Emozioni



Definizione
Le emozioni si possono definire come delle reazioni ad eventi, piacevoli o meno, con valore adattivo, fondamentale per la sopravvivenza, caratterizzate da tre diverse componenti: fisiologiche, cognitive, comportamentali.

Emozione: pattern complesso di modificazioni che includono un’eccitazione fisiologica, dei sentimenti, dei processi cognitivi e delle reazioni comportamentali in risposta ad una situazione che viene percepita dal soggetto come importante per il mantenimento del proprio equilibrio e del proprio benessere. Interessano l’organismo e la personalità a tutti i livelli.

Oggi si tende ad esaminare in modo congiunto emozione e motivazione, esse sono due facce della medesima medaglia: lo studio della motivazione indaga il perché si attivi un comportamento, per conseguire un determinato obiettivo; lo studio delle emozioni permette un’analisi del come un organismo reagisca adottando cambiamenti a seconda se lo scopo delle sue azioni sia raggiunto o meno. Si parla oggi infatti di sistema motivazionale-cognitivo-emotivo.
L’emozione ha un ruolo di mediazione tra le esigenze individuali e quelle ambientali; può avere valenza adattativa o disadattativa.

Bisogni e desideri prescindono da un’attività di verifica, mentre le emozioni derivano da un controllo sugli eventi che ci dica se questi consentono o meno il soddisfacimento dell’esigenze dell’organismo.

Perché si parli di emozione occorre che i seguenti elementi siano collegati tra loro:

  1. Caratteristiche dell’antecedente situazionale (evento, persone coinvolte, ambiente fisico)
  2. Caratteristiche individuali e personali (biografia, tratti di personalità, background socioeconomico e familiare, vissuto soggettivo)
  3. Caratteristiche di controllo e modulazione delle risposte emotive (la valutazione che l’individuo fa sulla base delle prime due caratteristiche, porterà ad una determinata risposta emotiva, con le sue componenti cognitive, fisiologiche, motivazionali, motorie. Contemporaneamente intervengono i nostri stili di controllo e regolazione delle emozioni che modificheranno la nostra risposta emotiva

Indagini

Le emozioni si offrono all’indagine con due aspetti distinti:



Classificazioni

Emozioni primarie o semplici (radicate biologicamente)
Emozioni complesse (risultano dal diverso concorso di alcune delle semplici, più condizionate e plasmate dall’esperienza)

Tre questioni sull’espressione facciale delle emozioni:

  1. Universali o culturali (teoria neuroculturale di Ekman, per cui le differenze culturali sono nelle regole che governano l’espressione delle emozioni); universali nell’espressione e culturali nella regolazione, nelle diverse situazioni sociali. Universalità dell’espressione facciale e continuità in linea filogenetica di tale espressione.
  2. Innate o apprese, quelle primarie, fondamentali sono innate, quelle secondarie sarebbero apprese.
  3. Differenze qualitative tra espressione facciale spontanea o simulata (FACS di Ekman e Friesen, strumento per individuare le singole unità del volto).

Il FACS ha permesso di distinguere due tipi di emozioni:

Emozioni fondamentali o di base (processi neurofisiologici unitari precodificati, non scomponibili né modificabili una volta attivati): gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa, disgusto. Sono le prime a comparire nel corso dello sviluppo ontogenetico. Non tutti gli studiosi concordano.

Emozioni secondarie o complesse, derivano da una sorte di miscela di diverse emozioni primarie e sono più condizionate e plasmate dall’esperienza.

Funzioni delle emozioni

  1. Funzione comunicativa intrapersonale (fornisce un sistema rapido, ad altissima priorità, parallelo a quello cognitivo per modulare la disposizione ad agire dell’organismo).
  2. Funzione comunicativa interpersonale (precede lo sviluppo del linguaggio e successivamente può accompagnarlo)
  3. Fanno da di ponte tra il fisiologico e lo psichico (informa il sistema conscio di alcuni valori di base utili per l’equilibrio del sistema)

Teorie

Teorie focalizzate sul punto di vista fisiologico (ipotalamo e sistema libico = sede di origine e controllo delle E, mentre le manifestazioni periferiche sono gestite dal SNP – simpatico e parasimpatico):

  1. Teoria dell’attivazione (livello ottimale di attivazione emozionale da mantenere, altrimenti troppo alto o troppo basso = apatia o turbe emotive)
  2. Teoria viscerale o periferica di James e Lange (1884). L’evento provoca delle reazioni viscerali e/o neurovegetative la cui percezione da parte del soggetto è alla base dell’esperienza emotiva. L’esperienza emozionale è conseguenza del comportamento emozionale. “Si ha paura perché si scappa”: riconoscimento dell’emozione avviene dopo la risposta fisiologica. Falso.
  3. Teoria centrale di Cannon (1927). Da ricerche neurobiologiche. “Scappiamo perché abbiamo paura” (non è solo questo, parzialmente vero, incompleta). Le modificazioni viscerali non sono rilevanti ai fini dell’esperienza emotiva, servono solo a preparare l’organismo ad affrontare la situazione d’emergenza che ha innescato la risposta emozionale.


