NOTIZIE ANAMNESTICHE
DATI ANAGRAFICI E CONDIZIONI DI VITA ATTUALI
Alfio ha 28 anni. È nato a Firenze, da genitori di origine campana trasferitisi a Firenze per lavoro alcuni anni prima della sua nascita. È celibe, di bell’ aspetto, svolge la professione di operaio metalmeccanico al Pignone. Si è diplomato all’ Istituto tecnico industriale a Firenze. Ha una sorella minore di 23 anni, studentessa universitaria in giurisprudenza. La mamma di Alfio ha 50 anni, è casalinga, svolge un lavoretto a casa come sarta per arrotondare. Il padre di Alfio ha 56 anni, svolge la professione di operaio in fabbrica. Vive in casa con i genitori e la sorella minore.
Durante i nostri incontri si presenta ordinato e curato nell’ aspetto anche se molto semplice nell’ abbigliamento e nell’ eloquio. È sempre molto puntuale alle sedute, svolge i compiti che gli son stati assegnati puntualmente e regolarmente. Alfio si mostra sin dai primi colloqui disponibile e collaborativo, motivato ad intraprendere un percorso di cura insieme.
CONDIZIONI MEDICHE
Alfio riferisce di prendere un solo caffè al giorno dopo pranzo, di non far uso di droghe (non ha “mai provato per paura dei possibili effetti sull’ organismo e la mente”), di non soffrire di alcuna patologia “almeno che sia stata diagnosticata” (si sottopone ad analisi del sangue e controlli medici circa ogni 6 mesi sin dall’ adolescenza spinto dalla madre).
Nemmeno i genitori, nonostante ribadisca la loro eccessiva apprensione, hanno un’ anamnesi psicologica né psichiatrica (non diagnosticata da un professionista, non hanno mai fatto un consulto né psicologico né psichiatrico per quanto ne sappia Alfio). Riferisce che ancor oggi la madre non va a letto se prima non lo sente rincasare, che quando è fuori il week-end a Bologna dalla ragazza lo chiama in continuazione per sapere se sta bene e rassicurarsi che niente di negativo gli sia accaduto. Alfio mostra di essere dispiaciuto di dar preoccupazioni e sofferenza alla madre, anche se si rende conto che il suo atteggiamento è eccessivo ma la giustifica dicendo “lei è così, tiene molto a noi, ha fatto mille sacrifici per tirarci su, le sono molto grato per questo”.
STORIA EVOLUTIVA
Descrive la madre come apprensiva, molto ansiosa, quando va fuori (anche adesso) vuol esser chiamata e rassicurata che sta bene. Alfio spesso utilizza delle espressioni normalizzanti (che ho notato anche in altre descrizioni di relazioni presenti e passate) la definisce “una donna come tante altre”.
Riferisce pochi ricordi dell’ infanzia, qualcuno in più solo a partire dai 6-7 anni. Descrive il babbo come abbastanza apprensivo ma meno della mamma, descrive i genitori come persone alla mano, semplici, gran lavoratore il padre. Non riferisce del problema attuale degli attacchi di panico ai genitori per non preoccuparli ulteriormente, per proteggerli, per non farli star male ancor di più. Alfio ha difficoltà a ricordare eventi compiuti di attaccamento nell’ infanzia, ma sollecitato ricorda un clima preoccupato della madre riguardo alla sua salute (si assicurava che avesse sempre la cannottiera di lana e fosse ben coperto) ed era in ansia e preoccupata quando doveva separarsi necessariamente dal figlio (es scuola materna), tanto che Alfio riferisce di aver cambiato diverse scuole a causa del fatto di farsi la pipì addosso (problema che non è mai stato affrontato sul momento), motivo per il quale la madre faceva cambiare scuola al figlio di volta in volta (ricorda 3 scuole) pensando che fosse un problema delle maestre con cui il figlio non si trovava bene. Alfio al riguardo ricorda solo che non stava volentieri a scuola, litigava con i compagni e non gli piacevano le maestre, preferiva star a casa con la mamma. Non ha mai frequentato il nido visto la mamma lavorava un pò a casa come sarta sin da allora dedicando il resto del tempo a lui. Descrive il clima familiare come sereno, privo di litigi o contrasti, “caldo, amorevole”. Ricorda i genitori che si amavano, mai un litigio o una mancanza di rispetto l’ un per l’ altro. Ma sollecitato a riferire eventi, episodi compiuti in cui ha avuto bisogni fisici o emotivi, Alfio utilizza principalmente un canale semantico, senza riferire alcun episodio compiuto per giustificare il “clima familiare caldo e amorevole”.
