TV, violenza ed aggressività



Esplosioni, sparatorie, risse e armi sfoderate in ogni occasione non fanno piu’ parte della sceneggiatura di film e telefilm: in televisione diventano sempre piu’ realta’. Non solo, scontri verbali, liti, grida, atmosfere aggressive sono diventate il pane quotidiano del piccolo schermo. Sotto accusa soprattutto i reality, i talk show e i Tg, nei quali l’emotivita’ e l’aggressivita’ rappresentano il tema centrale. Addirittura si calcola che in media ogni 4 minuti il telespettatore e’ costretto alla visioni di immagini e scene di manifesta o subliminale violenza. Ad essere in pericolo non solo la salute psichica di grandi e bambini, con lo sviluppo di ansia, stress e, a volte, depressione, ma anche quella fisica: ogni stimolo di questo tipo puo’ sollecitare del 35% la frequenza cardiaca e puo’ persino provocare attacchi di angina pectoris. E’ quanto risulta da uno studio di Eta Meta Research realizzato in collaborazione con oltre 100 esperti tra psicologi, psicopedagogisti e medici e grazie al monitoraggio delle principali reti nazionali. “La violenza e’ entrata in ogni contenitore Tv – sottolinea Saro Trovato, presidente di Eta Meta Research – ad ogni ora del giorno e’ sufficiente cambiare canale per trovarsi immersi in omicidi, pestaggi e situazioni di chiara violenza. Dai Tg, che per ore mostrano scene di un’incredibile crudezza, ai reality show dove la quotidianita’ dei concorrenti e’ scandita da competizioni e tensioni. Non solo si trasmette un’immagine esasperata della realta’, ma si spinge a credere che la violenza sia normale. Il tutto e’ inoltre condito da un linguaggio forte ed evocativo che accentua gli stati d’animo e le situazioni violente”.

Il piccolo schermo e’ sempre piu’ un concentrato di aggressivita’: ogni 35 minuti un morto, ogni 18 un ferito e non si conta la violenza psicologica e verbale. Per il 68% degli esperti la Tv e’ un vero concentrato di aggressivita’ e violenza. Il pubblico televisivo si trova cosi’ ad ogni ora del giorno di fronte a scene di violenza fisica: in media su 120 ore di trasmissioni in onda quotidianamente sulle reti nazionali si assiste ad un uccisione ogni 35 minuti e ad un ferimento ogni 18 minuti. Si e’ inoltre sottoposti ad esplosioni (una ogni 20 minuti), alla visione di armi (ne compare una ogni 7 minuti), ad una manifestazione violenta ogni 11 minuti, ad una scena di battaglia ogni 15 minuti e ad una minaccia ogni 9. A questo si aggiungono le varie forme di violenza verbale (presenti con una percentuale di uno ogni 5 minuti) con urla (33%), insulti (28%), e vere risse verbali (21%). Oltre alla presenza continua di sparatorie dove e’ difficile contare il numero di morti e feriti (51%), ormai presenti quasi anche nelle sit com, a trasformare il piccolo schermo in un mattatoio sono gli omicidi (47%), al limite del pulp, per non parlare di risse o agguati dove il ferito e’ assolutamente d’obbligo (39%). Tutto questo quando non ci si trova davanti ad immagini di stragi in diretta (35%), come e’ successo con il blitz nella scuola in Ossezia. Il risultato? Accendere la Televisione significa mettere a rischio la propria salute, sia dal punto di vista psicologico, come sottolinea il 41% degli intervistati, sia da quello fisico, come dice il 36%.

“Le immagini violente, ma anche urla e toni particolarmente ansiogeni influiscono anche sul cuore – sottolinea il Professor Antonio Rebuzzi, responsabile dell’Unita’ Coronarica al Policlinico Gemelli di Roma -. Questo vale in generale per tutti gli spettatori in cui di fronte a situazioni e scene angoscianti aumenta lo stato emotivo, l’adrenalina e la frequenza cardiaca. Una situazione che per chi e’ cardiopatico puo’ causare persino attacchi di angina pectoris”. E questo vale per la maggior parte delle trasmissioni quotidianamente messe in onda, ma il rischio e’ maggiore per alcune tipologie, dove gli effetti della violenza, che sia fisica o verbale fa sentire i suoi effetti in modo devastante.

