L'anorgasmia di Roberta



La p. mi viene inviata da un’altra ginecoloca per anorgasmia e mi riferisce che la p. non era molto d’accordo a sottoporsi ad un trattamento psicologico, ma che ha accettato quando le ha detto che io facevo psicoterapie brevi, come vedete anche questa p. arriva già con un’aspettativa precisa e a me non resta che augurarmi che sia adatta alla Terapia  Breve.


1 INCONTRO

La  p. entra con passo sicuro e deciso nello studio, si siede immediatamente e la prima cosa che dice è che lei è venuta per una terapia breve, Io le dico che faremo 3 incontri dopo di che vedremo se è possibile lavorare con questo tipo di terapia. La p. dice “Ok” ma è visibilmente contrariata. L’aspetto è quello di una bella ragazza , è mora, con una gran testa di capelli ricci naturali, ha 2 occhioni grandissimi con ciglia lunghissime ed una bocca sensuale, il corpo è armonioso ma rigido, teso ed appare subito chiaro come la p. intenda risolutamente controllare la situazione.


ANAMNESI

La p. ha 35 anni, genitori viventi ed una sorella con la quale sembra andare d’accordo, lavora come segretaria in un’azienda, è vestita molto bene, con un abito che mette in risalto un corpo con le curve al punto giusto. Quando cerco di esplorare la sua infanzia incontro la prima resistenza, la p. liquida la domanda con un laconico “Tutto bene”, tento di passare ad un livello più superficiale e le chiedo dell’adolescenza, la p. dice che le sembra normale, un po’ di discussioni con i genitori per uscire, per le calze velate e le scarpe con il tacco, ma tutto lì e poi dice, il mio problema è un altro. È che io non riesco a raggiungere l’orgasmo, non l’ho mai raggiunto in vita mia. “Neanche quando si masturba?” e la p. mi guarda come se fossi scema ed esclama “Ma certo che lo raggiungo” Poi prosegue spiegando che duranti i rapporti lei sente un piacere crescente, che ogni volta sembra portare all’orgasmo, ma al momento dell’acme si blocca e non lo raggiunge. Mi descrive minuziosamente il rapporto sessuale con il ragazzo, Corrado, con il quale ha al momento rapporti sessuali, ogni volta che apro bocca per parlare la p, si getta in un’altra descrizione ed a me appare sempre più chiaro come ci sia un problema di controllo che la p. vuol mantenere ad ogni costo, tanto che riesce a riempire quasi tutta la seduta senza darmi la possibilità di intervenire. Io riesco a malapena a domandarle se lei sia molto ordinata e puntuale e se sia il tipo “Ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa” la p. dice di si e si lancia a descrivere come tutti i suoi abiti siano messi in un ordine preciso e così le sue cose, che è puntualissima e che sul lavoro è lodata per la sua precisione. Ha tanto parlato che la seduta è finita e io le dò appuntamento la prossima settimana, la p, si alza e con decisione si avvia alla porta salutandomi frettolosamente.


