![]() | Università: Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli Facoltà: Scienze della Formazione Corso di laurea: Scienze dell' educazione Cattedra: Pedaggia Docente: Frauenmfelder Anno accademico: 2007 Tipologia tesi: Laurea I livello |
| La motivazione che mi ha portato a realizzare questa tesi è partita dalla mia esperienza di tirocinio realizzata nella scuola primaria di Portici tra marzo e giugno 2007. Il progetto, al quale ho partecipato durante il tirocinio, pone l’educazione sessuale in una nuova prospettiva: non più come informazione scientifica circa l’attività sessuale (come era stata intesa tradizionalmente), ma come percorso educativo che favorisce nel soggetto l’integrazione dei diversi aspetti della propria identità sessuale, il rispetto per il proprio corpo e il rispetto per gli altri nell’esercizio della propria sessualità. Più volte, nel corso della storia, è stato affrontato il discorso dell'introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole. Periodicamente, infatti, si sono verificate condizioni storiche e sociali che hanno evidenziato la necessità di introdurre tale insegnamento nei programmi scolastici. La riflessione storica può rappresentare, a questo punto, un presupposto per comprendere l'evoluzione del dibattito e chiarire le prospettive future. Nella prima parte di questo elaborato ho affrontato l’analisi del dibattito politico e sociale riguardante l'educazione sessuale nelle scuole italiane, per poi tracciare le linee di una nuova metodologia da applicare. Attraverso la consultazione di proposte di legge e di testi specifici ho fatto, quindi, una panoramica tra le diverse posizioni. Nel 1912 l'allora Ministro della Pubblica Istruzione Credaro rispose ad una interrogazione parlamentare che chiedeva corsi di igiene sessuale per la prevenzione delle malattie veneree. Nello stesso anno, dopo un significativo aumento di queste malattie, furono diramate disposizioni precise per la prevenzione nelle scuole e si cominciò a progettare una legge che rendesse obbligatoria l'educazione sessuale come informazione sull'igiene sessuale. In seguito, più volte, si è tornato a parlare di educazione sessuale obbligatoria nella scuola, ma soltanto in occasione di interventi straordinari, volti a limitare epidemie di malattie a trasmissione sessuale. Le norme varate in queste situazioni d'emergenza sono state nel corso degli anni successivi sempre e soltanto provvisorie. I mutamenti sociali e culturali, avvenuti dopo il 1968, hanno contribuito a porre la questione in termini non esclusivamente sanitari, ma anche di educazione ad una sessualità inserita in uno sviluppo armonico della personalità. Alcuni fattori hanno recentemente contribuito a rinnovare l'attenzione per questo argomento: - un approccio precoce con la sessualità da parte degli adolescenti; - l'insorgere di una nuova ed epocale malattia a trasmissione sessuale come l'Aids; - il prolungamento dell'adolescenza "reale", causato dalla dipendenza dai genitori strettamente collegata al nuovo livello degli studi e dalla disoccupazione giovanile che hanno provocato l'innalzamento dell' età matrimoniale; - la graduale scoperta della sessualità distinta dalla riproduttività con la ricerca di valori e di significati nuovi da attribuire alla vita sessuale e affettiva degli individui; Nuovi stili di vita hanno progressivamente modificato i princìpi, le regole, i ruoli e i modelli della società tradizionale, senza, peraltro, proporre modelli e valori sostitutivi per le nuove generazioni. In questo contesto, appare evidente come l'educazione sessuale non è una semplice trasmissione di informazioni, ma va considerata nello sviluppo globale delle capacità comunicative e relazionali. E' importante affrontare in modo sistematico l'educazione sessuale rispetto all' età della crescita e alle agenzie formative e della vita sociale (scuola, famiglia, ecc.). La scuola e la famiglia, appunto, debbono farsi carico del problema "educazione sessuale" con i nodi da sciogliere per una reale attuazione. Infatti nel secondo capitolo, che è stato chiamato “il silenzio diseducativo” si è indagato proprio sulle modalità degli adulti nelle vesti di educatori, di rapportarsi ai loro figli o studenti, in merito alle questioni della sessualità. Gli ambiti principali presi in esame dal presente studio sono stati la famiglia e la scuola, che indubbiamente rappresentano le due principali agenzie educative. Si è cercato di capire: a) qual è la cultura dominante in tema di educazione sessuale, b) come i genitori e gli insegnanti rispondano alle domande sul sesso che vengono poste loro da bimbi e adolescenti, c) quali difficoltà incontrino nel formulare le risposte a questi problemi. Si giunge infine alla conclusione che la sessualità non deve essere eletta a “zona di silenzio”, ma deve essere vista come un luogo dove gli adulti si relazionano con i più giovani. ( tale relazione deve incominciare nelle primissime fasi dello sviluppo). Accanto alle necessità della comunicazione, altro assunto principale affinchè un percorso di educazione sessuale non sia un’iniziativa sterile e fine a se stessa, è quello di conciliare la sfera sessuale con quella più globale della sfera degli affetti e delle emozioni. Esigenza, che emerge nel corso del terzo capitolo, in cui viene presentato un nuovo modello di educazione sessuale il cui fulcro sono affetti ed emozioni e ha, come centrale riferimento teorico, l’intelligenza emotiva ovvero la capacità di riconoscerne e metterne in parola le emozioni. Tale modello si propone come alternativo al modello difensivo di educazione sessuale che le istituzioni sociali e scolastiche continuano ad avere in mente. Tuttavia esso risente da un lato dell’incapacità degli adulti a tollerare mentalmente le ambivalenze della sessualità, e dall’altro delle massicce esigenze difensive delle istituzioni di fronte ai bisogni di conoscenza e di aiuto. Il modello di educazione sessuale attraverso l’intelligenza emotiva non si limita a trasmettere informazioni scientifiche sul sesso, ma considera la dimensione emotiva e relazionale. In tal modo, si permette l’espressione delle emozioni che circolano all’interno del gruppo classe. Solo dando ai bambini e ai ragazzi la posibilità di esprimere i propri dubbi e le proprie fantasie, facilitando la verbalizzazione di contenuti emotivi e affettivi legati alla sessualità, viene raggiunto un autentico apprendimento. Nel capitolo conclusivo ho descritto il progetto svolto durante il tirocinio “Importanza delle emozioni per un’educazione sessuale integrata” dando così uno spessore pratico alle idee esposte nei capitoli precedenti. Sono state descritte le attività per sviluppare le competenze emotive e le modalità attraverso cui affrontare la sfera sessuale, rispettando l’età cronologica e le caratteristiche affettive di ciascun allievo. | |
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