Caso clinico: "Dismorfofobia: la storia di Amerigo, ovvero: quando la psicoterapia si può ritenere conclusa?"


 

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Dismorfofobia: la storia di Amerigo, ovvero: quando la psicoterapia si può ritenere conclusa?


Pubblicato da Paolo Mancino
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Dismorfofobia: la storia di Amerigo, ovvero: quando la psicoterapia si può ritenere conclusa? In questo articolo vengono descritte alcune difficoltà legate al trattamento di pazienti con disturbi percettivi dell'immagine corporea e di pensiero ossessivo. Viene inoltre presa in esame la problematica delle "guarigioni" in psicoterapia, nella prospettiva della terapia cosiddetta breve dal punto di vista della psicoterapi costruttivista. Nella pratica clinica è difficile affermare con un certo grado di certezza quanto un caso può essere considerato risolto oppure no, semplicemente finisce la frequentazione quando il paziente sta meglio, cioè trova un migliore adattamento nelle relazioni, negli affetti, nella vita lavorativa. Difficilmente troverete affermazioni di questo genere tra gli autori. Chi scrive qualcosa su questi argomenti lo fa per dimostrare la sua bravura per aver risolto più e più casi. Ma proprio nel decidere che un caso è risolto c’è l’errore. Oggi più che mai le persone che ricorrono all’aiuto psicologico vogliono risolvere il loro caso come se si trattasse di un sintomo da curare con una medicina. Purtroppo, molti colleghi in vario modo, contribuiscono a creare una aspettativa miracolistica anziché diffondere una vera cultura della pratica del ben-essere. Inutile dire che questo tipo di pazienti rappresentano per i professionisti dell’aiuto una delle cause maggiori di stress per la frustrazione che provocano... CONTINUA

 

Il caso clinico completo è visualizzabile solo dai partecipanti con Liberamente attiva

 


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