2 INCONTRO

La p. entre con il suo solito passo deciso e inizia subito a parlare di Corrado, di come lui sia affettivamente freddo con lei e non dica mai che la ama, ma lei però continua a fare la sua vita, va a ballare con gli amici e vede anche altri uomini che le piacciono, che si crede quello? Io le dico che però, questa situazione così fuori dal suo controllo probabilmente la fa soffrire, la p. annuisce e dice che spesso piange ma che è decisa a non dargliela vinta. Io le dico “ A proposito di controllo, lei ha dei rituali? Cioè deve mettere le cose in certo ordine prima di andare a dormire, controlla più volte se ha spento il gas e cose del genere?” La p. dice di no, che l’unica cosa che controlla più volte è la sveglia, 3 o 4 volte. “Le capita mai di pensare e ripensare alla stessa cosa più volte?” La p. dice che in effetti il pensiero di Corrado a volte è molto forte e lei ci pensa e ci ripensa, come rimugina sul fatto che, secondo lei, fa un lavoro non alla sua altezza e sta sempre a pensare di cambiarlo, ma non si decide, perchè in fondo lì è rispettata però secondo lei è sprecata a fare la segretaria.. Come al solito, appena apro bocca la p. si lancia in una descrizione minuziosa delle sue competenze, ha ambizioni manageriali, lei sa che potrebbe dirigere senza problemi. Impiega circa 20 minuti a parlare di questo, poi senza lasciarmi il tempo di commentare, ritorna a parlare di Corrado con una minuziosa descrizione di ciò che si dicono e che la situazione sta messa in modo che lui si defila per 1 settimana circa e poi la chiama “per scopare” e che lei non lo chiama mai. Io le dico che però così facendo lei si mette nella situazione di essere a disposizione di Corrado e che questo sicuramente deve farla soffrire, mi chiedo come mai non ne parli con lui. La p. dice piuttosto stizzita”Manco morta, lui non deve sapere che io ci soffro!” “Così anche in questa situazione lei si può illudere di avere un certo controllo, però paga il pegno di non sapere cosa passi per la testa di quest’uomo” La p. dice che non le importa, che lui deciderà pure quando vederla ma lei decide se parlare o no.” Insomma chi controlla chi? Siamo sempre sullo stesso tema.” “Vuo dire che io voglio controllare Corrado?” “Bè una cosa lei la controlla di sicuro ed è l’orgasmo, che per antonomasia è un momento di perdita di controllo”
“Vuol dire che io lo faccio apposta? No guardi, mi capita con tutti” “ No, razionalmente no, voglio dire solo che il suo problema sembra collegato a non mollare il controllo”
La p. non sembra particolarmente impressionata, io vorrei allargare l’interpretazione, ma la p. guarda l’orogio e dice”Devo andare” Controlla lei la fine della seduta. Io glielo faccio notare ma la p. dice, come se fosse una cosa ovvia”Bè è ora” e senza aggiungere altro si alza e si dirige alla porta.


3 INCONTRO

La p. arriva nello stesso modo e mi dice che ha litigato con Corrado e che se n’è andata in piena notte, come al solito si getta in un minuzioso resoconto della litigata che prende più di 20 minuti.
Poi si lancia a parlare del lavoro e passano un altro quarto d’ora. A questo punto io la interrompo con una certa autorità e le dico se si ricorda che in questa seduta dobiamo decidere che terapia fare.
La p. appare stupita e dice “Bè una Breve no?” ha già deciso lei. Io le dico che, indipendentemente dalla sua richiesta ho deciso di sottoporla ad una Terapia Breve, ma ci dobbiamo accordare su cosa lavorare, dobbiamo trovare un punto focale e attenerci a quello. La p. qui appare spiazzata, io ho preso il controllo della situazione e per la prima volta sta in silenzio e mi ascolta attentamente.
Io le dico che secondo me il suo problema di anorgasmia è legato alla sua paura di perdere il controllo che lei esercita su tutto e su tutti, anche qui questo è emerso con chiarezza, lei decide quando farmi parlare, quando andarsene ecc. Ora l’orgasmo è una momentanea perdita totale di controllo e lei ne ha paura, anche se a livello razionale desidera risolvere il problema, c è quindi un conflitto fra 2 desideri: avere il controllo e raggiungere un orgasmo e lei non riesce a risolverlo, è d’accordo se lavoriamo su questo? La p. annuisce e dice che in effetti lei deve sempre controllare tutto perché perdere il controllo significa essere in balia degli altri e lei non si fida di nessuno. Io le dico che, se è per questo, lei non si fida neanche di me e lo ha ampiamente dimostrato facendo resistenza ad ogni tipo di interpretazione e cercando continuamente di prendere il  controllo della terapia, facendomi così capire che comanda lei. Ora per lavorare insieme ci vuole una collaborazione da parte sua, quindi io sono disponibile ad aiutarla, ma lei deve essere disponibile a farsi aiutare, questa è una condizio si qua non per poter fare qualunque tipo di terapia.
La p. appare totalmente sbalordita, ma c’è un cambiamento di atteggiamento e mi dice in tono più sommesso che lei farà di tutto per guarire, se io le dico cosa deve fare lei lo farà. Io le dico che non è così che funziona, io non le darò consigli, ho solo bisogno della sua collaborazione, altrimenti è inutile cominciare una terapia. Negli occhi della p. passa un lampo di paura, poi dice con convinzione:
“Farò del mio meglio, glielo prometto” e questa volta aspetta che sia io a porre termine alla seduta e se ne va molto meno baldanzosa.


