradizionali mostra anche come l’attività di cura non fosse disgiunta dalle pratiche magico-religiose,caratterizzate dall’esecuzione di rituali in cui il movimento e la danza avevano un ruolo preminente.La storia della danza e della sua utilizzazione terapeutica , finiscono sostanzialmente col coincidere , almeno per quanto riguarda le società tradizionali. A partire dal 1500 la situazione cambia, con la nascita della danza teatrale questa viene a caratterizzarsi sempre più come attività di spettacolo ,in cui è marcata la differenziazione tra spettatori e danzatori. Solo con l’avvento della danza moderna,danza e terapia possono rincontrarsi.La danza moderna infatti compie una serie di conquiste di fondamentale importanza per la nascita della danzaterapia. All’inizio del ‘900 la danza comincia a spogliarsi degli abiti di un accademismo elitario per riprendere possesso delle proprie finalità espressive e comunicative. La danza moderna si volge a celebrare l’unità dell’uomo,anima e corpo e a dare spazio alle emozioni e ai sentimenti. In questo clima di rinnovamento e di crescita,intorno agli anni ’40, alcune danzatrici americane iniziarono a scoprire, partendo dalla propria esperienza personale,che la danza ha degli effetti terapeutici. La quarta parte entra nello specifico della danza come strumento terapeutico,descrivendo l’attuale utilizzo delle tecniche terapeutiche che si servono del movimento del corpo e della danza,a conferma che all’evoluzione della danza come forma d’arte e di comunicazione, ha fatto seguito anche una crescita ed espansione di tecniche cliniche efficaci e alternative,se vogliamo, che oggi danno un apporto importante all’orizzonte della Cura. Vengono qui analizzati gli aspetti teorici che stanno alla base delle pratiche terapeutiche(l’inscindibilità del rapporto mente-corpo;il piacere funzionale del proprio corpo;il movimento autentico;la simbolizzazione;il potenziamento della stima di sé;l’importanza del ritmo e dell’elemento musicale),nonché le caratteristiche tecnico-applicative,in termini di setting,di tipologia di utenza,di obiettivi,di strategie operative, di “contratto terapeutico”. La danzaterapia trova oggi il suo posto al tempo stesso tra le arti-terapie e gli approcci corporei e psicomotori. È una metodologia che mira all’armonico sviluppo dell’individuo attraverso l’uso del movimento inteso come mezzo per la scoperta di sé, del proprio corpo e delle sue capacità espressive. Nata come approccio clinico, la DMT esprime anche risorse,competenze e tecniche rivolte al lavoro psicosociale,pedagogico e formativo. L’ultima parte si occupa della psicomotricità,ed evidenzia la stretta connessione tra psiche e movimento,tra emozionalità e atto motorio, con la conseguenza che la motricità rappresenta l’espressione corporea della personalità e si parla di sviluppo psicomotorio e personalità psicomotoria e del significato che il gesto assume per chi lo compie e per l’altro: il movimento diviene comunicazione appunto. Concludo,sostenendo che al principio di ogni formazione dell’uomo grande importanza ha pure l’educazione al movimento e all’espressività corporea,con l’invito alla scuola e alle strutture educative primarie,a prendere consapevolezza del senso e del valore che ha per la crescita di un individuo una formazione globale del sé che investe gli aspetti intellettivi quanto quelli emotivi e fisici. | |
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