Inoltre ricorda la madre preoccupata per le malattie e i possibili malanni che poteva prendere (anche un semplice raffreddore) sin da bambino- ragazzino. Ricorda da adolescente la madre sveglia che lo attendeva tornare a casa, e solo allora riusciva a prender sonno, facendolo sentire un po’ in colpa per le preoccupazioni che le procurava. Alfio sollecitato a riflettere riguardo ai motivi per cui la madre tendeva ad esser preoccupata , in altri termini cosa, secondo lui, spingeva la madre a comportarsi in questo modo, Alfio riferisce che la madre è sempre stata così di carattere, apprensiva riguardo ai pericoli possibili del mondo (droga, criminalità, i malintenzionati e tutti i possibili pericoli ambientali, gli incidenti, le malattie). Alfio da una parte sembra criticare, almeno in parte, l’ atteggiamento della madre ritenendolo e riconoscendolo come eccessivo, dall’ altro mostra un atteggiamento comprensivo e tenero nei confronti della madre “che tutto sommato lo fa per il suo/loro bene”, “ci ha sempre voluto bene e ci ha sempre seguiti” a differenza di tante madri che se ne fregano dei figli e di cosa combinano…. Dice di voler tanto bene alla madre e aver difficoltà al pensiero di separarsene un giorno. (potrebbe essere un attaccamento invertito visto la sua cura a non preoccuparli, si mostra protettivo nei loro confronti e nel mantenerli il più sereni possibili… ??? è compatibile con una ipotesi di organizzazione fobica?)
Descrive il padre come meno ansioso, meno preoccupato delle malattie, “ma comunque andava dietro alla madre per quanto riguarda l’ educazione”. Descrive il rapporto con il padre come aperto, sincero. Condividono (sin da quando era bambino) la passione per il calcio, vanno insieme anche adesso allo stadio. Parla con il padre delle sue ragazze o conquiste, chiede consiglio al padre su questioni di cuore, descrive il rapporto come molto aperto.
Descrive la sorella, Donatella come molto solare, allegra, disponibile e sincera. Va d’ accordo con lei, anche se non hanno una grandissima confidenza ed intimità, frequentano compagnie di amici diversi nonostante non ci sia grande differenza di età, se lo giustifica dicendo “sa ognuno magari ha bisogno un po’ della sua privacy e dei suoi piccoli/grandi segreti”.
IPOTESI DI ATTACCAMENTO C/A ??
IPOTESI DI ORGANIZZAZIONE FOBICA (ci son degli elementi dell’ attaccamento A, forse organizzatisi in età più adulta visto la propensione apprensiva dei genitori ??)
VITA SENTIMENTALE
Descrive la ragazza attuale come disponibile, gentile, descrive la storia come “tranquilla”, “come una coppia normale”, l’ unica pecca l’età, lei ha 38 anni. Si son conosciuti in ferie in Corsica sulla spiaggia. Aggiunge che al momento ci sta bene, le vuol bene ed è felice con lei, vuol vivere la storia giorno per giorno così come viene, senza farsi troppe aspettative e progetti “che non si sa mai come vanno a finire”.