LA DIAGNOSI

La diagnosi è molto facile in questo caso ed è stata fatta al primo incontro e poi confermata:la p. è una nevrotica ossessiva, quindi con un Io forte e ben strutturato, in questo senso adatta ad una terapia breve, presenta molte resistenze, tipiche degli ossessivi, la sua anorgasmia è dovuta ad una volontà inconscia di mantenere sempre il controllo, la p. però è poco introspettiva e questo è un dato contrario ma ciò può essere dovuto alla sua volontà di riempire la seduta e quindi di non lascirsi spazio per riflettere. Però provo una fastidiosa sensazione che mi sia sfuggito qualcosa ed in più fra me e la p. non sento che si sia stabilita un’alleanza terapeutica salda, inoltre purtroppo la p. non mi ispira grande simpatia e mi accorgo anche di sentire una leggera irritazione per il suo comportamento controllante e manipolatorio.


PROGNOSI

Di solito in questi casi di nevrosi pura la prognosi è buona, non c’è pericolo che l’Io della p. si frammenti sotto l’urto delle interpretazioni, anzi appare ben difesa, quello che mi preuccupa è la sua scarsa introspettività dato allertante per ogni tipo di psicoterapia psicoanalitica, cmunque mi sembra di aver ristabilito un equilibrio ed impedito alla p. di controllare lei la terapia e la p. sembra aver accettato questo dato, anche se malvolentieri. Con questa p, un anno mi sembra un tempo sufficentemente lungo, questo ha corrispondenza nella p, la quale, quando gli ho comunicato il termine ha esclamato “Così tanto? Io pensavo 10 sedute al massimo!” Questo non è un buon predittore, la p. vuole ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Quello che accadrà dopo purtroppo confermerà in pieno i miei dubbi, comunque al momento non ci sono motivi per negarle una terapia breve.


LA TERAPIA

La p. arriva alla seduta con un abito attilato che mette in risalto le sue generose curve ed ha un atteggiamento piuttosto seduttivo, si tocca i capelli, sbatte le ciglia, si passa le mani sulle labbra.
Io penso che un simile atteggiamento sembra promettere ad un uomo una sensualità molto accentuata e mi chiedo se ci sia anche, da parte della p. un’intenzione aggressiva di umiliare l’uomo non avendo un orgasmo, come se gli dicesse “Vedi? Non sei capace a far bene l’amore”. Non si evidenzia nella p. nessun senso di inferiorità per questo suo sintomo, ma solo una rabbia per non essere “Perfetta”, appare ovvio come la p. si senta perfetta in tutto e desiderabile, vuole sbarazzarsi di questo sintomo come si sbarezzerebbe di un vestito vecchio. Come a confermare ciò che sto pensando la p. si lancia nel resoconto di una serata passata in discoteca e di come abbia affascinato tutti gli uomini presenti, uno le piaceva particolarmente e lei lo ha baciato con molto ardore, ma poi ad una proposta dell’uomo di finire la serata a bere un drink a casa sua, lei si è tirata indietro dicendo che era stanca e che il giorno dopo doveva lavorare. Dopo 25 minuti di questo resoconto la p commente “Bè, ma quello che si credeva? Io mica vado a letto con il primo venuto!” Le dico che in questo resoconto si evidenzia una seduttività aggressiva da parte sua, in fondo illude il ragazzo che ci sarà una conclusione scontata per poi deluderlo al momento di mettere in atto la tacita promessa. La p. risponde piuttosto seccata: “E che avrei dovuto fare, andarci a letto?” Io le dico che non sto parlando di questo, ma mi sto chiedendo se il suo sintomo non serva anche ad umiliare l’uomo, visto poi che lei lo comunica senza nessun imbarazzo, anzi sembra quasi in modo colpevolizzante per l’uomo. Insomma anche se lei è vittima di questo sintomo, con questo controlla anche la situazione, mettendo l’uomo in una posizione di inferiorità. La p. sembra confermare indirettamente questa interpretazione dicendo che Corrado la chiama quando cavolo gli pare a lui, ma non è neanche capace di farle avere un orgasmo.
Si getta poi come al solito in un’accesa descrizione del suo rapporto con Corrado, guardando continuamente l’orologio e al momento in cui io dico “Bene” per chiudere la seduta la p, si stà già alzando e in un momento è alla porta con il suo solito saluto frettoloso.

