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Un temuto nemico per lo studente: l'ansia


Pubblicato da Redazione
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Probabilmente, chiunque si sia cimentato nel sostenimento di un esame avrà riconosciuto almeno alcune di queste sensazioni psicofisiche, vissute in modo più o meno accentuato. Si tratta delle più comuni manifestazioni d’ansia, che possono presentarsi, nel caso specifico, durante un esame, ma non solo.

L’ansia consiste nella sensazione di anticipazione di un pericolo incombente, caratterizzata da un disagio psichico di varia intensità e da una serie di manifestazioni somatiche, come quelle appena descritte. Siamo di fronte ad un fenomeno adattativo, che si è sviluppato nel corso dell’evoluzione umana: essa rappresenta una reazione emotiva che predispone l’uomo alla fuga di fronte ad eventuali pericoli esterni. Essa è accompagnata da un’attivazione del sistema nervoso autonomo che provoca tutta la serie di manifestazioni psicofisiche e da uno stato di ipervigilanza, che può arrivare ad essere vero e proprio terrore. L’eccitazione del sistema nervoso fa sì che le ghiandole surrenali vengano stimolate per produrre sostanze (adrenalina e noradrenalina, per esempio) con la funzione di preparare l’organismo ad una reazione di fuga.

I sintomi descritti, quindi, sono del tutto normali, fisiologici quando si presentano in relazione ad una specifica situazione di pericolo. D’altra parte, però, l’ansia può trasformarsi in un meccanismo patologico e di grave disturbo se compare indipendentemente da un reale pericolo e quando le manifestazioni somatiche e psicologiche che l’accompagnano diventano tanto intense ed incontrollabili da impedire il normale svolgimento di qualsiasi attività alla persona che le vive, paralizzandola.

Anche l'ansia da esame svolge un ruolo positivo sulla prestazione se si presenta con una intensità contenuta. In compiti o contesti dove si richiede un’elevata concentrazione, è importante che lo stato di allerta sia sostenuto, così da creare condizioni di tensione per una buona concentrazione ed un buono sfruttamento delle risorse cognitive. Con questa accezione, ansia e allerta possono essere considerati termini equivalenti. Ma, se il livello di allerta, e quindi di ansia, diventa troppo elevato, anziché favorire la concentrazione la disgrega. Le funzioni mentali vengono disturbate secondo un ordine preciso. A livelli moderati di ansia si potranno notare disturbi relativi alle funzioni cognitive superiori, come il ragionamento astratto, man mano che l'intensità dell'ansia aumenta si avranno difficoltà nel problem solving, poi nel la memoria e, infine, nella percezione. E' per questo che in condizioni di ansia molto intensa anche svolgere ragionamenti molto semplici o ricordare dati che fino a poco prima erano ben chiari diventa un compito molto arduo e, in alcuni casi, impossibile. L'interferenza tra lo stato ansioso e le funzioni cognitive è spiegabile con un sovraccarico di informazioni che la mente deve elaborare: oltre a quelle relative all'esecuzione del compito (recupero di informazioni, ragionamento, logica) ci sono anche tutti quei pensieri negativi di autosvalutazione e autocommiserazione, che assorbono una parte dell'attenzione.

Ma perché non tutti soffrono di ansia da esame?
Le ragioni possono essere oggettive, come una reale difficoltà dell'esame da sostenere, o una preparazione non sufficiente che rende insicuri, oppure soggettive. Queste ultime sono quelle che più spesso creano difficoltà a chi è condannato ad una paura cronica prima degli esami, poiché sono le meno controllabili e, purtroppo, facendo parte della personalità, non possono essere eliminate radicalmente. Tra le cause soggettive più comuni dell'ansia da esame c'è un'ansia di tratto, cioè una predisposizione, determinata da componenti genetiche e ambientali, che rappresenta un aspetto del carattere della persona e che consiste in una bassa soglia di attivazione dei meccanismi ansiosi di fronte a stimoli seppur lievemente pericolosi. In queste persone, che possiamo definire soggetti ansiosi, un evento come il sostenimento di un esame provoca reazioni molto violente, rispetto a quelle che si osservano in soggetti non-ansiosi. Da alcuni studi, ad esempio, si è visto che la prestazione cognitiva in particolari compiti di soggetti definiti ansiosi è peggiore di quella dei non-ansiosi.