Gli chiedo come va la loro vita sessuale. Inizialmente risponde bene in modo evasivo, ma poi vien fuori dai racconti che ha avuto nei primi mesi di relazione con lei dei problemi di eiaculazione precoce, vissuti da lui con profonda vergogna e rabbia.
A Primo rapporto sessuale con la sua attuale ragazza in Corsica sulla spiaggia | B Cavolo perché non son riuscito a trattenermi, così non l’ho soddisfatta, sono una fava Cosa penserà di me? Che son un pischellino che non sa soddisfarla e trattenersi | C Rabbia
vergogna |
Ma, riferisce che, la ragazza, vedendolo in difficoltà e dispiaciuto per l’ accaduto, è stata molto comprensiva e paziente con lui. In quell’ occasione ha minimizzato dicendo che son cose che posson accadere le prime volte per l’ emozione, che anzi le dimostra che lui ci tiene veramente a lei, non è solo un’ avventura. Adesso riesce ad avere rapporti più duraturi e soddisfacenti per entrambi. (non ho il coraggio di chiedere la durata dei rapporti e valuto che al momento non è l’ obiettivo principale su cui lavorare, riservandomi in seguito di riprendere il discorso se se ne presentasse la necessità….). Riferisce di aver avuto sempre questo tipo di problema ai primi rapporti con una nuova partner, “ma poi dopo qualche mese, con una maggiore confidenza ed intimità il problema si risolve”.”Ho sempre trovato delle ragazze molto comprensive e carine anche da quel punto di vista”. Annuisco, cercando di normalizzare queste defaiance e non dargli troppa importanza vedendolo un po’ in imbarazzo a parlarne.
Con la sua attuale ragazza non ha problemi o remore a parlare dei suoi problemi percependola molto comprensiva e accudente nei suoi confronti, molto “materna” (ad es. parla dei suoi attacchi di panico e dell’ ansia chiedendole vicinanza e comprensione, non sembra mettere in atto un pattern evitante di attaccamento come con i genitori…??)
Riferisce la prima relazione affettiva a 17 anni, ragazzina del gruppo di 16 anni, a parte la “classica pomiciata” non è andato oltre. Uscivano insieme al gruppo, a volte soli. La descrive come una “ragazzina come son tutte ora” , andavano d’ accordo, andavano insieme allo stadio, condividevano degli interessi (es fiorentina). A 19 anni primo rapporto affettivo e sessuale con una ragazza del gruppo, relazione durata 2 anni. Andavano a sciare con il pullman, ma non andavano allo stadio non condividendo questa passione. È la prima storia un po’ più importante. Dai 21 ai 28 riferisce solo qualche storiella di massimo 4-5 mesi, ma nessuna storia seria. Riferisce che in quegli anni non ha “perso più di tanto la testa, credo ci si innamori veramente solo poche volte nella vita”.
Non sa se adesso è davvero innamorato dell’ attuale ragazza, però sta molto bene insieme a lei, non vorrebbe perderla. Dai racconti vien fuori che in concomitanza al primo attacco di panico, pochi giorni prima, avevano avuto una discussione in cui la sua ragazza ormai 38enne lo spronava ad andare a vivere insieme per cercare di costruire qualcosa di più serio “visto lei non aveva voglia di giocare, ma di fidanzarsi seriamente e far progetti per il futuro”, mostrandosi disponibile anche a trasferirsi lei a Firenze e far la pendolare ogni mattina per andare a lavoro a Bologna, dove fa la maestra precaria, ottenendo delle supplenze annuali. Indago cosa ha provato Alfio in questa circostanza, mostra di esser combattuto tra il non volerla perdere (sembra sia stato una sorta di out-out o comunque in tal modo vissuta da lui) e l’ aver paura di fare questo passo che reputa molto importante. È la prima volta che gli capita di pensare ad una evenienza del genere. Non saprebbe adesso su due piedi decidere, le ha chiesto del tempo. Riflettendo a lungo con Alfio, analizzando i suoi pensieri ed emozioni è riuscito a collegare almeno ipoteticamente il primo attacco di panico alla proposta “attivante” della ragazza e alla conseguente ansia- paura provata. Provo a capire cosa teme che possa succedere se facesse questo passo verso la convivenza. Alfio teme l’ idea che Lucrezia (la sua ragazza) possa insistere per avere un figlio che ancora non si sente pronto ad avere… ha paura di trovarsi “incastrato” nella condizione di padre. Ma dall’ altra parte non vorrebbe perderla, si è molto affezionato a lei, non gli capitava da un bel pezzo. Sembra oscillare tra la paura di perdere la ragazza a cui è legato e la paura e il senso di costrizione nell’ assecondarla in questa scelta che sente “molto impegnativa” e a cui crede di non esser ancora pronto, “ho solo 28 anni non mi va di correre, ma voglio far le cose con calma”.
