![]() | Università: Università degli Studi di Palermo Facoltà: Scienze della Formazione Corso di laurea: Scienze e tecniche della psicologia dello sviluppo e dell'educazione Cattedra: Laurea Docente: Antonino Miragliotta Anno accademico: 2006/2007 Tipologia tesi: Laurea I livello |
| La nascita di un bambino con deficit visivo, o con altro tipo di disabilità, può rappresentare una potenziale fonte di difficoltà e disagio per qualsiasi famiglia, che rompe gli equilibri preesistenti e impone problemi complessi ai genitori, costringendoli, in alcuni casi, ad una intensa medicalizzazione del loro tempo e delle loro aspettative. Il lavoro presentato si è posto l’obiettivo di evidenziare l’impatto della disabilità visiva del bambino sulla famiglia e, in particolar modo, sulla coppia genitoriale, analizzando i livelli di stress e le capacità di coping dei genitori, ponendo particolare enfasi sulle potenzialità e le capacità adattive degli stessi. Per rilevare i livelli di stress genitoriale si è fatto ricorso al “Parenting Stress Index-short form” (PSI/fr) di Abidin (1990) che fornisce informazioni circa la presenza di alcune caratteristiche del bambino, del genitore e del contesto in cui si svolge la relazione che possono ritenersi stressanti per l’intero sistema familiare. Il “Coping Orientation to Problems Experienced” (COPE) di Carver, Scheier e Weintraub (1989) è stato utilizzato, invece, per la valutazione di un ampio numero di strategie di coping che gli individui possono attuare per far fronte a situazioni o eventi di vita stressanti. La ricerca è stata svolta su 67 coppie genitoriali, considerando un gruppo sperimentale, costituito da 32 coppie di coniugi con un figlio di età compresa tra i 3 e i 13 anni con diagnosi di deficit visivo (cecità congenita, cecità acquisita, ipovisione), e un gruppo di controllo costituito da 35 coppie di coniugi con figli sani di cui almeno uno di età compresa tra i 3 e i 13 anni. I risultati scaturiti dalla ricerca supportano la tesi secondo cui il deficit visivo del bambino non costituisce un limite per l’intera famiglia, in quanto i genitori (soprattutto le madri) sembrano in grado di attivare strategie di coping adeguate per fronteggiare gli stress oggettivi legati alla disabilità, e adattarsi positivamente alla nuova realtà. Nonostante il loro interesse teorico e pratico, si tratta, tuttavia, di risultati che necessitano di ulteriori approfondimenti. | |
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