 Quali sono allora le trasmissioni piu’ a rischio? Senza dubbio, e su questo concorda la maggior parte degli intervistati, i reality show (45%), nei quali, si assiste a competizioni, sfide, prove ed episodi di privazioni che contribuiscono a incrementare ed esaltare tensione ed aggressivita’. Seguono i Tg (29%), che mandano in onda immagini sempre piu’ crude, ma soprattutto fanno aumentare la tensione attraverso l’utilizzo di un linguaggio esasperato ed ansiogeno. Al terzo posto i talk show (26%) in cui risultano vincenti gli atteggiamenti polemici e la voglia di prevalere sugli altri, per non parlare di risse e insulti. Sotto accusa, insomma le trasmissioni legate al reale (74%), considerate molto piu’ pericolose di quelle evidentemente “finte” (19%), come film e telefilm, dove lo spettatore sa che si tratta di finzione ed e’ piu’ preparato ad affrontare scene e situazioni di violenza. Dagli esperti: attenzione alla normalizzazione dell’aggressivita’. Il modello Tv della soluzione dei problemi passa attraverso pistole, pugni e competizioni

Quali sono i rischi legati ad una cosi’ massiccia presenza di scene e situazioni violente ed aggressive? Naturalmente rischi ed effetti cambiano a seconda del tipo di spettatore, ma si e’ arrivati ad un punto tale che non ci sono categorie di spettatori su cui l’ondata di violenza catodica non abbia alcun effetto, cosa su cui concorda ben il 65% degli intervistati. Naturalmente piu’ a rischio sono i bambini ed adolescenti (39%), i soggetti con problemi psicologici o di tipo fisico, come i cardiopatici (34%), ma anche gli anziani (21%). Per i bambini e gli adolescenti il rischio maggiore, sottolinea il 67%, e’ proprio arrivare a considerare normale qualsiasi atteggiamento violento o aggressivo. “Non solo – dice la psicologa Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dell’eta’ evolutiva alla Sapienza di Roma – e’ reale anche il rischio di una vera e propria immedesimazione. Il continuo sottoporre i bambini alla violenza resa in maniera realistica li porta prima all’assuefazione, poi ad una sorta di aspettativa sino al punto in cui la violenza stessa arriva ad esercitare una sorta di fascino e di sentimento d’immedesimazione”. Il 59% degli esperti intervistati sostiene poi che il continuo bombardamento di tensione emotiva e violenza stati d’ansia e crisi di pianto apparentemente immotivati soprattutto nei piu’ piccoli.

A lungo andare la violenza puo’ causare disturbi nel sonno, incubi e il sorgere di paure (55%). “In particolari momenti storici in cui si e’ maggiormente sottoposti ad episodi di violenza reale – spiega il professor Alfio Scrofani, Neuropsichiatra responsabile del Centro di Medicina del Sonno al Policlinico dell’Universita’ di Catania - si riscontrano, sia tra gli adulti che tra i bambini, differenti fenomeni di insonnia transitoria (una tipologia di insonnia che colpisce chi di solito ha un sonno normale) derivante da eventi negativi che causano stress emotivi”. In casi estremi tra i piu’ piccoli, arriva a dire il 31% degli esperti, non e’ da escludere nemmeno il rischio di emulazione, anche se spesso inconsapevole. Anche la violenza verbale fa nascere delle preoccupazioni tra gli esperti, con il rischio che insulti e urla siano la norma quando ci si trova di fronte qualcuno che non e’ della nostra stessa idea (28%). E se i soggetti affetti da cardiopatie rischiano persino attacchi di angina e vedersi aumentare il battito cardiaco fino al 35% in piu’ del normale, numerosi sono i problemi in cui possono incorrere gli anziani, soprattutto da un punto di vista psicologico: da stati d’ansia a veri e propri attacchi di panico. “Negli anziani piu’ soli e consapevoli della propria eventuale fragilita’ fisica - sottolinea ancora Anna Oliverio Ferraris – le scene aggressive tendono a gravare sul senso di insicurezza che gia’ provano a causa del timore di essere assaliti da estranei in casa o fuori, provocando in certi soggetti stati d’ansia”

Articolo tratto da http://www.marketpress.info




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