RELAZIONI
Racconta di aver vissuto sempre a campo di Marte, di aver sempre avuto una compagnia fissa (una decina di amici) sin dall’ infanzia. A scuola non andava bene perché non amava particolarmente studiare. Spesso marinava la scuola perché non era preparato per le interrogazioni. Riferisce che nonostante ciò se l’è sempre cavata con tutti sei politici a fine anno. È stato bocciato solo un anno in terza superiore, durante la quale ha fatto parecchie assenze a causa del fatto di aver contratto la mononucleosi (non sa bene come) e non è riuscito poi a recuperare il programma perdendo l’ anno scolastico.
MODALITA’ DI INVIO E CONTESTO DELLA PSICOTERAPIA
Mi viene inviato dalla mia tutor del tirocinio, si è rivolto spontaneamente al servizio (tramite la prescrizione medica per un consulto) per problemi di ansia.
PRECEDENTI TERAPIE
Non ha mai intrapreso nessuna precedente terapia psicologica
TRATTAMENTI FARMACOLOGICI
Alfio non si è mai rivolto ad uno psicologo né psichiatra, né ha mai fatto un trattamento farmacologico, aggiunge che avrebbe paura a prendere ansiolitici perché “ha paura di diventare dipendente dai farmaci, di non poterne più fare a meno, di soffrire di crisi di astinenza, son come le droghe….” . Gli spiego che a volte i farmaci son necessari, anche se in effetti posson dare dipendenza a lungo andare, va valutato caso per caso se necessario farli prescrivere o meno. Lo rassicuro che, ad ogni modo, non sono una psichiatra e non posso prescrivere farmaci, ma possiamo lavorare insieme per risolvere il problema.
TENTATIVI SUICIDARI O FORTEMENTE AUTOLESIVI
Il paziente non ha mai messo in atto tentativi suicidari e auto lesivi. Non si riscontrano pensieri suicidari.
PROBLEMA PRESENTATO DAL PAZIENTE
Alfio si presenta al primo colloquio un po’ in anticipo rispetto all’ appuntamento.
È curato, ordinato anche se vestito in modo semplice/casual, appare molto agitato e in ansia (gesticola molto, quasi balbetta e mi porge una mano molto umida); l’ eloquio è molto semplice, e dopo i primi 10-15 minuti circa diventa più fluente e sciolto nel raccontare il problema per cui si è rivolto al servizio.
Alfio descrive il suo primo attacco di panico (circa 1 mese prima del nostro colloquio avvenuto il 16/02/10) verificatosi il week-end mentre si recava a Bologna in treno dalla sua ragazza, e mentre attraversava le gallerie dell’ Appennino, “all’ improvviso ho sentito vampate di calore, batticuore, tremore alle gambe, sudorazione, pensavo di non avere vie di fuga e dovevo affrontare il pericolo con la paura di morire”. Alfio durante l’ attacco è stato assistito dal capotreno, che l’ha rassicurato sull’ assenza di pericoli nell’ attraversare la galleria, standogli accanto e stringendogli la mano per tutta la lunghezza della stessa (18 Km circa).