Le seduta seguenti sono sempre dedicate al rapporto con Corrado e al resoconto minuzioso delle sue giornate, scopro che la p. parla con tutti del suo problema, con la sorella, con le amiche e questo rappresenta una dispersione della terapia. Ogni volta che tento di parlare del rapporto con i genitori la p. liquida tutto un “Gleil’ho detto, tutto bene, anche se con loro non parlo, tanto non mi capirebbero” Le chiedo xchè ha questa convinzione se non ci ha mai provato, ma la p. fa la sua solita alzata di spalle e dice che sono di un’altra generazione. Mi sembra che la p. sia affettivamente molto lontana dai suoi genitori, come se li sentisse estranei alla sua vita e le espongo questa mia sensazione e la p. conferma la mia supposizione dicendo che lei ormai è adulta e non chiederrebbe certo consiglio ai suoi genitori, Questo rifiuto totale della p di considerare anche solo per un attimo che la sua infanzia abbia qualcosa a che fare con il suo sintomo attuale è piuttosto disperante e d ogni mio tentativo fallisce miseramente ed io comincio a sentirmi molto meno ottimista. In una seduta la p. parla come al solito di Corrado e di come lui non la chiami mai, se non per chiederle di andare a casa sua, mediamente 1 volta alla settimana e la cosa curiosa è che lei corre da lui ogni volta. Io tento un’interpretazione tesa a far riconoscere la dipendenza alla p. Le dico che mi sembra che, malgrado tutta la sua sbandierata indipendenza, lei poi sia abbastanza dipendente da Corrado, visto che corre da lui ogni volta che lui la chiama e che, da come si comporta, non sembra che Corrado sia pazzamente innamorato di lei. La p. ci rimane male e dice che ha la ferma intenzione di chiedergli cosa prova per lei e che è stufa di questa situazione ma che non ha nessuna intenzione di chiamarlo lei. Io le dico che mi sembra che lei stia negando in ogni modo la sua dipendenza da Corrado, come nega la sua dipendenza dai suoi genitori che pure l’hanno cresciuta, l’hanno fatta studiare e , particolare non insignificante, lei abita con loro e ne usufruisce di tutti i vantaggi che questo comporta. La p. mi chiede cosa voglio dire con questo ed io le faccio notare che, per esempio, il suo stipendio non sarebbe sufficiente per permetterle di pagare un affitto e che così lei può permettersi i bei vestiti ecc.

