Comunicare


Nel 1987, l’American Psychiatric Association (APA), ha introdotto la definizione dell’omosessualità come variante non patologica del comportamento sessuale: “gli omosessuali possiedono una costituzione psichica suscettibile alle patologie né più né meno degli eterosessuali”. Nel 1993, la stessa decisione veniva ufficialmente condivisa dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Da questo momento in poi, supportata dalla relativizzazione in corso nella civiltà occidentale, l’omosessualità, si è progressivamente avviata a perdere la caratteristica di diagnosi di comportamento sessuale anormale, privandosi –anche se non del tutto- della connotazione negativa storicamente attribuitale.

Infatti le resistenze culturali, la stigmatizzazione sociale, i pregiudizi, nei confronti del “diverso”, permangono tutt’oggi, sebbene in misura meno rigida. Per questo motivo l’adolescente omosessuale decide di mascherare il proprio orientamento sessuale, interiorizzando l’ambiente omofobico di cui è intriso, col rischio di una totale svalutazione del Sé. La successiva presa di coscienza porta al processo di coming out, quale consapevolezza di sé, della propria identità, rendendolo capace di orientarsi nell’ambiente e di far sentire attivamente la propria presenza (10).


Si può parlare di coming out “interiore” quando una individuo inizia ad identificarsi come lesbica/gay e, infine, accetta il proprio orientamento sessuale, e di coming out “esteriore” quando, invece, la stessa persona  parla e si mostra ad altri come omosessuale.

Il coming out ha le caretteristiche di un processo continuo e mai concluso, perché nella quotidianità di nuovi incontri, rimette in discussione, valutando la possibilità o meno di rendere noto il proprio orientamento sessuale (4,6).
Come la metafora del pulcino, allo stesso modo l’omosessuale innesca questo processo comunicativo che gli permette di superare lo stallo evolutivo determinato dalla negazione della propria omoessualità, per poter raggiungere il tanto agognato processo di separazione-individuazione (1).

Molto spesso una comunicazione particolarmente ricca da un punto di vista emotivo, produce cambiamenti che l’ambiente non è pronto ad accettare, ed è per questo che agisce per mantenere lo status quo, l’omeostasi, fossilizzato su un equilibrio apparente, seppur precario. Ricalibrare il sistema significa ridefinire le regole della relazione, accordandosi su una nuova definizione della natura stessa della relazione(13).

Infatti, i genitori, messi di fronte ad una simile rivelazione, tendono a reagire con emozioni violente, delusione e vergogna, provocando una dolorosa crisi familiare che può portare all’allontanamento dei membri della famiglia (12).

Eppure, nonostante la forte probabilità di disapprovazione, una percentuale altissima di gay e lesbiche decidono di dichiararsi ai genitori, da un lato perché sperano di accrescere l’intimità e l’onestà nel rapporto con essi e dall’altro perché il rivelarsi diviene un modo per dimostrare al proprio compagno/a la solidità della loro unione (1).

Di fatto, per stabilire relazioni intime è necessario un livello appropriato di differenziazione, al contrario la fusione descrive l’incapacità di separare il pensiero dalle emozioni, così come i rapporti.
La fusione è una realtà antitetica all’intimità, poiché, sopraffatto dall’ansia e dai bisogni di dipendenza, l’omosessuale diviene incapace di soddifare le necessità del proprio compagno.

Coloro che affermano la propria individualità all’interno di famiglie indistinte, sperimentano una “potente onda emotiva” dei membri della famiglia. Accusati di egoismo, vengono persuasi a “tornare indietro”, per ristabilire l’equilibrio familiare. In questo momento può esserci l’allontanamento, percepito erroneamente dalla famiglia come una spinta all’autonomia, ma che in realtà cela un alto livello di bisogni emotivi non soddisfatti, che inevitabilmente vengono proiettati sui loro compagni (3).
Non è mai facile dichiarare la propria omosessualità, poiché ogni giovane ci arriva dopo lotte psicologiche con se stesso che, a volte, durano anni.

Durante tale periodo, dubbi e rifiuto della tendenza sessuale, frustrazioni e solitudine, paure ed incertezze, si alternano nel loro animo. Proprio nel periodo in cui padri e madri, raggiunta una certa età, iniziano a tirare i remi in barca e proiettano ogni loro speranza non ancora realizzata sui figli e sulla loro vita futura, può succedere che il loro mondo venga scosso dalla rivelazione del figlio di essere “diverso”.

