![]() | Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti Facoltà: Psicologia Corso di laurea: Psicologia Cattedra: Psicologia Docente: Giovanni Stanghellini Anno accademico: 2007/2008 Tipologia tesi: Laurea II livello |
| L’indagine sulla natura e la qualità dell’esperienza cosciente ha una lunga storia nella tradizione filosofica occidentale. I vari approcci presenti in letteratura affrontano il vertice epistemologico a partire da differenti e a volte contrastanti versanti. Lo studio della coscienza può infatti essere intrapreso sia a monte, considerando le sue basi neurali, sia a valle, studiando e misurando il comportamento, sia direttamente dal cuore della questione, per quanto riguarda gli aspetti fenomenologici del vissuto oggetto di indagine. Nel presente lavoro, partendo da quest’ultimo approccio, ci si è attenuti ai fenomeni osservati direttamente dagli occhi di chi ne fa esperienza, affidandosi al suo resoconto in prima persona. Il lavoro esplora alcune delle caratteristiche del vissuto del praticante buddhista durante la meditazione. Tramite il ricorso alle descrizioni fatte da meditatori esperti, si è ipotizzato di poter accedere ad una maggior comprensione di caratteristiche della coscienza difficilmente esplorabili ed esperibili da soggetti non praticanti. La letteratura esaminata descrive infatti la vasta e variegata estensione delle esperienze vissute dai meditatori. L’osservazione di tali fenomeni permette quindi allo studioso di ampliare il range delle descrizioni possibili e, ipso facto, la conoscenza e comprensione della coscienza. Gli strumenti utilizzati sono interviste dirette e questionari a risposte aperte. In una prima fase del lavoro, tramite una rassegna della letteratura si sono delineati gli aspetti dell’esperienza cosciente da esplorare attraverso le interviste. Nella fase successiva sono state condotte interviste a monaci e meditatori esperti. Lo scopo di questa fase era quello di (i) comprendere la natura delle esperienze oggetto di indagine, cercando di limitare il più possibile biases dovuti alla formulazione scritta e sintetica delle domande, (ii) arrivare ad una formulazione delle domande del questionario quanto più vicina possibile ai concetti e alla terminologia utilizzati spontaneamente dai soggetti nelle narrazioni. Alla fase delle interviste è seguita la formulazione del questionario che è stato inviato via email e posta ai soggetti. Il questionario esplora le seguenti aree: il rapporto con gli oggetti e le esperienze di profondo assorbimento o unione con essi; il correlato fenomenologico delle esperienze di profondo raccoglimento e assorbimento (dette Jhana); la visione profonda (vipassanà) nella esperienza diretta del meditatore. I dati raccolti sono stati analizzati e confrontati con la letteratura di riferimento descritta nei primi capitoli della tesi. Da tale analisi possiamo identificare i seguenti contributi: (i) descrizione accurata di vissuti assolutamente anomali e atipici; (ii) un possibile confronto con vissuti propri di alcune psicopatologie. Si riscontra una coerenza con la letteratura dimostrando che i concetti teorici sono, di fatto, vissuti e validati direttamente dai soggetti nella propria esperienza. Emergono descrizioni di (i) stati di profondo assorbimento, caratterizzati da fenomeni dispercettivi, dissoluzione dei confini dell’io e conseguente fusione con il mondo fenomenico; (ii) sospensione del giudizio cosciente delle qualità dei percetti e della valenza affettiva ad essi attribuita; (iii) inibizione dell’attività percettiva a seguito del rivolgimento introspettivo delle facoltà attentive; (iv) scissione dell’io dovuta alla distanziazione progressiva che il meditatore sperimenta identificandosi con la propria consapevolezza immediata e averbale a discapito della usuale identificazione con il proprio abituale dialogo interiore; (v) accurati insight sulla natura della propria esperienza cosciente. Nel complesso le descrizioni fornite dai soggetti sembrano richiamare vissuti che, in altri contesti, potrebbero essere ascritti al mondo della psicopatologia. In questo senso ci si può quindi forse ritenere leggermente più vicini all’obiettivo di una maggiore comprensione di alcune esperienze psicopatologiche. In tale direzione si individua una ideale prosecuzione della ricerca sulla base dei dati ottenuti, riformulando le ipotesi di ricerca al centro del nuovo orizzonte di significati emersi nelle narrazioni e andando poi nuovamente a testare la loro efficacia descrittiva con un campione più ampio. | |
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