![]() | Università: Università degli Studi di Padova Facoltà: Psicologia Corso di laurea: Psicologia clinica e di comunità Cattedra: Psicologia dinamica Docente: Adriana Lis Anno accademico: 2006/2007 Tipologia tesi: Laurea V.O. |
Un gran numero di studi ha ormai appurato la connessione esistente tra la qualità dello stile di attaccamento negli adulti, inteso come pattern di relazione oggettuale precocemente appreso, e varie forme di disagio psichico; in particolare, è stato dato largo spazio allo studio della connessione tra uno stile di attaccamento insicuro e le problematiche da abuso di sostanze (Kassel, Wardle, Roberts, 2007; Flores, 2001; Schindler, Thomasius, et al., 2005). E’ stato ipotizzato (Kassel, Wardle, Roberts, 2007) che il legame tra stile di attaccamento insicuro ed abuso di sostanze passi attraverso una serie di problemi emotivi e comportamentali che si potrebbero concettualizzare come bassa autostima e attitudini disfunzionali riguardo al sé e al mondo. Il concetto di attitudini disfunzionali è stato elaborato da Beck, e si potrebbe assimilare senza troppe difficoltà a quello di Internal Working Models (IWM) negativi di Bowlby (1989a): il bambino, nelle sue interazioni precoci con l’oggetto, vale a dire con la sua figura di attaccamento, internalizza un’immagine di sé e dell’altro che poi lo guiderà attraverso tutte le successive interazioni, fino alla vita adulta (Bowlby stesso infatti ipotizza che in età adulta i partner e i pari fungano da figure di attaccamento). Se l’immagine che il bambino ha internalizzato è un modello di sé come non degno d’amore e dell’altro come inaffidabile, allora si parla di IWM negativi. A questo corrispondono le attitudini disfunzionali di Beck. Kassel e colleghi hanno effettuato uno studio somministrando a degli studenti di college una serie di strumenti atti a valutare lo stile di attaccamento, le attitudini disfunzionali, il livello di autostima e il consumo di sostanze valutato per frequenza di consumo e frequenza in cui il consumo era funzionale alla gestione di affetti negativi. In un primo tempo sono stati somministrati il Collins & Read 18-item Inventory (1990, una rielaborazione dello Hazel and Shaver Self-Report che richiede ai soggetti di valutare singolarmente i 18 item di cui si compone anziché i tre profili complessivi della versione originale) per valutare tre dimensioni dell’attaccamento, e per la precisione la facilità ad entrare in relazione con gli altri (chiamata “close”), la predisposizione a dipendere dagli altri (“depend”) e le paure di abbandono e di non essere amati (“anxious”); la DAS (Dysfunctional Attitudes Scale, Weissman, Beck, 1978) per valutare la presenza o meno di attitudini disfunzionali verso se stessi e il mondo; la Rosenberg Self-Esteem Scale (Rosenberg, 1979) per valutare il livello di autostima. In un secondo incontro, a otto settimane dal primo, si è chiesto ai soggetti di riferire riguardo all’uso che avevano fatto in quelle otto settimane di sigarette, alcolici e marijuana: si è rilevata la frequenza di uso per ciascuna sostanza e la frequenza in cui l’uso era stato collegato ad una situazione di stress. I risultati di questo studio hanno evidenziato come i soggetti in cui le interazioni precoci hanno portato ad uno stile di attaccamento insicuro, e in particolar modo ad attitudini ansiose (paura di abbandono e di non essere amati), sviluppino attitudini disfunzionali riguardo al sé, che quando si attivano portano ad un abbassamento dell’autostima, e come questo abbassamento dell’autostima li conduca a rivolgersi all’uso di sostanze come strategia di gestione dell’affettività negativa (Kassel, Wardle, Roberts, 2007). L’abuso di sostanze, specialmente se legato al tentativo di ridurre o gestire affetti negativi, sembra dunque maggiormente diffuso tra quei soggetti che hanno sviluppato uno stile di attaccamento insicuro, bassa autostima, una forte affettività negativa e scarse possibilità di gestire lo stress attraverso il supporto sociale (Kassel et al., 2007). Possiamo ipotizzare, come via parallela a quella della bassa autostima evidenziata da Kassel e colleghi, che le attitudini disfunzionali collegate all’attaccamento insicuro conducano ad una maggiore probabilità di compiere abuso di sostanze rendendo difficile la creazione ed il mantenimento di una rete di supporto sociale, e questo in quanto portatrici di un’immagine deteriorata dell’altro: se da un lato l’abuso di sostanze nasce come tentativo di gestione di affettività negative, forse anche di integrazione della violenza fondamentale di cui parla Bergeret (1982), dall’altro si può immaginare che una percezione dell’altro come totalmente inaffidabile, se non anche unicamente come oggetto parziale, spinga inevitabilmente al ritiro dalla relazione. In questo modo si assisterebbe ad un conflitto tra bisogni di dipendenza e spinte all’isolamento (Bergeret, 1982), che verrebbe risolto con l’utilizzo della sostanza come sostituto relazionale. A questo punto si entrerebbe in un circolo vizioso per cui la sostanza stessa, oltre a porsi come sostituto delle relazioni, diverrebbe un ostacolo a ricostruirne o a svilupparne di nuove, a causa dei sempre maggiori deterioramenti anche psicofisici che produce (Flores, 2001). Ergo diventerebbe sempre più scarsa la disponibilità di un qualche supporto sociale che aiuti a gestire e ad integrare l’affettività negativa e sempre più necessario, per contro, l’uso della sostanza. Il presente lavoro si propone di osservare le correlazioni tra funzionamento sociale, stile di attaccamento misurato tramite il test AAP (George, West, 2001), percezione dell’altro e delle relazioni e conseguente rapporto tra bisogni di dipendenza e tendenze all’isolamento in soggetti che presentino problematiche da uso di sostanze. La speranza è quella di fornire un contributo, per quanto modesto, alla comprensione di quelle dinamiche profonde che rendono la presa in carico di questa tipologia di soggetti, soprattutto nei casi più gravi, uno dei problemi più spinosi che si trovi di fronte chi di loro si occupa. La ricerca è stata svolta somministrando individualmente agli utenti del Centro Polivalente di Campalto, collegato al Ser-T di Mestre (VE), una batteria di tests volti ad accertare gli aspetti di cui sopra. Nella fattispecie si tratta della Scala di Valutazione del Funzionamento Sociale del test VADO (Morosini, Magliano, Brambilla, 1998) per indagare la rete di supporto sociale dei soggetti ovvero la quantità e la qualità delle relazioni attuali; il test di Rorschach valutato col metodo Exner, per quanto riguarda eventuali caratteristiche di personalità ricorrenti; L’Adult Attachment Projective (George, West, 2001) per quanto riguarda lo stile di attaccamento. | |
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