![]() | Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza Facoltà: Psicologia Corso di laurea: Psicologia clinica e di comunità Cattedra: Psicofisiologia clinica Docente: Prof. Vezio Ruggieri Anno accademico: 2006/2007 Tipologia tesi: Laurea V.O. |
| Intento di questo lavoro è stato ricercare i contributi della letteratura che evidenziano una relazione tra le manifestazioni di soggetti che presentano il disturbo da attacchi di panico e le eventuali disfunzioni delle componenti emozionali. Ciò che si evidenzia nel dap è un pattern che rende l’esperienza corporea staccata dalla radice emotigena, in quanto manca il riconoscimento dello stimolo ma rimane una reazione sproporzionata ad esso. Analizzando la letteratura recente riguardo l’argomento ho potuto riscontrare che parecchie ricerche sperimentali concordano sul fatto che ci sia una disfunzione nella gestione emozionale in soggetti con dap, correlata ad una percezione accentuata delle sensazioni corporee, ad un’erronea interpretazione di esse. Citando ad es. una ricerca di Kim e Lim del 2005 possiamo riportare in base ai dati dei ricercatori che ci sia un’attenzione selettiva indirizzata alla codifica di informazioni minacciose; oppure Cox, 1996, che ha riscontrato una modalità di valutazione catastrofica per gli stimoli esterni e interni. O ancora Kessler, 2006, che ha valutato il riconoscimento tramite mimiche di patterns emozionali, ed ha riscontrato una scarsa performance nei soggetti con dap i quali tendevano a classificare anche mimiche neutre come volti esprimenti rabbia- tristezza, mostrando uno spostamento dell’attenzione in tale direzione. E’ rilevabile inoltre (Bianchi e Carannante, ma già Harlow 1988) un alto livello di ipervigilanza evidenziabile per esempio a livello del distretto oculare quasi a ricercare eventuali stimoli esterni minacciosi (ed anche immaginativi). L’origine di ciò è rintracciabile nella modalità di interazione avuta con le figure di riferimento primarie, che probabilmente non hanno favorito la formazione di un modulo organizzatore del comportamento (modalità di attaccamento ansioso secondo bowlby ad es.) tale da consentire la formazione di un’integrazione corporea, e narcisistica (quindi anche della struttura dell’Io) in cui la percezione di modificazioni corporee legate ad un vissuto emozionale possano essere sentite attraverso il corpo, creando il sentimento, che dia al soggetto la consapevolezza di ciò che lo stimolo provoca in lui. Un obiettivo terapeutico potrebbe essere riorganizzare gli schemi psicofisici affinché si realizzi una modalità di autoappoggio. | |
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