Alfio durante l’ attacco si è seduto per terra cercando di respirare profondamente e di rallentare il ritmo cardiaco (“mi sembrava che il cuore potesse fuoriuscire dal petto per quanto batteva forte”). Arrivato a Bologna ha trascorso il week-end continuando a pensare all’ accaduto, confidatosi con la ragazza, quest’ ultima l’ ha spronato a rivolgersi ad un professionista per risolvere questo problema.
Al ritorno a Firenze si fa accompagnare dalla ragazza in treno, non ha un attacco di panico ma solo un po’ d’ ansia, che riferisce di tollerare grazie alla presenza della ragazza che gli tiene la mano e lo incoraggia a respirare profondamente e cercare di star tranquillo.
Nei giorni successivi riferisce di aver problemi a concentrarsi al lavoro, di esser tutto il giorno agitato, angosciato e in ansia pensando di poter “rivivere quella situazione terribile”, infine di sentirsi molto stanco e sfinito a fine giornata. Anche i colleghi di lavoro, riferisce, si accorgono che non è sereno, il “solito Alfio sorridente e solare”, si confida con loro sull’ accaduto, ricevendo conforto e sostegno. Non ne parla a casa, in famiglia per non preoccupare i genitori che descrive come molto apprensivi e ansiosi “non vuol dargli ulteriori motivi di preoccupazione e pensieri, più di quanti già ne abbiano”. Non ne parla nemmeno con la sorella, che descrive avere un rapporto molto stretto e confidenziale con la mamma (“glielo avrebbe sicuramente riferito”, “ho preferito tenerlo per me, parlarne agli amici più stretti e fidati”).
La relazione attuale con Lucrezia dura da circa 7/8 mesi, in cui Alfio si era solitamente recato a Bologna con la sua macchina (era la prima volta che prendeva il treno per andarla a trovare).
Nei giorni successivi Alfio passa molto tempo a preoccuparsi che possa riaccadere un ulteriore attacco di panico e pensando di esser “matto”, che qualcosa in lui non vada bene. Si decide a rivolgersi al suo medico di base per chiedere consiglio a chi rivolgersi. Il medico di base gli prescrive una richiesta per un consulto in Usl, dove Alfio mi vien inviato dalla mia tutor.
A Nella galleria | B Non ho vie di fuga Non ho il controllo (come invece in macchina) | C Ansia/angoscia |
A1 Ansia
| B1 oddio sto per morire, | C1 + ansia (mi butto a terra controllo respiro, cerco di rallentare battito, stringo la mano del capotreno) |
Alla mia domanda se prima dell’ episodio “della galleria” abbia avuto altri sintomi ansiosi o comunque delle difficoltà simili A. descrive qualche sintomo d’ ansia con batticuore, sudorazione in discoteca, luoghi affollati in cui si era allontanato cercando angoli meno affollati (comportamenti protettivi)… a cui aveva dato poco significato pensando “c’è troppa gente” “non fa per me” “non ho più l’ età” “non ho più 20 anni!” (non aveva sviluppato un vero e proprio attacco di panico ma solo qualche sintomo ansioso “gestito” allontanandosi dalla situazione).
A In discoteca | B c’è troppa gente meglio allontanarsi mi manca l’ aria, soffoco | C ansia/agitazione |
A In piazza durante un concerto | B mamma mia che calca se | C ansia/agitazione |
Chiedo ad A. se ci sono ulteriori situazione che tende ad evitare (non affrontare) a causa dell’ ansia. Lo sottopongo al “Fear questionnaire and the panic rating scale”.
Spiego ad A. la durata e la frequenza dei nostri incontri, il tipo di terapia che utilizzo, esplicito che durante il lavoro insieme dovrà affrontare situazioni che gli mettono paura, spiego che l’ ansia è solo un’ emozione, che nessuno è mai morto d’ ansia. Gli mostro la curva a campana, spiegando che l’ ansia cresce all’inizio per poi decrescere gradualmente, che si può affrontare e imparare a gestire in modo funzionale.