La p. reagisce come al solito con una negazione, dice che lei ha tutte le intenzioni di cambiare lavoro e quando ci riuscirà potrà permettersi anche una casa tutta sua. La terapia prosegue più o meno su questo tono fino a che un giorno la p. arriva piangendo e dice che ha chiesto a Corrado se lui la ami o no e che lui ha risposto di no. Io le dico che, dato il suo comportamento c’era da spettarselo e le chiedo come si senta in questa situazione in cui la situazione le è sfuggita di mano e che io penso debba essere molto dolorosa per lei. La p. dice che in fondo non c’è solo Corrado e che lei è corteggiatissima, ma lo dice singhiozzando, qui si evidenzia benissimo la negazione all’opera come meccanismo di difesa: il pianto, l’espressione del viso e l’atteggiamento corporeo, spalle curve e testa abbassata, mostrano uno stato di dolore piuttosto acuto che la p. nega verbalmente ed io naturalmente non manco di farglielo notare: “Vede lei in questo momento sta provando un forte dolore, ma si difende dal sentirlo difendondosi con una negazione, meccanismo di difesa che lei usa massicciamente” Questa volta la p. appare colpita, il pianto aumenta e fra i singhiozzi mi dice che lui le ha fatto molto male e che lei non ha colpa se non arriva all’orgasmo e se non l’amava poteva anche dirglielo prima invece di fare i soliti discorsi nebulosi sul fatto che lui non si coinvolge più di tanto nelle relazioni eccetera. Io le dico che però a me sembra che sia più ferita nell’autostima che non nell’affettività e che io non sono per niente convinta che lei ami veramente Corrado

La p. indirettamente conferma perché dice” Non è questo il punto, ma io non mi meritavo una cosa così, non ho niente che mi manchi io ho tanti ragazzi che vorrebbero stare al posto di Corrado e questo disgraziato che mi aveva va a dirmi che non mi ama” Io le faccio notare che però a me sembra strano che la cosa le giunga così inaspettata, perché uno che la chiama solo per fare sesso, per giunta comodamente a casa sua e che le ha sempre detto che lui non aveva intenzione di coinvolgersi, bè forse c’era da aspettarselo che non fosse pazzamente innamorato: L p per la prima volta dimostra tutta le sua fragilità, fra i singhiozzi dice che ho ragione ma che lei ci sperava, sembra che io sia riuscita a metterla in contatto con il dolore e che momentaneamente la p. abbia abbondanoto le difese.
Siccome siamo in fine seduta io le dico che mi dispiace molto che lei stia soffrendo e che quello che può fare è cercare di non difendersi da questo dolore negandolo, ma viverlo, elaborarlo e superarlo e mi dichiaro convinta che lei riuscira sicuramente a superarlo. La p. mi sorride fra le lacrime e per la prima volta non guarda l’orologio e quando io le dico “Bene” sembra sorpresa che la seduta sia finita, per la prima volta non ha controllato il tempo.

La seduta seguente la p. sempre fra le lacrime, mi dice che ha intenzione di lasciarlo, così si accorgerà di cosa ha perso e passa tutta la seduta a descrivermi cosa gli dirà e cosa farà per dimenticarlo:uscirà con gli amici, andrà a letto con una altro uomo…….Il mio atteggiamento è di silenziosa accoglienza, la lascio sfogare perché sento che questo modo di riempire la seduta è diverso. Al termine della seduta la p. appare di nuovo sorpresa che sia finita.

La seduta seguente la p. appare meno affranta e mi comunica che lo ha lasciato, meglio così, non valeva niente e di nuovo riempe la seduta con la desrizione minuziosa della telefonata con cui lo ha lasciato: Io gli ho detto….Lui mi ha detto…….guarda di nuovo l’orologio e al termine dell’ora fa per alzarsi . E bastata una settimana perché la p. recuperasse le sue difese, mettendone in atto una proprio con me: quella di riempire la seduta lasciandomi poco spazio per intevenire mantenendo così il controllo della situazione, difesa in lei abituale. Quando glielo faccio notare la p. appare sorpresa e dice:” Ma io sono qui per parlare” Io le dico”Certamente si, ma il modo in cui lei lo fa, impedendomi di intervenire è una difesa perché lei teme che io la riporti al dolore che prova. La p. risponde piuttosto stizzita “Ma io voglio dimenticare” E, senza lasciarmi il tempo per replicare, si alza per andarsene.

