![]() | Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza Facoltà: Psicologia Corso di laurea: Psicologia 1 Cattedra: Laboratorio sul resoconto clinico Docente: Laura Carla Galante Anno accademico: 2009 Tipologia tesi: Laurea I livello |
| Questa tesi si pone l’obiettivo di illustrare l’approccio sistemico e relazionale simbolico allo studio della famiglia e della terapia della famiglia. In particolare, sarà approfondito il mito familiare e la sua utilità nella comprensione del funzionamento e del disfunzionamento della famiglia. Le teorie illustrate saranno utilizzate, infine, per analizzare l’esperienza di tirocinio in un Istituto di Psicoterapia Familiare. Si è voluto affrontare questo percorso teorico e pratico sia per motivazioni personali, scaturite dall’interesse verso gli approcci sistemici all’osservazione dei fenomeni psicosociali, sia per motivi formativi e professionali, poiché si è ritenuto strategico abbinare lo studio teorico ad un’esperienza pratica, così da appropriarsi di strumenti metodologici, oltre che di nozioni teoriche, e sperimentarne l’applicazione in condizioni simulate e supervisionate. Nella realtà universitaria di Roma, in particolare presso la facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi “Sapienza”, operano numerosi esponenti dell’approccio sistemico, dunque ciò ha consentito di relazionarsi direttamente con loro e con gli istituti sistemici, creando un canale privilegiato di contatto con tali realtà, più fecondo rispetto ad uno studio puramente nozionistico. Nel panorama internazionale, gli approcci sistemici, scaturiti dalla Scuola di Palo Alto della prima metà del Novecento, risultano tra i più utilizzati e collaudati nella terapia delle famiglie (Weeks, L’Abate, 1982). Sono stati utilizzati anche nella terapia individuale, dunque risultano duttili, applicabili sia in ambito psicopatologico, di cura del malessere, sia in ambito formativo e di ricerca, per la promozione del benessere. Storicamente, la Scuola di Palo Alto si è inizialmente occupata di studi sulla comunicazione e sulle interazioni (Watzlavich, Beavin, Jackson, 1971), poi ha analizzato le interazioni disfunzionali, caratterizzate dal doppio legame (Bateson, 1969), per poi formulare ipotesi sulla relazione causale tra interazioni caratterizzate dal doppio legame e genesi di gravi psicopatologie come la schizofrenia (Bateson, 1969). Anche se tali ipotesi sono state poi successivamente criticate, sono rappresentative dell’applicazione delle teorie sistemiche allo studio del funzionamento delle famiglie ed hanno inaugurato un fecondo filone di ricerche e di analisi dei meccanismi familiari di mantenimento dell’omeostasi e di difesa dell’assetto esistente dall’”attacco” proveniente dalle nuove generazioni. In terapia, la famiglia può presentarsi intenzionata a cambiare, ma in realtà presenta resistenze, dunque sembra che voglia essere guarita, ma senza essere cambiata: può essere difficile riorganizzarsi come richiesto dalle diverse fasi che essa attraversa, non sempre è disposta a rivedere i ruoli assegnate a ciascun membro, perché fortemente legata al patrimonio valoriale trasmesso dalle generazioni precedenti (Andolfi, 2003). La disfunzionalità di un sistema familiare può scaturire dall’irrigidimento di questo patrimonio culturale familiari, per questo si è ritenuto opportuno approfondire lo studio del mito familiare, illustrandone la genesi e le funzioni e indicando gli strumenti per esplorarlo ed eventualmente per aiutare la famiglia modificarlo: saranno, infatti, descritti i vari approcci terapeutici che lo utilizzano, con particolare riferimento a quelli di tipo paradossale, applicati con successo anche con famiglie particolarmente resistenti al cambiamento (Weeks, L’Abate, 1982). A queste teorie sulla famiglia e sulle metodologie di intervento per ridurne le disfunzionalità si farà riferimento per fare un resoconto critico dell’esperienza di tirocinio svolta presso la Scuola Romana di terapia Familiare di Roma. La tesi si articolerà in tre capitoli. Il primo capitolo illustra preliminarmente il concetto di sistema, dapprima formulato da Von Bertalanffy (1937) e poi approfondito dalla Scuola di Palo Alto (Watzlawick, 1971), applicato allo studio delle interazioni e poi a quello della famiglia, di cui viene illustrato il funzionamento e la struttura e i meccanismi di comunicazione che la rendono disfunzionale e che possono contribuire allo sviluppo delle psicopatologie. Quindi, si riflette sulle cause del suo disfunzionamento e si illustrano le terapie con cui viene trattato: si farà riferimento all’approccio di Minuchin (1974), che ha analizzato le transazioni familiari e i confini tra i sottosistemi dei coniugi, dei figli, dei fratelli. Poi si procederà con l’approccio relazionale-simbolico (Scabini, Cigoli, 2000), che studia sia le interazioni comportamentali sia i significati fantasmatici associati ad esse, infine saranno descritte alcune terapie della famiglia con i loro maggiori esponenti, che hanno definito tecniche da applicare per affrontate le patologie relazionali familiari (Haley, 1974; Whitaker, 1984). Il secondo capitolo approfondisce il mito familiare, la sua formazione, la sua funzione, le modalità di trasmissione e gli strumenti per esplorarlo e modificarlo. Verrà, innanzitutto chiarito il significato storico ed etimologico del mito (Del Corno, 1995), poi le sue implicazioni sull’organizzazione della vita sociale (Knox, 1964), infine la sua rilevanza nella terapia familiare (Ferreira, 1963; Andolfi, Angelo, 1987). Il mito, contribuisce, infatti, a fondare l’identità del gruppo familiare (Bynh-Hall, 1979), viene trasmessa alle generazioni successive, ma spesso si irrigidisce, diventando disfunzionale. L’approccio alla terapia familiare, quando il disfunzioanmento scaturisce anche dall’irrigidimento dei miti, è quello che prevede l’analisi del genogramma (Bpwen, 1978) oppure sedute trigenerazionali (Framo, 1992): verranno, quindi, descritte e discusse le diverse modalità terapeutiche. Il terzo capitolo costituisce il resoconto del tirocinio, dapprima descrivendo il contesto e l’obiettivo, quindi illustrando l’applicazione dei concetto esposti a casi tratti da film o seguiti dai terapeuti della struttura presso cui si è svolto. Il tirocinio semestrale è previsto dall’ordinamento universitario, e per svolgerlo si è scelta la Scuola di Psicoterapia Familiare di Roma, siti in via Reno, diretta dal Prof. Saccu. Si tratta di un Centro di formazione e consulenza per le famiglie, dove i tirocinanti possono svolgere esercitazioni teoriche e discussioni di gruppo sui concetti di sistema, di mito, di mandato e di terapia, applicandoli a specifici film da visionare in gruppo e da discuter con il tutor, nonché osservare alcune sedute di psicoterapia sistemica dallo specchio unidirezionale, da discutere successivamente con i tutor. Saranno quindi illustrate le attività svolte, nonché discussi gli aspetti emotivi, motivazionale, e relazionali dell’esperinza. | |
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