![]() | Università: Università degli Studi di L'Aquila Facoltà: Psicologia Corso di laurea: Scienze psicologiche applicate Cattedra: Psicologia dello sviluppo Docente: Prof. Enrico Perilli Anno accademico: 2005/2006 Tipologia tesi: Laurea I livello |
| L’attività comunicativa è da considerarsi per l’essere umano un elemento fondamentale e caratterizzante degli scambi intersoggettivi. Essa non rappresenta un semplice processo fisiologico ma un’articolata architettura composta di vari e differenti elementi: dalle espressioni semantiche alla gestualità ,dalla capacità di elaborare frasi semplici a quella di sostenere discussioni dotate di significati articolati con più interlocutori. La comunicazione a in sé un aspetto sociale e relazionale e implicitamente una matrice culturale e una natura convenzionale. Il linguaggio può essere inteso come un sistema simbolico di comunicazione, cioè un sistema in cui l’informazione che passa tra un emittente e un destinatario è codificata in modo simbolico (attraverso simboli e segni). La capacità comunicativa subisce mutamenti e si evolve attraverso il passaggio dalle prime forme comunicative (sorrisi sguardi e vocalizzi) agli espliciti intenti comunicativi prodotti nel primo anno di vita del bambino. Questo passaggio avviene attraverso lo sviluppo di diverse competenze: il bambino impara ad interagire con gli adulti che si prendono cura di lui e a condividere con loro l’attenzione sul mondo circostante. Impara a comunicare intenzionalmente con gesti e suoni; esercita la sua capacità fonoarticolatoria partendo dai primi suoni riflessi fino a produrre sequenze di sillabe simili alle parole. In questa fase si sviluppa la capacità di usare simboli, cioè di usare dei mezzi quali suoni, movimenti del corpo od oggetti per riferirsi a un qualche contenuto. Nel secondo anno di vita il lessico si amplia sensibilmente, i bambini imparano nuove parole e riescono ad utilizzarle in modo sempre più flessibile e articolato. La comparsa delle prime combinazioni di parole è legata alla dimensione del vocabolario, e la produzione di vere frasi è preceduta da un lungo periodo in cui diversi elementi comunicativi (gesti vocalizzi e parole) si combinano in enunciati di complessità crescente per la realizzazione degli intenti comunicativi del bambino. In questo percorso i gesti accompagnano sempre le parole, contribuendo ad arricchire il significato delle espressioni infantili e aprendo la strada per un ulteriore sviluppo. Qui si inserisce il presente lavoro, che intende presentare i vari aspetti dello sviluppo della capacità narrativa nei bambini in età prescolare. Sappiamo che intorno ai 3 anni i bambini hanno imparato ad usare il linguaggio per conoscere il mondo in cui vivono, controllare le proprie ed altrui emozioni e i comportamenti sociali. L’ampliamento del vocabolario e l’acquisizione di una maggiore abilità nello strutturare frasi consentono loro di prendere parte a conversazioni e discussioni con adulti e coetanei. Le conoscenze sul mondo,sulle persone e le relazioni sociali si manifestano nella sempre più raffinata capacità (capacità narrativa) di raccontare episodi, in cui sono stati direttamente coinvolti, raccontare storie di fantasia ed anche eventi sociali e fatti lontani nello spazio e nel tempo. Quando si parla di capacità narrativa, si parla di narrazione e diversi sono gli approcci psicologici allo studio della stessa; questi saranno esposti insieme ai modelli nella critica letteraria ed in psicologia. Per arrivare alla costruzione e alla narrazione di una storia, il bambino deve innanzitutto saper utilizzare un linguaggio adeguato, conoscere la prospettiva altrui e conoscere le regole base per una comunicazione con un interlocutore. La capacità narrativa è anche influenzata da diversi fattori quali l’età, il contesto socio-culturale, l’interazione con i genitori e i diversi generi narrativi. Questi ultimi sono le narrazioni di eventi personali, gli script e le storie di fantasie. Inoltre il bambino comincia ad utilizzare un linguaggio psicologico, ovvero è capace di spiegare a parole gli stati mentali degli altri e utilizzerà quello che viene definito lessico psicologico. Esso aiuterà il bambino a produrre narrazioni, in cui sarà capace di analizzare il punto di vista dei personaggi. Infine si andrà a presentare quel meccanismo innato e che sottende la capacità narrativa, il pensiero narrativo; si presenteranno gli studi effettuati da alcuni autori e il rapporto dello stesso con la teoria della mente. | |
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