Attivitą digitali e sintomi di ADHD: una relazione significativa


Più gli adolescenti utilizzano strumenti digitali, più è probabile che sviluppino dei sintomi da deficit d’attenzione e iperattività (ADHD). 

Questo è il risultato di uno studio pubblicato nel 2018 sul JAMA, realizzato da 
Adam Leventhal, professore alla Southern California Keck School of Medicine e colleghi. Sarà compito delle future ricerche approfondire la relazione fra uso degli strumenti digitali e ADHD per capire se effettivamente i primi possono essere una causa dei sintomi tipici del disturbo e in che modo.

Lo studio ha coinvolto 2587 studenti di 10 scuole superiori del distretto di Los Angeles. Gli studenti, di 15 e 16 anni, all’inizio dello studio non mostravano sintomi significativi di ADHD. In diversi momenti fra il 2014 e il 2016 i ragazzi hanno compilato un questionario che misurava sintomi di disattenzione, impulsività e iperattività

All’inizio dello studio i ragazzi hanno inoltre riferito tramite un questionario quanto frequentemente di dedicavano ad attività digitali come stare sui social network, mandare messaggi, giocare a video-giochi, fare shopping online, video chiamare, leggere contenuti on-line, guardare video in streaming.
I ragazzi potevano indicare se l’attività veniva svolta con alta frequenza, cioè più volte al giorno, o con minore frequenza come una o due volte al giorno, una o due volte la settimana, oppure mai. 

I ricercatori hanno trovato che un’alta frequenza di attività digitali era associata con più alte probabilità di mostrare sintomi di ADHD in ciascuno dei momenti di follow-up successivi. 
Il 9,5 % dei ragazzi che svolgevano 7 attività digitali con alta frequenza e il 10,5% di quelli che erano impegnati in 14 attività digitali con alta frequenza riportavano sintomi di ADHD.

Queste percentuali sono significativamente differenti da quelle riscontrate nei ragazzi che all’inizio dello studio non si dedicavano ad attività digitale con un’alta frequenza (4,6%).

Lo studio mostra alcuni limiti come il fatto che gli studenti avevano un’età specifica e risiedevano tutti nell’area di Los Angeles. Inoltre i dati sono stati raccolti tutti attraverso il report dei ragazzi stessi, che in alcuni casi potrebbe non essere del tutto affidabile.

Va sottolineato che la ricerca mostra l’associazione fra l’uso dei moderni strumenti digitali e una successiva presenza di sintomi di ADHD, ma non dimostra se questa relazione è causale o è influenzata da altri fattori comuni. Ad esempio aspetti genetici, o il comportamento genitoriale potrebbero influenzare sia l’atteggiamento verso gli strumenti digitali che la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività.

Possiamo anche notare che lo studio considera i sintomi normalmente associati con una diagnosi di ADHD ma non valuta se i ragazzi sviluppino un vero e proprio disturbo. Questo però non è tanto un limite della ricerca quanto piuttosto una scelta condivisibile dei ricercatori.

Infatti avere un’attenzione limitata o agire impulsivamente nel proprio ambiente di vita è comunque uno svantaggio funzionale per un ragazzo indipendentemente dal fatto che questi comportamenti superino la soglia per una diagnosi di ADHD. 

Quanto ai meccanismi che sottendono questa relazione si può ipotizzare che le attività digitali, se svolte con un’eccessiva frequenza, inducono a  cercare costantemente qualcosa di più interessante o più stimolante e a passare molto facilmente e velocemente da uno stimolo a un altro.

Questa dinamica che si sviluppa con i digital media può diventare un’abitudine che porta a distraibilità, reattività e irrequietezza, sintomi cardine dell’ADHD.

Lo studio è molto interessante, anche se i risultati sono da prendere con cautela, per i limiti sopra citati. È auspicabile che apra ulteriormente la strada ad altre ricerche approfondite su questo importante tema.

Jenny Radesky, pediatra e professore alla University of Michigan ha scritto un editoriale che accompagna lo studio sottolineando che in presenza di solidi risultati della ricerca scientifica sugli effetti delle attività digitali, i  genitori si possono sentire più legittimati a gestire il tempo e le modalità di utilizzo dei cosiddetti digital media da parte dei propri figli.

È già da tempo che viene infatti raccomandato da pediatri e psicologi di dare priorità al sonno, all’attività fisica, ai compiti senza distrazioni, alle interazioni dirette con la famiglia e gli amici per promuovere migliori funzioni esecutive e benessere psicologico negli adolescenti.

Eppure l’utilizzo di social, smartphone e altri strumenti fra i giovanissimi è ancora in crescita. 

Inoltre, Radesky sottolinea che è necessario che ai ragazzi di oggi venga fornita  un’educazione specifica sull’uso degli strumenti digitali per la sicurezza propria e altrui. 

 
La dott.ssa Marta Schweiger è docente per il corso d'aula organizzato da Obiettivo Psicologia: "ADHD: strumenti e tecniche per la valutazione e il trattamento"  


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