Dopo anni di sofferenze nascoste, quando i figli riescono a trovare la forza di comuicare il proprio orientamento sessuale, i genitori vivono questa situazione come uno “scarica barile”, un far divenire loro un problema che il figlio non era più in grado di sostenere.
Non appena la rabbia e il rifiuto iniziali si attutiscono, si cerca di lasciare spazio alla volontà di recuperare questi “nuovi” figli (2). 

Uscire allo scoperto, inoltre, comporta una crisi familiare che mette a dura prova i fratelli e può evidenziare o fare esplodere  conflitti della coppia genitoriale. E' infatti in adolescenza che la famiglia sembra avere ancora più bisogno di normalità e di rassicurazione, perché nel momento dello svincolo e della prima autonomia, i genitori misurano le loro capacità, verificando il grado in cui hanno saputo guidare i figli e quanto la loro attività educativa possa aver inciso sull’insorgere di comportamenti confusi e trasgressivi, spesso non socialmente accettati. A questo si unisce l’ansia soggettiva che consegue alla crescita dei figli, che inevitabilmente apre all'ipotesi dell'invecchiamento.

La progettazione del futuro dei figli, in termini di armonia e di normalità statistica, l'idea della famiglia e dei nipoti, la visione del successo nell’ottica di un riconoscimento sociale, rappresenta, in qualche modo, uno strumento per dare una risposta anticipata all'ansia di separazione che potrà essere molto forte nelle successive tappe evolutive. L'omosessualità svelata sembra rubare ai genitori questo tipo di rassicurazione riguardo al futuro (8).   

Le prime consapevoli autopercezioni relative alla scoperta della propria tendenza omosessuale rappresentano un’esperienza tanto più dolorosa e ansiogena, quanto più è legata a una paura della diversità, all’essere soli con sé stessi, al possedere ancora pochi strumenti di difesa, che non hanno ancora trovato compensazione in una ricerca attiva di orizzonti e di riferimenti.
Quando, dalla pre-adolescenza in avanti, la pulsione sessuale spinge ad agire la sessualità, la fase di uscita allo scoperto della propria omosessualità comporta la ricerca di un difficile compromesso tra l’esigenza della propria soddisfazione sessuale-relazionale e una pratica di clandestinità dei propri comportamenti che li condiziona, li umilia e li impoverisce.

Le preoccupazioni e l’ansia per la propria negata identità sociale “rubano” l’affettività al rapporto, lo costringono in un apprendimento della soddisfazione sessuale che ricorre a fonti di rischio di scissione tra piacere erotico e sentimentale.
Poter comunicare la propria sofferenza, poter parlare delle proprie problematiche, incomunicabili in ambito familiare (pena l’aggiungere al fardello della vergogna anche quello della colpa), rappresenta un’urgenza a cui è difficile si possa dare una risposta.
Così si cerca tra simili, tra persone che sperimentano la stessa sofferenza. È la prima forma di auto-aiuto.

Non si è più soli con il proprio segreto, la parola rende un po’ più tollerabili le difficoltà. Il condividerle con l’altro, le rende un po’ meno prepotenti, le relativizza, aiuta a tollerare meglio la clandestinità rendendo più egosintonica l’omosessualità. È in questa atmosfera, pur non scevra da conflitti e dinamiche tipiche di ogni gruppo, che ci si libera di molti timori, ci si riappropria di un senso pieno della dignità e autostima, riconciliandosi con i propri diritti, in quanto cittadini (2).

Le relazioni affettive, sessuali e non, diventano essenziali per un sano completamento dell’identità omosessuale, in quanto promotrici di un’immagine di sé positiva, che li aiuti a superare l’alienazione e la disperazione spesso originate, nell’infanzia e nella prima adolescenza, dal rifiuto del padre e dei coetanei. La scoperta di modelli di ruolo positivi, negati al giovane gay, permettono il salto fondamentale verso una piena consapevolezza e l’acquisizione di una solida identità. (11).
Non sempre, però, vivere la sessualità porta ad una presa di coscienza omosessuale. E’ possibile che non si riesca ad integrare la sfera fisico/emotiva e non si arrivi mai ad una reale accettazione di se stessi.