Un'altra causa molto comune e importante nella determinazione dell'ansia da esame è una bassa autostima. In soggetti con un basso livello di autostima, l'ansia da esame può essere assimilata ad un'altra particolare forma di ansia: l'ansia da prestazione. Anche in questo caso abbiamo a che vedere con uno stato ansioso di tratto, si tratta, cioè, di una caratteristica piuttosto stabile della personalità che emerge in varie situazioni. L’ansia da prestazione è tipica delle persone insicure, con bassa autostima, le quali non si sentono all’altezza della situazione che deve essere affrontata di volta in volta, ritenendo di mettere in atto una cattiva prestazione. Individui che presentano questa difficoltà avvertono molto il peso del giudizio degli altri; in questa ottica, l’ansia da esame e da prestazione si inseriscono nel quadro di un più vasto e generico stato ansioso che è l’ansia sociale. Il contatto, la relazione con altre persone innesca un meccanismo di insicurezza e paura, che, a sua volta, rende il comportamento e la performance della persona ancor meno efficace, così da aumentare ulteriormente il suo senso di inadeguatezza. A questo punto il circolo vizioso è stato innescato. La bassa competenza sociale, quindi, non solo produce ansia, ma è il prodotto stesso dell’ansia.

Tra le cause di tipo soggettivo è opportuno ricordare le esperienze pregresse che ognuno ha accumulato nella vita. In queste rientrano sia quelle legate a contesti di esame sperimentati in precedenza, sia lo stile di giudizio e di educazione trasmesso dai genitori. Per coloro che vivono gli esami con vero e proprio terrore e, in alcuni casi, minacciano l'esito della prova a causa del livello elevato di ansia che vivono, continuare a convivere con questo problema può oltre a compromettere il successo personale, anche condizionare le scelte di vita e professionali. La soluzione più immediata, infatti, è evitare il problema aggirando l'ostacolo, vale a dire evitare situazioni che possano determinare ansia (rinviare l'esame, ad esempio). Naturalmente, questa via di uscita è quanto mai controproducente, considerando che la paura di sostenere esami finisce col rafforzarsi maggiormente. La situazione, però, è tutt'altro che disperata. Le soluzioni esistono, ma tutte prevedono il presupposto fondamentale del riconoscimento e della consapevolezza del problema: aver paura degli esami non è un dramma, non è motivo di svalutazione, ma è un aspetto della personalità che va accettato ed affrontato.

La gestione efficace di una situazione di esame richiede la compresenza di abilità a livello cognitivo (autoistruzioni positive, autorinforzo, aspettative di autoefficacia), emozionale (espressione adeguata e controllo delle emozioni) e comportamentale. Tali abilità rientrano in un programma psicologico cognitivo-comportamentale di text skill training, che prevede l'impiego di varie tecniche rieducative.
Tra queste ricordiamo la desensibilizzazione, che consiste, in breve, nell'abbinare sensazioni di rilassamento muscolare o pensieri positivi e sereni a varie situazioni ansiogene ordinate per intensità su una gerarchia. Un'altra tecniche prevede un potenziamento delle capacità attentive, attraverso un addestramento alla focalizzazione dell'attenzione su aspetti rilevanti della situazione d'esame, tralasciando quelli irrilevanti. Esistono, però, molti altri metodi per combattere l'ansia da esame. Occorre solo scegliere quello che si ritiene più confacente alle proprie esigenze e alla propria personalità, armarsi di buona volontà, costanza, fiducia e… buono studio!

Mezzi per affrontare l’ansia da esame

A cura di Simona Baldanza Articolo tratto da http://digilander.iol.it/jotis/psiche/ansia-esame.htm

 

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