Nelle sedute seguenti la p. parla dei suoi successi con gli uomini e come al solito riempe tutta la seduta, io le faccio interpretazioni su di una seduttività che promette una sessualità focosa quando lei è anorgasmica, inoltre, appena ho un po’ di spazio, continuo a interpretarle che questo sintomo deriva dalla sua paura di perdere il controllo . La p. sembra accettare le interpretazioni, però pensa di dover fare uno sforzo di volontà e io le sottilineo sempre che si tratta di fare il contrario, di accettare di lasciarsi andare e mollare la presa sul controllo, deve solo lasciarsi andare, anche se so che per lei non è facile.

In una seduta la p. mi comunica di essere andata a letto con un ragazzo, che è stato piacevole, però come al solito niente orgasmo, stavolta pensava di farcela perché il ragazzo le piaceva e ce l’ha messa tutta. Io come al solito le ripeto che non si tratta di mettercela tutta, ma di lasciarsi andare tutta, stavolta la p. sembra capire meglio, specialmente quando riporto l’interpretazione alla relazione fra noi, dove lei non si rilassa mai.

Nella seduta seguente la p. mi dice che l’ha chiamata Corrado e che lei è andata a casa sua e ci ha fatto sesso, io le chiedo perché secondo lei ha fatto questo. La p. risponde che in fondo lui ci deve tenere a lei se l’ha richiamata, forse non può fare a meno di lei, comunque lei se n’è andata in piena notte, Io le faccio notere che anche in una situazione di cui lei palesemente non ha controllo, fantastica di avercelo comunque, secondo lei se lo è ripreso, ma chi controlla chi in questa situazione? Come in terapia dove c’è una sotterranea continua lotta per avere il controllo, riempendo la seduta, alzandosi prima che io la congedi eccetera. La p. scoppia a ridere e dice che in effetti se lei non sente di avere un minimo controllo non può fare una terapia. “Se no si sentirebbe dipendente e questo non lo accetta, come non accetta di essere in qualche modo dipendente da Corrado, la realtà è che lui l’ha richiamata e lei è corsa da lui, ma lei non la vede così, pensa che lei se lo è ripreso, non si accorge che così facendo ha tacitamente accettato le sue condizioni?” La p. appare colpita e spaesata, io le dico che dovremmo lavorare su questa insopportabilità della dipendenza, che probabilmente c’è fin da quando era bambina. Per la prima volta la p. fa un’associazione sull’infanzia e racconta di come fin da piccola abbia cercato di controllare cosa mangiava, come la madre voleva vestirla, i giocattoli che le comprava e, se le cose non andavano come diceva lei, avevo grosse crisi di rabbia e di pianto.
Io le dico che non considera che noi siamo dipendenti praticamente da tutto, dal cibo, dai vestiti, dagli amici, dal lavoro e si potrebbe andare avanti all’infinito……..La p. è molto colpita e ha un momento di introspezione perché dice “Ecco perché forse non sopporto di fare un lavoro dipendente”

Io le dico “Brava! Esattamente così, lei è di fatto dipendente da questo lavoro per lo stipendio, ma lo può fare solo perché fantastica che lei sarà una mamager e comanderà lei” La p. rimane miracolosamente in silenzio per qualche minuto poi dice con voce sommessa”Ha ragione sa, io mi lascio trattare da Corrado come una bambola non me ne ero resa conto” E scoppia a piangere, io penso che finalmente siamo vicini ad una svolta importante e mi sento soddisfatta, anche se ho sempre una fastidiosa sensazione che qualcosa mi sia sfuggito, ma per quanto ci pensi mi sembra di aver condotto la Terapia correttamente, ma la sensazione rimane. Siamo alla 9 seduta e io penso che d’ora in poi spenderemo il tempo a consolidare l’accettazione da parte della p. della dipendenza e della necessità di mollare il controllo. Questa volta la p. aspetta che sia io a porre termine alla seduta e questo mi fa ancora di più ben sperare.
La prossima seduta la p. arriva molto seduttiva, con un gran sorriso e con gli occhi sfavillanti e mi dice “Le devo dire una cosa” L’atteggiamento fa pensare che stia per dire qualcosa di positivo per cui rimango totalmente spiazzata quando la p. dice sempre sorridendo:”Ho deciso di interrompere la terapia e quando io decido qualcosa non cambio idea, ci penso e ci ripenso, ma poi decido e non cambio più”
Per un attimo rimango totalmente spiazzata, confusa e non riesco a capire, chiedo alla p. perché ha preso questa decisione, ma lei ribadisce che ci ha pensato tanto ma poi ha deciso così.