L’aprirsi, il definirsi, l’automanifestarsi, in circostanze e tempi che sono dettati unicamente dalle scelte e dalle decisioni maturate individualmente, fornisce un importante stimolo per la crescita psicologica, contribuendo al rispetto di se stessi e offrendo un’opportunità per acquisire padronanza e stima di sè.
Il gay che si trova, non senza difficoltà, ad essere sempre più consapevole delle proprie pulsioni sessuali, ad accettarle e ad averne infine una sensazione di normalità, sperimenta un mutamento dell'identità sessuale; le esigenze si fanno sempre più chiare, il desiderio di sperimentare contribuisce alla strutturazione di un'identità più solida, più definita, maggiormente capace di identificare i propri bisogni per tentare di soddisfarli, o per confrontarli con l'altro (7).

Appare ovvio, comunque, che non tutte le persone che hanno o che hanno avuto uno o più rapporti sessuali con persone dello stesso sesso possono essere definite omosessuali, ma solo quelle che vivono volontariamente e in maniera più o meno visibile la loro omosessualità, costruendo un’immagine di sé in quanto tali, e pervenendo infine, ad un individuale percorso di coming out (9).

Del Favero e Palomba hanno proposto una rielaborazione delle fasi del coming out, con particolare riferimento ai modelli di Cass e di Coleman (4,6):

Fase del pre-coming out
. Corrisponde in genere all'adolescenza ed è caratterizzato da sentimenti di distanza dagli altri, di paura della diversità sociale, di depressione. L’adolescente si sente solo, prova ambigue attrazioni verso persone del proprio sesso, ed è in questo momento che teme di essere notato per comportamenti “fuori dalla norma”, che lo portano a rinchiudersi nei propri pensieri e sentimenti, finendo inevitabilmente col somatizzare;

Fase della confusione. Caratteristica di questo momento è una grande confusione personale, spesso non direttamente connessa all'omosessualità. Aleggia una forte ambivalenza. E’ il momento delle domande, alla ricerca di un'immagine omosessuale positiva di riferimento.
La paura della diversità lo porta ad inibire sentimenti di avvicinamento ad altri gay o lesbiche, ricercando relazioni eterosessuali che lo facciano sfuggire all'autoetichettamento sociale. Purtroppo, è facile che la negazione dell’identità sessuale sfoci nell’abuso di sostanze psicotrope (alcool, droghe, ecc.) e che si giunga a consultare professionisti, con la speranza che rafforzino l'orientamento eterosessuale, ma con la conseguenza di una sempre maggiore alienazione, che li porta a negare, razionalizzare e limitare la propria consapevolezza;

Fase dell'esplorazione. Comincia a definirsi l'affermazione personale, a concretizzarsi l'autopercezione di sè stessi come omosessuali,  tollerando questa probabile nuova identità, che li spinge a frequentare sporadicamente la comunità e ad esplorare la sottocultura gay/lesbica, fino a favorire il processo di separazione dalla famiglia e dal gruppo di pari e la creazione di una nuova identità personale e sociale, esplorata attraverso potenziali rifiuti e scambi con l'esterno (realtà sociale, mondo scolastico, ambiente lavorativo).

E’ il momento della sperimentazione sessuale, dal quale si dipana un senso positivo di autostima, legato alle abilità interpersonali, alla capacità di autodichiararsi e di trovare gruppi di coetanei nei quali sentirsi condivisi. Occasionalmente, però, possono verificarsi ancora tipici comportamenti, pensieri, fantasie e paure ambivalenti, che bloccano l'autosviluppo dell’identità, rendendoli immaturi e/o immorali agli occhi degli altri;

Fase dell'accettazione. E’ la fase dell’“impegno”, della “prima relazione”. Si intensifica il bisogno di autodichiararsi, sostenuto dal progressivo rafforzarsi delle capacità di comunicazione interpersonale e di relazione intima. Viene meno quell’aspetto di doppiezza che sostiene la fase precedente, per lasciare spazio ad una totale o parziale legittimazione della propria nuova identità, che viene vissuta con gratificazione, soddisfazione e riluttanza ad essere abbandonata. Aumentano le frequentazioni, i contatti e lo sviluppo di amicizie significative con gay e lesbiche, in modo da rendere sempre più chiari desideri e bisogni sessuali;

Fase dell'orgoglio ("Identity Pride"). E' un momento caratterizzato non solo dall'accettazione, ma da una vera e propria preferenza della nuova identità ad una possibile alternativa autoimmagine eterosessuale, nella quale si è effettivamente “orgogliosi” del proprio orientamento, rischiando spesso una possibile sopravvalutazione della nuova identità.
Può attuarsi una lettura dicotomica delle persone, basata sull'orientamento sessuale e sull'identificazione omosessuale. Ciò porta alla possibile svalutazione di significato dell'eterosessualità, verso una totale immersione nella sottocultura gay.