Teorie che introducono la dimensione psicologica

1. Teoria cognitivo-attivazionale di Schachter (1964); teoria bifattoriale: componente fisiologica e componente cognitiva. (Tentativo d’integrazione delle teorie di James e di Cannon.) L’emozione è data dalla percezione di arousal  (attivazione fisiologica) e dalla sua interpretazione cognitiva.
Il tipo di emozione sperimentato dall’individuo è dato dalla percezione dell’attivazione fisiologica (arousal) e dalla sua interpretazione cognitiva attraverso il processo di denominazione lessicale. L’esperienza emozionale si verifica quando una persona è in uno stato di alto arousal ed associa, attribuisce tale stato ad un qualche evento emozionale; p.e. GIOIA: attribuzione di uno stato di arousal ad un evento lieto.

2. Teoria cognitivo-fenomenologica di Lazarus (1980) e Weiner (1984). Posizioni centralistiche. Valutazioni cognitive e attribuzione di significato: la persona è triste o felice a seconda di come interpreta la situazione in cui si trova e a seconda dei significati che attribuisce a tale situazione. Ogni emozione è data da una diversa configurazione di tre componenti: impulso all’azione, reazioni fisiologiche e valutazione cognitiva dello stimolo.

3. Teorie dell’appraisal (valutazione) Le emozioni dipendono da come si valutano e interpretano gli stimoli dell’ambiente; dimensione soggettiva dell’emozione legata a fattori disposizionali e stili cognitivi)

4. Teoria di Leventhal e Scherer (1987), modello gerarchico-evolutivo secondo cui l’emozione è una costruzione alla quale concorrono diverse componenti, percettivo-motorie e valutative, ordinate gerarchicamente e secondo livelli di articolazione e complessità crescenti con il progredire dello sviluppo.

5. Frijda (1986). Le emozioni si configurano come sistemi motivazionali fondamentali.

6. Tomkins (1980) e Mc Clelland (1985). Le emozioni si configurano come precursori di sistemi motivazionali complessi.

7. Teoria psicoanalitica di Freud (nel setting analitico il paziente può diventare consapevole e rielaborare le relazioni d’oggetto rivivendo nella relazione di transfert con l’analista la situazione affettiva ed emotiva primaria)

8. Teoria degli affetti d’allarme di Sandor Radò (emozione=segnale preparatorio che predispone l’organismo all’allarme per poterne poi ristabilire la sicurezza; livelli psicoevolutivi di integrazione o controllo: edonico, emozionale/animale, emozionale/di pensiero, non emozionale/di pensiero).
Teorie che considerano solo gli aspetti descrittivi comportamentali, parte fenomenica dell’emozione

9. Comportamentismo di Watson, le emozioni sarebbero determinate solo dall’azione esercitata dagli stimoli sensoriali sul sistema nervoso, attraverso gli organi di senso. Neonati: solo tre tipi di emozioni fondamentali, paura, ira ed amore, da cui si diversificano le altre emozioni tramite processi di apprendimento condizionato. La rabbia è l’attacco, la paura è la fuga, l’amore è l’avvicinamento.

10. Scheman: nel bambino esiste solo una reazione emotiva, l’eccitazione generale, che le proiezioni degli adulti forzerebbero in schemi noti
Per concludere: necessità di modelli esplicativi capaci di conciliare la multicausalità, multicomponenzialità, la reciprocità e la sincronicità dei vari fattori che concorrono a definire di volta in volta le varie manifestazioni emotive.

Ruolo dell’apprendimento

Il ruolo dell’apprendimento nel determinare le risposte emotive può essere ricondotto al nostro modo di categorizzare la realtà: cfr schemi e copioni (scripts)

Processi cognitivi
Quelli maggiormente influenzati dalle emozioni sono la memoria e l’attenzione

Intelligenza emotiva
Riprende il concetto di intelligenza multicomponenziale proposto da Gardner. Capacità, abilità emotiva di conoscere, controllare e regolare le proprie emozioni. Implica empatia e buona gestione delle relazioni.

Competenza emotiva
Capacità di riconoscere le proprie e altrui emozioni.
Sviluppo emotivo (vedi anche pag. 91 e segg. Del Legrenzi)
Dal primo mese: si notano espressioni facciali che rimandano a gioia, collera, dolore; reazioni alla variazione dell’espressione dell’adulto (contagio emotivo).

Prima della varbalizzazione compare la capacità di comprendere le emozioni.
2 anni: capacità empatiche; tentativi di modificare sentimenti altrui tramite comportamento appropriato; espressione di emozioni non provate
dai 6 anni: sa mostrare sentimenti opportuni a sec della situazione;
8 anni: prova emozioni complesse (vergogna, senso di colpa, invidia)
10 anni: capisce di poter provare emozioni contrastanti-ambivalenti

Metodologie di indagine
Metodo sperimentale e osservativo
Colloquio (indice diagnostico congruenza tra stato emotivo e comunicazione verbale). In qualsiasi ambito lo psicologo lavori, egli interagisce sempre con delle categorie emozionali. Empatia.

Ambiti applicativi
A livello di psicoterapia: la terapia centrata sul cliente di Rogers, l’uso del transfert, le varie tecniche comportamentali di decondizionamento.


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