Nell’attuale panorama sociale e culturale si diventa genitori sempre più tardi; la relazione di coppia viene investita di aspettative e richieste da soddisfare prima del passaggio alla genitorialità. Coniugalità e genitorialità tendono sempre di più ad essere distinte rispetto ad alcuni anni fa in cui la nascita dei figli era una conseguenza naturale della costituzione della coppia coniugale; l’evento nascita è sempre più “scelto”, si sceglie non solo di avere figli ma anche quando averne. Nella famiglia contemporanea, talvolta definita come “autoreferenziata”, “autopoietica”e “autonormativa”, a sottolineare la preminenza che oggi assume la relazione di coppia rispetto al vincolo sociale e istituzionale, il senso di genitorialità nasce, in genere, da una scelta responsabile, attraverso cui i partner valutano e decidono il passaggio ad un altro stadio del ciclo di vita: dalla loro condizione di coniugi a quella di genitori, con un consequenziale passaggio dalla condizione di giovane adulto a quella di adulto responsabile. L’impegno progettuale consente alla coppia di costruirsi e definirsi in relazione a un “terzo” che rappresenta il segno visibile che la relazione è generativa. Per la coppia l’attuazione di un progetto generativo ha infatti una valenza molto profonda che testimonia nei fatti che la famiglia viene percepita come un valore. La famiglia che si tende a formare, la scelta generativa sono debitrici della famiglia da cui si è stati generati e del tipo di legami che si sono vissuti e sperimentati. Il progetto generativo di una coppia innesca la necessità di pensare per generazioni, in senso relazionale, mettendo in evidenza come le generazioni precedenti contribuiscono a determinare i modelli di generatività, che includono la generazione di legami, di valori, di affetti e di attese, di speranze e di timori. In altre parole, dal modo in cui una persona si sente generata dalla propria famiglia, dipenderà la sua maggiore o minore apertura alla generatività. La possibilità di vivere tale esperienza consente alla coppia di esprimere nuovi aspetti del legame rispetto alle famiglie di origine: l’esperienza di maternità e paternità favorisce il superamento dei confini gerarchici tra i genitori e i figli consentendo un maggiore avvicinamento della coppia ai propri genitori. Il vincolo generativo crea infatti contestualmente gratitudine e responsabilità, consapevolezza di aver ricevuto e disponibilità a dare. La nascita di un figlio contribuisce a rinnovare il significato dei legami tra i componenti delle diverse generazioni, dando nuovo slancio e progettualità al sistema familiare nel suo insieme. La generatività va dunque colta nella sua duplice dimensione ascensionale e discendente considerando la circolarità dei rapporti e l’importanza della reciprocità nei legami familiari. La possibilità di generare, di avere un figlio, rientra poi nella dimensione della continuità-discendenza, nell’appartenenza ad una stirpe, sulla base della trasmissione di caratteri simili che legano i figli non solo ai genitori ma anche a chi li ha preceduti, nella dimensione del mito delle origini. E’ sulla base delle origini che infatti viene costruito il patto intergenerazionale. Contestualmente a livello sociale la soggettività della famiglia, l’identità generazionale e la sua storia appare sempre più riconosciuta e legittimata dai legami di filiazione, elementi fissi e immutabili, più che da quelli coniugali, incerti e negoziabili. Ma l’aspetto psicologico più connesso alla procreazione riguarda il rilancio della generatività tra le generazioni, che esplicita il riconoscimento del valore di se stessi, di ciò che ci ha preceduti e di ciò che verrà dopo. L’impossibilità alla nascita di un figlio si inscrive nella storia familiare e nella vicenda generazionale; pone i membri dell’intero sistema familiare in una condizione di “attesa”. L’infertilità può esser considerata un evento paranormativo nel ciclo vitale familiare, che richiede particolari riorganizzazioni degli aspetti relazionali sia all’interno della coppia che rispetto all’intero sistema della famiglia trigenerazionale, per i particolari compiti emozionali cui il sistema deve far fronte. Di fronte all’impossibilità di avere un figlio la coppia può tendere a rimanere nell’orbita genitoriale, correndo il rischio che anche i passaggi cruciali compiuti in direzione di una positiva differenziazione siano indeboliti nel loro significato e non siano percepiti da sé e dai genitori come espressione di un effettivo salto