Sembra sorpreso del fatto di non poter eliminare l’ ansia, preoccupato dall’ idea di “doverci convivere” per tutta la vita. Lo tranquillizzo dicendogli che possiamo imparare a gestire gli attacchi di panico, riuscendo a capire come si generano e si alimentano, ma di certo non possiamo eliminare l’ emozione di paura, gli rispiego la curva a campana per sottolineare ulteriormente che l’ ansia non è pericolosa, per quanto possa esser fastidiosa.
Gli propongo un primo pacchetto di 8 incontri in cui possiamo conoscerci meglio e analizzare le situazioni che lo mettono in difficoltà. Accetta, e insiste chiedendo se il problema è così tanto grave, quanto tempo ci vorrà, se potrà avere altri attacchi di panico (“non posso pensare dottoressa di provare nuovamente quelle sensazioni terribili… pensare che sto per morire”). Lo incoraggio dicendogli che è un problema molto comune quello degli attacchi di panico, che si può affrontare molto bene con le tecniche cognitivo-comportamentali e che son ottimista riguardo al lavoro che possiamo svolgere insieme. Gli dico che solitamente per problemi di questo tipo son sufficienti circa 18 sedute ma poi ogni caso è a sé e dobbiamo prima fare una serie di colloqui per analizzare meglio le situazioni che lo mettono in agitazione, ma dovrà esporsi, anche se poco alla volta, alle situazioni che gli provocano paura.
Alfio sembra un po’ rincuorato dalle mie parole, e mi da la disponibilità per questo iniziale pacchetto di 8 incontri, mostrandosi motivato e volenteroso.
Nei successivi incontri inizio a lavorare sugli ABC, continuando a ribadire che l’ ansia è solo un’ emozione e l’ importanza di fare gli ABC in seduta per capire cosa succede, ma anche come autosservazione nei momenti critici che deve affrontare. Insisto sull’ importanza della lettura ed interpretazione delle emozioni e dei pensieri per capire quello che ci succede (per aiutarlo a migliorare la sua auto riflessività e monitoraggio delle emozioni). Gli propongo per il prossimo we di recarsi in treno a Bologna, come esposizione, compilando gli ABC nei momenti di ansia e cercando di formulare dei pensieri alternativi, più funzionale per il momento
A Riattraverso la galleria | B Oddio mi batte il cuore, stavolta non ne esco vivo, non voglio rifarlo mai più… | C Ansia |
A Arrivato alla stazione di Bologna | B In effetti la dottoressa ha ragione non son morto, ma chi mi dice che tutta questa paura non possa danneggiarmi in modo irreparabile? | C Ansia |
Analizziamo in seduta gli ABC riportati dal paziente, lo sollecito in seduta a trovare dei pensieri alternativi, visto durante l’esposizione preso dall’ emozione di paura non è riuscito a formularne. Alfio mi riferisce “si lo so avrei dovuto dirmi è solo ansia, è un’ emozione, come viene passerà, ma questi attacchi son davvero devastanti, lei ne ha mai avuti?sa cosa significa pensare di star per morire?!”. Alfio mi sembra genuino, autentico, non vivo come una sfida la sua domanda, lo colgo nella sua schiettezza e mi permetto una self-disclousure dicendo che anche io ho sperimentato un attacco di panico durante l’adolescenza in un periodo particolarmente stressante (in verità solo dopo una canna ma non mi sembra opportuno esser così sinceri con il paziente!!!) e so quanto sia fastidioso, che sensazioni spiacevoli si posson provare, ma tutto deriva dal fatto di interpretare l’ emozione di paura (soffermandosi solo sugli effetti somatici come batticuore, tremore, respiro corto, ect) come un segnale di morte imminente e di pericolo, anzicchè dargli la giusta importanza di un’ emozione dettata da un particolare momento o evento, gli ribadisco a questo proposito l’ importanza di individuare le proprie emozioni, di monitorarle, gli rispiego il modello di Clark.
