![]() | Università: Università degli Studi di Catania Facoltà: Scienze della Formazione Corso di laurea: Scienze e tecniche psicologiche Cattedra: Psicologia Clinica Docente: Prof. G. Lo Castro Anno accademico: 2006/07 Tipologia tesi: Laurea I livello |
| Il presente lavoro pone in risalto l'importanza della relazione terapeutica attraverso un excursus storico dei vari autori. Il merito della scoperta del transfert lo si deve a Freud e al suo incontro con Breuer in seguito al caso di Anna O., la quale servì come uno dei primi modelli per l'avviamento della tecnica psicoanalitica. Fu ella, infatti, la prima a cui venne applicato il procedimento catartico, chiamato da Breuer “Cura della conversazione” o “Spazzacamino”. Nonostante il successo terapeutico, Breuer interruppe improvvisamente il trattamento, accortosi dell'intensa dipendenza affettiva che si era instaurata con la paziente. Il momento in cui la paziente si innamora del suo analista venne definito da Freud: “passione di transfert”. Breuer non colse l'importanza di tale scoperta, invece, Freud ha cercato di generalizzare gli aspetti innovativi del nuovo metodo terapeutico. Con Freud, infatti, nasce la psicoanalisi come indagine e tecnica di cura basata sul transfert per cogliere il conflitto psichico e la resistenza nella cura del paziente. Grazie al transfert il paziente entra in rapporto con l'analista come se questi fosse una figura significativa della sua infanzia; in altri termini, proietta sull'analista, schermo neutro, antiche rappresentazioni oggettuali, frutto di precedenti e progressive introiezioni. Un passo decisivo del concetto di transfert venne fatto, da Freud, durante l'analisi di Dora, nella quale, esso viene definito come una speciale classe di strutture mentali, in gran parte inconsce. “Esse sono riedizioni, copie degli impulsi e delle fantasie che devono essere risvegliati e resi coscienti durante l'analisi in cui, però, ad una persona della storia viene sostituita la persona del medico”. Dopo Freud, altri autori hanno ripreso l'argomento. Melanie Klein, propone un modello della vita psichica come organizzata in base al rapporto con l'oggetto, al contrario di Freud che la fonda sulla dinamica pulsionale. Secondo la Klein, inoltre, il transfert si genera a partire dagli stessi processi che nei primissimi stadi dello sviluppo determinano le relazioni oggettuali ed entra in gioco in tutte le relazioni umane. Jung, ritiene che il transfert non possieda necessariamente una natura sessuale e non esprima inevitabilmente i rapporti edipici già vissuti, perché può anche essere espressione di tendenze psichiche che chiedono di essere analizzate. Nell'insegnamento di Lacan, in linea con la teoria di Freud, la nozione di transfert costituisce uno dei concetti fondamentali della psicoanalisi. In essa, infatti, il transfert si rivela come una condizione necessaria d'avvio del trattamento. Il compito dello psicoanalista, infatti, consiste nel fare in modo che il transfert diventi il motore della cura e non un ostacolo. Nel 1960 Lacan tiene il suo ottavo seminario, intitolato Le transfert, nel quale sviluppa in forma più organica la sua teoria del transfert analitico. In questa prospettiva il transfert viene visto come fenomeno la cui struttura ci riconduce al di là dell'intersoggettività. Non è più nel quadro della relazione interumana, “da soggetto a soggetto” che viene inserita la struttura del transfert analitico. La tesi-chiave, che attraversa il seminario Le transfert, per chiarire la natura del transfert analitico, consiste nell'interrogare la natura dell'amore e l'enigma che contiene, poiché nell'essenziale il transfert è amore. Inoltre, nella teoria lacaniana del transfert analitico, la dimensione dell'amore si annoda strutturalmente alla dimensione del sapere. L'analista, infatti, è investito eroticamente nel transfert analitico dell'analizzante, in quanto è supposto sapere qualcosa sulla verità della sofferenza dell'analizzante, divenendo l'oggetto (a) che contiene l'enigma dell'analizzante, la causa del suo desiderio. Il soggetto supposto sapere rappresenta il perno attorno a cui si articola tutto ciò che riguarda il transfert. Per Lacan, prima di Freud, vi è un testo della tradizione del pensiero occidentale, che illumina la logica dell'esperienza amorosa: il Simposio di Platone. Tutta la prima parte di Le transfert, si presenta infatti con un commento minuzioso al Simposio di Platone e ai discorsi pronunciati dai suoi personaggi sull'amore. In questa prospettiva, Lacan per farsi comprendere, afferma che Il Simposio deve essere considerato come una sorta di resoconto di sedute analitiche, dove l'irruzione di Alcibiade, attraverso il suo discorso di amore e gelosia per Socrate, rappresenta il punto attorno a cui ruota tutto il contenuto del Simposio. La funzione di Socrate nel dialogo platonico viene ricondotta da Lacan alla funzione dell'analista, che consiste nel ricondurre il soggetto, nel transfert, all'incontro con la propria mancanza. Lacan mette in rilievo nel Simposio, una teoria dell'amore come mancanza, secondo la quale, nell'essenziale “l'amore è dare ciò che non si ha”: infatti, è proprio a livello di ciò che non si ha che l'amore si annoda al desiderio ed elegge, nell'esperienza di un amante, un altro, l'amato, come colui a cui poter donare la propria mancanza, facendo di lui l'oggetto che gli manca. L'amante, è l'oggetto del desiderio; l'amato, invece è visto come colui che in questa coppia, è il solo ad avere qualcosa. Nel Simposio, Alcibiade, incarna la figura dell'amante; mentre Socrate, incarna per lui la posizione dell'amato. Per spiegare la natura dell'amore Lacan inventa la “metafora dell'amore”, definendo l'amore come una metafora, cioè, una sostituzione: al posto dell'amato, deve sorgere l'amante. Tale passaggio, in cui l'amante si trasforma in amato, si rivela essenziale nell'esperienza analitica secondo Lacan, in quanto senza questa trasformazione non si produce il fenomeno dell'amore e neppure l'avvio del transfert analitico. L'amore di transfert, dunque, non è amore per il terapeuta in quanto tale, bensì per la funzione di detentore di una verità che il paziente gli suppone. Il terapeuta deve tenere strettamente in pugno questo amore da transfert, vederlo come qualcosa di irreale che va riportata alle sue origini inconsce. | |
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