Tesi di Psicologia: "Mobbing: dalle origini del fenomeno alle modalità per affrontarlo"


 

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Mobbing: dalle origini del fenomeno alle modalità per affrontarlo


Autore: Silvia Tinagli

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Mobbing: dalle origini del fenomeno alle modalità per affrontarloUniversità: Università degli Studi di Firenze

Facoltà: Psicologia

Corso di laurea: Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

Cattedra: Metodologia della ricerca psicosociale

Docente: Cionini

Anno accademico: 2005/2006

Tipologia tesi: Laurea V.O.
 

Nella nostra epoca vanno sempre più diffondendosi forme di patologie lavorative,fenomeni di sofferenze psicologiche che nascono nei contesti dove si esercita la propria professione e che poi si riflettono nella vita personale dei soggetti che se ne fanno portatori.

Il termine mobbing,utilizzato per definire l’insieme di azioni e reazioni che ha luogo in una situazione di terrorismo psicologico esercitato sul posto di lavoro,ha superato velocemente i confini della regione scandinava,dove è stato usato per la prima volta negli anni Ottanta dagli studiosi di Psicologia del Lavoro,ed è entrato a far parte di molte lingue e culture. La fortuna di questo termine risiede nella sua particolare pregnanza di significato: una sola parola,facile da pronunciare,con cui definire finalmente con chiarezza tutte quelle situazioni lavorative complesse e quelle paure,frustrazioni e abusi che le caratterizzano. Queste situazioni conflittuali,che accadono all’interno di un’organizzazione,per poter essere definite mobbing devono verificarsi con una frequenza settimanale e prolungarsi nel tempo almeno per sei mesi. Il mobbing non è una situazione stabile,ma un processo che si evolve attraverso una serie di stadi. Gli artefici, denominati mobber, possono essere datori di lavoro, l'azienda stessa nell'ambito di una strategia precisa o anche colleghi di pari grado; molte volte,infatti,il mobbing viene praticato dal “vicino di scrivania” per semplice invidia o gelosia nei confronti di un collega magari più bravo e competente. Altre volte,invece,le vittime sono semplicemente i più deboli o i “diversi” che divengono il capro espiatorio dell’ambiente lavorativo: l’immigrato,il giovane appena diplomato, l’unica donna in un ufficio di uomini.

Il comportamento dei mobber, traducendosi in atteggiamenti vessatori posti in essere con evidente determinazione,arreca danni rilevanti alle vittime che possono accusare disturbi psicosomatici e forme depressive che si esprimono attraverso atteggiamenti di apatia,isolamento,demotivazione o aggressività. In casi estremi la forte pressione psicologica,i maltrattamenti verbali,la compressione della vittima in una permanente condizione di inferiorità concorrono al suicidio o,se l'esplosione della frustrazione accumulata si rivolge all'esterno, all'omicidio del proprio mobber. L'esercizio di tale tipo di “pratica” danneggia anche le stesse aziende,laddove è stato registrato un calo significativo della produttività nei reparti in cui qualcuno è stato vessato dai colleghi e/o dai superiori.

Nel primo capitolo viene precisata la natura del mobbing attraverso le definizioni degli autori più autorevoli che si sono occupati del fenomeno.
Vengono poi presentati gli attori (il/ i mobber,il mobbizzato e gli spettatori)  che animano tale situazione “patologica” con i tratti peculiari che li caratterizzano,i metodi di aggressione messi in atto dai mobber e le rispettive reazioni dei mobbizzati.

Il secondo tratta dei metodi per riconoscere in modo certo e rigoroso il mobbing e degli stadi attraverso cui esso si sviluppa. Il modello elaborato da Leymann,applicato esclusivamente alla situazione svedese,si articola in quattro stadi; quello di Ege,che si occupa invece della realtà italiana,si compone di sei fasi di mobbing vero e proprio precedute da una sorta di pre-fase. Le differenze culturali esercitano anche una certa influenza sulle tipologie di mobbing che vengono agite; le principali sono il mobbing tra pari,dal basso e verticale che può trasformarsi in politica aziendale a tutti gli effetti: il bossing.

Nel terzo capitolo vengono illustrate le più importanti teorie riguardanti le cause di tale fenomeno. Alle spiegazioni “oggettive” che si concentrano sulle condizioni sociali e sulle trasformazioni avvenute negli ultimi decenni nel mondo del lavoro e dell’economia,si affiancano le teorie delle cause “soggettive” che focalizzano l’attenzione sui protagonisti del mobbing:la vittima e l’aggressore.

Il quarto capitolo affronta gli effetti negativi che il mobbing provoca nel corpo e nella psiche del lavoratore che ne diventa il bersaglio: dalla manifestazione dei sintomi psicosomatici,ai Disturbi d’Ansia, dell’Adattamento,alla Depressione,al Disturbo Post-Traumatico da Stress.
La sofferenza della vittima è tale da investire anche i familiari che inizialmente le offrono supporto,ma quando avranno esaurito le risorse,entreranno anch’essi in crisi e passeranno sulla difensiva per tutelarsi: inizia così una situazione di “doppio mobbing”.

Il quinto,infine,è dedicato alla formazione,considerata la più efficace misura preventiva,alle soluzioni per venire fuori dal mobbing nel caso sia già in corso e al delicato processo della riabilitazione professionale in seguito ad una vicenda di mobbing.

 

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