Considera l'omosessualità "un disturbo mentale che può essere curato", "un fallimento dell'identificazione di genere", un'attitudine "contraria alla vera identità dell'individuo". E per guarire "uomini e donne con omosessualità indesiderata" ha fondato il Narth, Associazione per la ricerca e la terapia dell'omosessualità. Joseph Nicolosi, psicologo clinico americano, classe 1947, sarà ospite di un convegno a Brescia il 21 e il 22 maggio. E contro le sue teorie gli psicologi lombardi prendono posizione con una delibera: "Condanniamo ogni tentativo di patologizzare l'omosessualità", definita dall'Organizzazione mondiale della sanità "una variante naturale del comportamento umano", ricorda Mauro Grimoldi, presidente dell'Ordine degli psicologi della Lombardia.
Il convegno delle polemiche, in programma al Centro congressi President Hotel di Roncadelle, si intitola 'Identità di genere e libertà. Due giornate di formazione con Joseph Nicolosi, psicologo'. Una sorta di 'corso', dunque, organizzato da Agapo (Associazione genitori e amici di persone omosessuali), Alleanza Cattolica, Consultorio Delta, Gruppo Lot, Living Waters Italia e Ticino, Medici Cattolici di Brescia, Narth, Nuove Onde, Obiettivo Chaire, Scienza & Vita di Brescia e Milano.
Un'iniziativa destinata a fare discutere, e dalla quale l'Ordine degli psicologi lombardi 'si dissocia' ufficialmente con una 'Delibera sulle terapie riparative' approvata dal Consiglio dell'Ordine il 12 maggio scorso.
Nella delibera gli psicologi lombardi richiamano i principi del Codice deontologico professionale, la posizione ufficiale della comunità scientifica internazionale e quella presa nel 2007 dall'Ordine degli psicologi del Lazio: "Le terapie riparative non esistono. E' come se un eterosessuale seguisse dei corsi terapeutici per diventare omosessuale".
Pertanto "l'Ordine degli psicologi della Lombardia - si legge nella delibera - difende la libertà dei terapeuti di esplorare senza posizioni pregiudiziali l'orientamento sessuale dei propri clienti, segnalando che qualunque corrente psicoterapeutica mirata a condizionare i propri clienti verso l'eterosessualità o verso l'omosessualità è contraria alla deontologia professionale e al rispetto dei diritti dei propri pazienti. Segnala inoltre che le cosiddette 'terapie riparative', rivolte a clienti aventi un orientamento omosessuale, rischiano, violando il Codice deontologico della professione, di forzare i propri pazienti nella direzione di 'cambiare' o reprimere il proprio orientamento sessuale, invece di analizzare la complessità di fattori che lo determinano e favorire la piena accettazione di se stessi".
Grimoldi evidenzia che "gli psicologi italiani sono tenuti al rispetto degli articoli 3, 4 e 5 del Codice deontologico, i quali ribadiscono, tra l'altro, come lo psicologo debba lavorare per promuovere il benessere psicologico, astenersi dall'imporre il suo sistema di valori e aggiornare continuamente le sue conoscenze scientifiche. Ricordo - aggiunge il presidente dell'Ordine lombardo - che anche le più importanti associazioni scientifiche e professionali internazionali, fra cui l'Apa (American Psychological Association), di cui lo stesso Nicolosi è membro, raccomandano di astenersi dal tentativo di modificare l'orientamento sessuale di un individuo e affermano che le terapie di 'conversione' o 'riparazione' dell'omosessualità sono basate su teorie prive di validità scientifica e non hanno il sostegno di ricerche empiriche attendibili".
Secondo gli psicologi lombardi le teorie di Nicolosi, le 'terapie' che su di esse si basano, "e ogni teoria filosofica o religiosa che pretenda di definire l'omosessualità come intrinsecamente disordinata o patologica, non solo incentivano il pregiudizio antiomosessuale, ma screditano la professione dello psicologo e dello psicoterapeuta e delegittimano l'impegno per l'affermazione di una visione scientifica dell'omosessualità. Un terapeuta con pregiudizi antiomosessuali può rinforzare i sentimenti negativi di colpa, disistima e vergogna che molti omosessuali provano, e così alimentare l'omofobia interiorizzata e il minority stress (stress legato all'appartenere a una minoranza), spesso procurando seri danni alla salute mentale del soggetto", avvertono gli esperti.
"E' il concetto stesso di riparazione ad essere sbagliato - prosegue Grimoldi - Si ripara un'auto quando questa è guasta. Negli omosessuali non c'è niente di guasto; chi la pensa diversamente vive evidentemente in un mondo impregnato di una ideologia che non permette di vedere la realtà, neppure quella dell'evoluzione delle scienze umane e quindi di lavorare nel rispetto delle diverse posizioni individuali. Muovendosi in direzione coerente con le linee guida nazionali e internazionali in materia, l'Ordine psicologi della Lombardia ha decretato che le terapie riparative dell'omosessualità così come proposte dalla teoria e tecnica di Joseph Nicolosi si pongono in deliberata contrapposizione con il Codice deontologico degli psicologi, e con la considerazione, scientificamente acquisita, che l'omosessualità possa essere un'evoluzione sana dello sviluppo della psiche".
Perciò, conclude il presidente, "consigliamo i colleghi psicologi di diffidare, nella pratica clinica e nella scelta delle teorie di riferimento, dalle teorie riparative dell'omosessualità, o da ogni teoria che voglia modificare a priori l'identità sessuale del soggetto. Alle persone omosessuali gay, lesbiche, bisessuali e transgender possiamo dire, oggi più che mai, che si possono rivolgere con tranquillità a uno psicologo con la certezza di trovare l'ascolto, comprensione e rispetto che ogni paziente merita".
Fonte: http://it.notizie.yahoo.com/
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