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Cervello, movimento proprio e altrui: una ricerca italiana


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Cervello, movimento proprio e altrui: una ricerca italiana

Il dipartimento di Psicologia dell'Università di Roma La Sapienza ha condotto una ricerca sulla rappresentazione cerebrale di diverse componenti dell’azione.

Il lavoro è uscito sulla rivista Current Biology. La ricerca è stata condotta nel laboratorio di Neuroscienze cognitive e sociali da Salvatore Maria Aglioti, del dipartimento di Psicologia de La Sapienza, e dall’Irccs Fondazione Santa Lucia, in collaborazione con Alessio Avenanti dell’università di Bologna, Nadia Bolognini e Angelo Malavita dell’università di Milano Bicocca.

Il movimento umano si basa da un lato sulla forza muscolare e dall’altro sul controllo di essa: questi due aspetti fondamentali dell’esecuzione sono legati a strutture cerebrali differenti. Lo studio di Aglioti e collaboratori mostra che questa separazione si mantiene anche quando si osserva un’azione compiuta da altri.

Determinate lesioni cerebrali colpiscono i centri nervosi che controllano il movimento causando la paralisi di una metà corpo. In altri casi, la lesione interessa i centri nervosi che controllano la sensibilità comportandone l’ alterazione o la perdita.

In queste circostanze i pazienti conservano la loro forza che anzi, essendo priva del controllo esercitato su di essa dalla sensibilità, risulta a volte eccessiva. È infatti frequente che questi soggetti rompano oggetti fragili non riuscendo a graduare la prensione durante l’afferramento.

I ricercatori hanno applicato in aree motorie e sensitive una tecnica neurofisiologica in grado di riprodurre alcuni aspetti delle lesioni cerebrali, mentre i soggetti osservavano azioni simili dal punto di vista del movimento ma diverse per quanto concerne la sensibilità. I risultati hanno mostrato che la lesione virtuale di aree legate in misura maggiore alla sensibilità altera la reattività neurale durante l’osservazione di movimenti che evocano stiramento e dolore nell’osservatore.

Il principale elemento di novità dello studio è che le componenti motorie e quelle sensitive dell’azione sono distinte anche nei processi di rappresentazione mentale e di simulazione interna delle azioni altrui. La ricerca ha potenziali ricadute applicative nel campo della riabilitazione dei disturbi della sensibilità e del movimento.

Fonte: Ufficio stampa Università La Sapienza, Roma 2008.

 

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