Marco è un ragazzo di 20 anni quando giunge all’osservazione, sollecitato per gravi atteggiamenti autolesivi.
Da qualche mese alle prese con il servizio militare, aveva cominciato ad esprimersi attraverso frasi apparentemente sconnesse e poco comprensibili, che si riferivano a “… timore a fare i turni di guardia e dell’eventualità di dover far uso dell’arma da fuoco di cui era dotato”. In un contesto militare apparivano poco congrue. Su richiesta dello psichiatra consultato, veniva rapidamente predisposta l’interruzione del servizio militare ed il giovane inizia una psicoterapia nel cui ambito si evidenziano notevoli difficoltà a mantenere un buon rapporto anche se un chiaro atteggiamento di dipendenza porta a stabilire un ambito sufficientemente utile e capace di sostenere una volontà di “crescere nell’auto-individualizzazione”.
In un momento di espansività affettiva Marco afferma: “… riconosco che in questi incontri ho imparato a pensare … per questo riesco a organizzare la mia mente che ora è “mia” …”.
La storia personale, ricostruita nelle sedute psicoterapeutiche, riporta di come i primi segni di “difficoltà psichica” erano apparsi intorno ai tre anni. Una foto fa rivivere desideri di “castrazione” rivolti verso il padre (“… volevo tagliargli il naso”) e sentimenti angosciosi di vergogna per “…avere un pisello così piccolo”, pensiero che...
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