Dopo un momento di confusione totale mi si accende la famosa lampadina:”La 10 seduta!!! La p. aveva detto che pensava di fare 10 sedute, ha ripreso con questo atto il controllo completo della Terapia, termina quando ha deciso lei!!!” “Prorio quando eravamo vicine………ma certo come con gli uomini, arriva vicino all’orgasmo e poi si blocca.” A quel punto riesco ad aprire bocca e le dico”Vede lei sta facendo con me la stessa cosa che fa con i suoi uomini, eravamo vicine ad una soluzione e lei se ne và prima di aver avuto la guarigione – orgasmo, inoltre così facendo mi fa sentire impotente a guarirla come fa sentire i suoi uomini impotenti a farle avere un orgasmo, inoltre finisce alla 10 seduta, esattamente come aveva deciso all’inizio e appare molto soddisfatta di questa sua mossa, come se avesse messo in scacco me, quando è lei che rimane con il suo problema irrisolto”
La p. mi guarda con aria di sfida e dice”Ma io posso sempre tornare se decido, no?” Io le dico “Si come con Corrado che lei si illude di avere ripreso, certo lei può tornare, sempre che io abbia ancora ore libere quando e se deciderà”

Stavolta è la p. a rimanere completamente spiazzata, apre la bocca e la richiude, mi guarda come un cane bastonato e tutta la sua baldanza è svanita, poi mi dice in un sussurro” A questo non avevo pensato, ma ormai ho deciso” Io le dico che lei fantastica di continuare ad occupare la sua ora anche essendo assente e che io stia lì, ferma ad aspettare che lei torni e che la riprenda come l’ha ripresa Corrado, ma la realtà è un’altra e oggettiva, potrei non avere più ore per lei.
La p. ha completamente cambiato atteggiamento ed è rimasta senza parole, io ne approfitto per ricapitolare quello che abbiamo fatto e quello che ancora rimarrebbe da fare, concludo dicendo che comunque rispetto la sua decisione, anche se lei non dà neanche il tempo di elaborare insieme questa separazione, che pensi a quello che le ho detto e che purtroppo la coazione a ripetere è stata più forte della volontà di guarire, per ora, poi chiudo la seduta e la saluto, la p. se ne va piuttosto pensierosa e  perplessa.


CONCLUSIONI

Penso che questo caso insegni molto sulla strapotenza di certi meccanusmi di difesa, sul punto di diventare dipendente la p. mette in atto una coazione a ripetere che non va mai sottovalutata perché è una forza potentessima, così un caso che si presentava come perfettamente adatto ad una terapia breve si è rivelato un mezzo insuccesso, dico mezzo perché quello che accade in seguito è che la p. richiama per tornare in Terapia, chiedendo la stessa ora, quindi con la stessa modalità di controllo. Io le dico che per 2 settimane sono impegnata, che mi richiami e vedremo quale ora potrò darle, la p. dice Ok in un soffio e mi dice che richiamerà. Questo è successo recentemente e non so se la p. richiamerà o meno, certo ho imparato che il caso è molto difficile in barba alla nevrosi pura, che è un’indicazione ideale per questo tipo di terapia. Questo caso mi ha inoltre insegnato a dar maggior retta alle mie sensazioni, anche se confuse, per tutta la Terapia ho avuto la sensazione di qualcosa che non andava e che non avevo capito, il controtransfert è molto importante in una Terapia e ti segnala l’andamento meglio delle parole.




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