generazionale e generativo. Nella definizione delle relazioni viene influenzato il processo della “regolazione delle distanze” con le famiglie di origine; i coniugi, benché abbiano dato vita ad un nuovo sistema, rimangono figli e solo figli per sempre, ed in virtù della capacità generativa dei propri genitori; non soltanto non si potrà accedere ad un livellamento rispetto alla loro posizione ma il dislivello inevitabilmente può potenzialmente tendere ad amplificarsi; ciò può inoltre tendere a favorire il fenomeno della “lunga famiglia estesa”. Le coppie si vedono come una famiglia diversa, senza un figlio, una famiglia che si discosta dalla norma, connotata da un “difetto di origine”. Per il significato che culturalmente viene attribuito alla generatività tale evento viene diversamente vissuto dall’uomo e dalla donna. Una donna si sente inutile e menomata. La sua impossibilità a procreare la può portare a un paragone con la propria madre, vista come potente perché capace di generare, attivando nei suoi confronti atteggiamenti di rivalità o più spesso, sentimenti di inferiorità. Un uomo più facilmente può sentire minacciata la propria potenza sessuale, da sempre associata alla capacità fecondativa. La scienza medica oggi offre diverse tecniche che la coppia intravede come soluzioni all’infertilità. In diverse coppie sembra innescarsi il tentativo di ripristinare in qualche maniera la funzione procreativa mediante l’ausilio della medicina. Diversamente che in passato sono i curati oggi ad occuparsi direttamente della propria salute; le informazioni, le conoscenze e le innovazioni in tema di salute sono facilmente fruibili attraverso i mezzi di comunicazione. Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), se da una parte sembrano aver reso possibile la creazione di una nuova vita anche in situazioni critiche, allo stesso tempo risultano realizzabili solo attraverso un complicato iter diagnostico e terapeutico che entra nella vita della coppia e nella sua funzione generativa, sostituita da un apparato tecnologico. Si calcola attualmente che il 15-18% delle coppie italiane abbia problemi di infertilita', pari ad oltre 50.000 coppie. Complessivamente, i cicli di trattamento praticati in vista della fecondazione artificiale sono fra 15.000 e 17.000. In Italia i dati relativi al 2000 fanno risalire il numero di bambini nati con la Procreazione Assistita a 7.200, ovvero l’1,3% del totale di tutti i nati in quell’anno (Istituto Sup. Sanità- Rapporto ISTISAN 2000). Con l’avvento della riproduzione artificiale si è assistito all’oggettivazione del processo riproduttivo: le funzioni relative alla fecondità risultano infatti staccate dal corpo, inteso in senso biologico. La possibilità di rendere procreativi corpi infertili, ha modificato una sequenza generativa che non aveva ancora conosciuto radicali variazioni. L'espansione del progresso tecnologico ed i suoi ritmi di evoluzione, modificando la vita in senso biologico o, meglio, biotecnologico sembrano essere divenuti i più eccezionali fattori di cambiamento del modo di vivere, ma anche del modo di pensare, di pensarsi e di venire al mondo. Basti pensare come vengano definitivamente svincolati il regime della sessualità da quello della generatività; con la contraccezione la questione, fino all’invenzione della fecondazione artificiale, era che sebbene si potessero avere rapporti sessuali senza generare, non si poteva generare senza avere rapporti sessuali. Adesso questo è possibile. La fruizione dei servizi e delle possibilità offerte dalle scienze biotecnologiche si configura come un evento che si inscrive nella storia della coppia; le prestazioni offerte da un servizio incidono inevitabilmente sulla sua successiva evoluzione. Il significato attribuito ad una prestazione non dipende solo dalla coppia ma dal processo interattivo che si costruisce e si sviluppa tra questa e l’equipe curante, con le rispettive premesse e i rispettivi sistemi di significato. Ciò induce ad adottare un atteggiamento riflessivo, attenzionando i sistemi complessi che coinvolgono l’uomo e il suo ambiente. Nel presente lavoro l’infertilità di coppia è considerata attraverso le azioni che si compiono intorno ad essa, al fine di ricercare quel filo d’Arianna che Bateson chiama “la struttura che connette”, dove la relazione tra gli elementi del sistema costruito viene osservata attraverso un “continuo muoversi e fluire delle idee per mettere d’accordo tutte le idee” (Bateson, 1984).
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