Autocaratterizzazione
(Alfio è una persona semplice, alla mano, solare, con tanta voglia di divertirsi, di star in compagnia degli amici, parla parecchio, socievole, con tanta voglia di scherzare e sdrammatizzare (anche nelle situazioni più complicate). È una persona che si adatta a qualsiasi tipo di situazione, sia lavorativa che anche amicale con gruppi diversi (può andar in vacanza con persone con interessi diversi- es azione cattolica o anticristo). Un gran lavoratore, volenteroso, generoso, che pensa più agli altri che a sé.)
ESORDIO CLINICO E INVALIDAZIONE
Inizialmente il paziente descrive l’ attacco di panico come improvviso, in un momento in cui era sereno, senza particolari pensieri o paure che lo turbassero, come un fulmine a ciel sereno. Indagando più approfonditamente abbiamo collegato insieme che il primo attacco di panico si è verificato in concomitanza alle pressioni della ragazza di Alfio di andar a vivere insieme e “costruire qualcosa di più serio e importante”. Tale proposta ha messo in crisi Alfio che riferisce di non sentirsi ancora pronto per un passo del genere. Ipotizzo che questo evento abbia potuto scompensare Alfio che sembra avere una organizzazione che ripercorre quella fobica.
A La mia ragazza mi propone di andar a vivere insieme | B Oddio non son pronto per un passo del genere Non si potrebbe andar più piano, con calma… Se le dico di no in modo categorico rischio che mi lasci Non vorrei perderla ma non me la sento… Non so che fare…son in trappola | C Paura
confusione |
A Lei desidera avere un bambino | B Non voglio diventare padre, è ancora presto Non voglio che mi lasci, mi abbandoni | C Paura |
DIAGNOSI CLINICA
Alfio si presenta dopo un attacco di panico con la “paura della paura”, cioè di poter avere ulteriori attacchi. Sembra questo attacco si presenti in un assetto fobico e ansioso di base.
FORMULAZIONE E CONCETTUALIZZAZIONE COGNITIVA DEL PROBLEMA
Schemi di sé: fragile, indifeso di fronte ad un mondo pieno di pericoli, il sé come inadeguato e debole, incapace di affrontare la vita e i suoi pericoli senza la vicinanza di qualcuno
Schemi di sé con l’altro: l’altro è percepito come capace di dare supporto, più capace e competente del sé, l’ altro appare necessario per affrontare la perdita di padronanza di sé e dell’ ambiente dovuta all’ ansia
Credenze patogene: Da solo non ce la faccio ad affrontare i pericoli della vita
TRATTAMENTO
Partendo da alcuni episodi di panico riportati da Alfio gli mostro Il modello cognitivo di panico di Clark, spiegandogli il circolo vizioso che perpetua l’ ansia e i comportamenti disfunzionali che non fanno altro che alimentare il problema, perdo diverso tempo a fargli degli esempi per sincerarmi abbia compreso. Mi rendo conto che in questa prima fase è meglio omettere gli effetti dei comportamenti protettivi per facilitare la comprensione (noto delle difficoltà nel comprendere tutto insieme il modello da parte di A. ma lo rassicuro che poco alla volta sarà più chiaro nella sua mente quello che gli accade in quei momenti e come fronteggiarli ma dobbiamo procedere un passo alla volta!) . Spiegato e rispiegato con pazienza il modello base di Clark e condiviso con lui che lo rappresenti almeno in parte, gli propongo di tenere un diario dell’ attacco di panico che ci permetterà di lavorare sulle credenze disfunzionali, gli spiego cosa sono e come si fanno gli ABC, come mai son così importanti e fondamentali per lavorare sul problema. Gli assegno come compito a casa di far degli ABC sulle situazioni in cui ha un attacco di panico o in cui si sente ansioso.