Inoltre, riemergono tutte le sensazioni negative vissute nel passato e quasi per reazione, ci si attiva per “riscattarsi” da esse, attraverso un posizionamento esclusivamente centrato sull'identificazione e sulla sottocultura omosessuale, che tende a filtrare tutto ciò che non appartiene ad essa, etichettandolo di importanza minore per la formazione della propria autoimmagine;

Fase dell'integrazione. Definita anche "Self-Definition and Reintegration" (autodefinizione e reintegrazione), è caratterizzata dal progressivo rientro dalla “reazione” precedente, che lentamente si stempera e permette un riposizionamento sempre più equilibrato della propria autoimmagine, in cui l'omosessualità non occupa più un ruolo esclusivo e primario, ma si integra agli altri aspetti dell'identità.

Questo processo permette il formarsi di una personalità poliedrica ed eterogenea, nella quale la vita del singolo non è più totalmente concentrata e dominata dalla nuova identità acquisita e dalla sottocultura omosessuale, ma contestualizzata in un ambito più ampio, che comprende anche quello eterosessuale.
La rabbia e l'orgoglio sono vissuti in modo meno opprimente, facendo si che l'autoapertura (il dichiararsi) diventi automatica. Tutto ciò produce una grande sicurezza e consapevolezza della propria identità strutturata che porta ad una reale integrazione nel più ampio contesto sociale (8).

L’omosessuale ha bisogno di compiere questo percorso, difficile e lungo, ma necessario, altrimenti sarà costretto ad agire con doppiezza e la doppiezza diventa una condizione necessaria della vergogna morale. Lo smascheramento a se stessi, quello di fronte agli altri, lo libera dal senso di colpa, altrimenti dominato dalla spaventosa sensazione di non essere come si dovrebbe: i suoi più intimi desideri, le sue percezioni, lo costringono a confrontarsi con un’immagine emergente di sé, la quale disconferma drammaticamente l’ideale dell’Io, quell’Io Ideale plasmato dalle aspettative degli altri, da cui ci si attende di essere amati, approvati ed apprezzati.(5)

Comunicare la propria omosessualità al mondo vuol dire differenziarsi, aprirsi ad una nuova identità, lontana dal senso di colpa insito nella cultura guidaico-cristiana, per lasciare spazio ad una personalità sana, pur nella sua diversità.


BIBLIOGRAFIA

1. Andolfi M., Manuale di psicologia relazionale, A.P.F., Roma, 2003
2. Borella V.M., Volti familiari, vite nascoste, Franco Angeli, Milano, 2001
3. Bowen M., Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio, Roma, 1979
4. Cass V., Homosexual identity formation: a theorical model, Jounal of Homosexuality n.4, 1979
5. Christian D., La bisessualità psichica: saggi psicanalitici,     Edizioni Borla, Roma, 1992
6. Coleman E., Developmental stages of the comig out process, Jounal of Homosexuality n.7, 1981-82
7. Consoli M., Affetti speciali, Massari, Viterbo, 1999
8. Del Favero R., Palomba M., Identità diverse, Kappa ed., Roma, 1996
9. Giddens A. Fondamenti di sociologia, Il Mulino, Bologna, 2000
10. Iaculo G., Le identità gay. Dieci conversazioni con noti uomini   gay ed un saggio introduttivo sul processo di coming out, Edizioni Libreria Croce, Roma, 2002
11. Isay R.A., Essere omosessuali, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996
12. La Sala M., Gli omosessuali e i loro genitori: terapia familiare per la crisi che segue la rivelazione della propria omosessualità, Terapia Familiare n.65, A.P.F., Roma, 2001
13. Watzlawick P, Beavin J.H., Jackson D.D., Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971


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