In quanto terapeuti, attraverso il racconto dei pazienti vediamo spesso configurarsi il ritorno del rimosso.
In quanto soggetti che vivono nel Mondo, spesso vediamo analoghi fenomeni configurarsi nel collettivo, o – per dirla con G.B. Vico - assistiamo ai corsi e ricorsi della storia.
Non raramente accade, infatti, che tematiche mai adeguatamente affrontate e quindi non risolte si ripropongano all’attenzione pubblica, attraverso i mass media.
Non raramente accade che le dette riproposizioni, anziché chiarire le aree di incertezza, accrescano la confusione.
E’ il caso della psicoterapia on line.
Nel Corriere della Sera del 6 settembre 2009 (Salute, pag. 46 e 48) si leggeva un articolo, a firma di Daniela Natali, titolato: Accanto al 'lettino' la tastiera del computer.
Il lettore apprendeva che per la prima volta, uno studio inglese dimostrava l’efficacia dei trattamenti via internet.
Orbene, per la prima volta e in Inghilterra. Della situazione italiana attinente la ricerca sullo specifico tema nessun cenno. Nel riquadro laterale a pag.48 si riportavano alcune informazioni / opinioni / suggerimenti all'utente provenienti dall'Ordine Nazionale degli Psicologi; anche da tale fonte l'utente non veniva informato della attuale e decorsa situazione italiana, relativamente alla questione in oggetto.
Perché non si è fatto alcun cenno alla ricerca italiana? Già nel 1999 – 2000 con il gruppo Psychoinside, sotto la direzione di Tonino Cantelmi, effettuammo una ricerca sperimentale i cui risultati sono poi confluiti nel volume: @Psychotherapy: risultati preliminari di una ricerca sperimentale italiana, (a c. Cantelmi, T., Putti, S., Talli, M.) Roma,Edizioni Universitarie Romane, 2001.
Al di là del caso personale, io penso che i mass media debbano - in misura ragionevole - dare all’utente / lettore una informazione completa e non parziale.
Ancora al di là dello specifico articolo, allargando l’attenzione alla modalità con cui le tematiche attinenti la psicologia e la psicoterapia vengono presentate dai mass-media, mi soffermo su una modalità di scrittura, purtroppo non rara, in cui è dato cogliere (a volte già nei titoli!) uno spirito ilare, giocoso, talora ironico.
Perché? Valutano gli articolisti che anche il tono è il messaggio? Ricordando Mc Luhan, posso dire che non solo il medium è il messaggio, ma anche il tono. Si passa, in sintesi, al lettore una notizia attinente la psicologia con le tonalità emotive sopra accennate: cosa recepisce e pensa il lettore? Che la psicologia e la psicoterapia siano temi di cui sorridere / ridere? Io credo che la psicologia e ancor più la psicoterapia (in quanto contempla l’ambito della sofferenza umana) richiedano toni pacati, seri, rigorosi.
Un auspicio? Che anche in Italia cresca il livello di sensibilità verso la psicologia in senso lato: e che anche nei riguardi della psicoterapia on line (o se si preferisce, della consulenza on line e / o dell’aiuto psicologico via internet !) si proceda con una ricerca seria, che nel procedere sia memore degli aspetti etici e deontologici internet correlati.
Cito, ad esempio, la ricerca sul Counseling on line che si appresta a partire, nell’ambito del sito Psycommunity. Come chiaramente ha espresso Giuseppe Vadalà, fondatore di Psycommunity: la Ricerca sul Counseling on line si propone di superare la discussione teorica sulle possibilità di una terapia (o una consulenza) operate tramite mezzi virtuali in una relazione virtuale, orientando invece l'interesse sui risultati pratici di una sperimentazione che, rispettando i principi generali delle scienze, mette in discussione una o più ipotesi a cui cerca di rispondere mantenendo un atteggiamento scevro da qualsiasi pregiudizio. Ciò nella convinzione che la fattibilità di una prassi derivi dall'esperienza, dalla sperimentazione, e non viceversa.
Simonetta Putti
Analista Junghiana e psicoterapeuta
http://www.centrostudipsicologiaeletteratura.org
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