Mostro come i comportamenti protettivi, se sul momento danno un sollievo dall’ ansia, a lungo andare non fanno altro che incrementare l’ ansia, impedendo la verifica delle previsioni catastrofiche. Faccio sperimentare al paziente in seduta una iperventilazione facendogli provare sensazioni di capogiri, palpitazioni, sensazioni di svenimento, vista annebbiata, debolezza.. e come questo non comporti nessuna conseguenza catastrofica, ma sia una reazione naturale e normale della iperventilazione. Utilizzo delle metafore ed allegorie per mostrare al paziente come i comportamenti protettivi siano nocivi e controproducenti e non gli permettono di ottenere delle prove che le conseguenze che teme non si verificheranno. Alfio mostra di capire e condividere ciò che dico, anche se chiede continue rassicurazioni sul fatto che questo continuo stato di ansia ed apprensione non possa causare dei danni alla sua salute fisica e mentale.
Chiedo ad Alfio se era la prima volta in assoluto che prendeva il treno. Mi risponde di averlo preso poche volte da ragazzino con i genitori, di aver sempre viaggiato in macchina. Mi confessa con un po’ di imbarazzo di aver paura a prendere l’ aereo per la paura di volare, anche se la vive come una grossa limitazione, precludendosi viaggi e divertimenti con gli amici e spesso dovendosi accontentare di ferie nei dintorni o lunghi viaggi in macchina. Vorrebbe riuscire a prendere l’ aereo. Mi chiede se possiamo lavorare pure su questo obiettivo. Gli rispondo che dobbiamo seguire un’ esposizione graduale a tutte le situazioni che gli mettono paura partendo da quelle un po’ “meno paurose” a quelle “più paurose”, per affrontarle gradualmente tollerando una certa soglia di attivazione, che lo metta in difficoltà progressivamente maggiore.
PROGETTO TERAPEUTICO E IL CONTRATTO
In un primo tempo mi son dedicata alla psicoeducazione: curva a campana dell’ ansia ed esplicitazione e spiegazione del circolo vizioso del modello di Clark.
Dopo ho assegnato dei compiti di autosservazione: diario del panico, ABC. Durante le sedute ho sempre mostrato come si compilano gli ABC sugli episodi critici, “attivanti” e come i pensieri determinino le emozioni, invitando il paziente ad autosservarsi e compilare delle schede ABC nel momento in cui provava l’ ansia, o eventualmente anche altre emozioni spiacevoli.
Poi abbiamo iniziato l’ esposizione graduale a situazioni critiche (per gestire l’evitamento). Alfio ha affrontato situazioni per lui ansiogene come prendere il treno per andare dalla ragazza a Bologna, andare in discoteca in mezzo alla confusione, nella mischia, partecipare a concerti o eventi in piazza in mezzo alla gente.
Abbiamo lavorato sulle interpretazioni erronee, sull’ ansia anticipatoria, riflettendo insieme sul ruolo dell’ evitamento e dei comportamenti protettivi nel perpetuare l’ ansia.
Da circa un mese in cui sembra la sintomatologia ansiosa si sia ridotta notevolmente Alfio mi esplicita il desiderio di lavorare sulla sua relazione con la ragazza, di avere “dei consigli” su come affrontare la situazione andare o non andare a vivere insieme… mi chiede, secondo me, come mai ha questi dubbi pur riconoscendosi innamorato di lei, mette in dubbio i suoi veri sentimenti. Da questo momento si inizia a lavorare sull’ organizzazione fobica (la terapia è ancora in itinere) e su come le credenze su sé e gli altri si sian create all’ interno delle esperienze iperprotettive familiari.
APPENDICE
Test somministrati:
SCID-II (devo somministrarla di routine nella fase di filtro al tirocinio):
Non risultano disturbi di personalità rilevati, qualche tratto dipendente ma non tale da giustificarne una diagnosi di disturbo dipendente di personalità su asse II
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