Cosa accade ad uno studente che deve affrontare i primi esami? Deve capire se è la sua strada o se dovrà faticare moltissimo per raggiungere l'obiettivo di laurearsi. Il mezzo per scalare questa montagna è fare un gradino alla volta: un esame dietro l'altro.
L'esame è una modalità di conseguire il risultato ancora sconosciuta ma appunto è il mezzo per poter raggiungere un obiettivo. Cosa facciamo di solito d'avanti alle difficoltà? Ci impegniamo e cerchiamo di dare il meglio di noi stessi con le nostre piccole e grandi difficoltà! Ma come si fa in un contesto nuovo? Be' il gioco diventerebbe lungo! Pensate ad un lavoratore che deve affrontare il primo giorno di lavoro: tutti vi diranno che dovete stare tranquilli. Il "come" è soggettivo, anche se ci sono delle tecniche che vi permettono di abbassare l'ansia e dare almeno l'impressione che state tranquilli. Ecco che un altro tassello è stato scoperto: c'è una relazione, dovete dare l'impressione a qualcun altro di stare tranquilli.
Proprio questo è il problema di chi si trova d affrontare l'esame: il docente.
Il tipo di rapporto con il docente, ben diverso da quello che si aveva durante le scuole superiori, è spesso limitato alla prova d'esame, infatti a lezioni si è quasi anonimi. Spesso questo comporta una carica di ulteriori elementi di stress: è un primo e, a volte, ultimo incontro che passa attraverso una verifica della preparazione conseguita. Il carattere dello studio, individuale e autogestito, è un surplus di responsabilità che senz'altro appesantisce la condizione del giovane studente universitario. A ciò può aggiungersi la lontananza da casa e dai familiari dai quali, comunque, si continua molto spesso a dipendere economicamente, a volte anche in maniera molto gravosa. Tutto questo, ovviamente, non fa che ritardare, almeno fino al termine del corso di studi o, meglio, allo svolgimento di mansioni lavorative, il completo e pieno affrancamento dalla famiglia. Tutti questi di solito sono i peggiori pensieri che caricano il ragazzo di ansia e preoccupazione. E
cco qualche consiglio: incominciate a focalizzare l'attenzione su ciò che vi capita intorno. Su voi stessi, sul come state, su come fisicamente vi sentite (avete freddo, caldo, fame, sete, ecc.). Se c'è qualche bisogno impellente che avete scordato esauditelo immediatamente. Ricordatevi che siete degli essere umani che devono funzionare al meglio per poter dare il meglio. Incominciate a socializzare con persone che sono nella stessa situazione ma ricordatevi di conoscere o focalizzare l'attenzione su persone che sembrano in una situazione migliore della vostra (più tranquilli, che sorridono, ecc.). chiedetegli come stanno, se hanno paura o se hanno "gli stessi sintomi" che voi stessi riconoscete di avere! Forse sarà banale, ma proprio la condivisione vi porterà ad essere uguale alle altre persone ed è difficile in un esame trovare molte persone che vengono bocciate … o comunque alla fine ci scappa una serata in tranquillità con persone che hanno vissuto la vostra stessa disavventura, ma fidatevi che di solito gli esami si passano! Anche se non sempre sono la principale fonte di preoccupazione, gli esami continuano tuttavia a rappresentare le tipiche situazioni cruciali in relazione alle quali è organizzata tutta la vita dello studente universitario.
Il coinvolgimento emotivo tende a crescere soprattutto in prossimità dell'esame, arrivando al culmine dell'intensità generalmente nei minuti che immediatamente lo precedono, cominciando a decrescere già mentre è in atto la prova. Aumenta in modo significativo la tensione ansiosa (che entro certi limiti può risultare positiva), la depressione e il senso di stanchezza. Confidatevi con altri ragazzi che sono lì con voi e scoprirete che non siete degli alieni ma che siete uguali a molti altri e che molti vi capiscono. Sono state evidenziate due modalità principali nell'affrontare lo stress d'esame: la prima, più efficace, è di quei soggetti portati ad affrontare efficacemente situazioni stressanti preparandosi in maniera metodica, specifica e programmata, essendo in grado di valutare con grande obiettività l'importanza che compete ad ogni prova.
Una risposta non adattiva è di chi invece sottovaluta l'entità dell'esame, attribuendogli minor rilievo di quanto il corso di studi possa richiedere. Tale è il comportamento di chi mette in atto meccanismi di difesa nei confronti di un'ansia limitante. In effetti, quando la posta in gioco in relazione all'esame è molto alta (perché, ad esempio, si tratta di un esame importante per sé, o perché dall'esito dipenderà il mantenimento del sussidio allo studio), naturalmente cresce l'ansia concomitante. Il discorso inverso, com'è ovvio, si propone quando tale posta in gioco è molto bassa: qui cala in proporzione l'interesse, l'attenzione e quindi l'ansia relativa.
Ricordatevi che comunque il risultato viene durante il confronto con la prova d'esame e non misurando l'impegno che avete impiegato per preparare l'esame. Questo va ricordato a scanso di equivoci e per introdurre qualche consiglio per la prova d'esame. Se è scritta, sappiate che chi cerca di copiare o di parlucchiare con l'amico vicino è sempre la persona che si attira l'attenzione dei controllori. Perciò in questo momento sappiate che contare solo sulle proprie forze significa stare tranquilli. Perciò la domanda è ve la sentite di sopportare uno stress in più? Ve la sentite di sentirvi tutti gli occhi puntati addosso?
Se la prova è orale allora dovete diventare esperti di tecniche di comunicazione e allora la postura diventa importantissima. Sedete in modo che il docente possa vedere le vostre braccia e ricordate che la sedia ha uno schienale e va usato! Appoggiatevi con entrambe le natiche sulla sedia in modo da avere una posizione comoda, non vi dovete riposare, ma se state comodi vuol dire che per voi non è una situazione scomoda. Ricordate che gesticolare serve solo a spiegare cose con molta enfasi, quasi vi sentiate coinvolti, questo può andar bene solo in alcuni casi, a voi la scelta. Mantenere lo sguardo del docente significa essere non timorosi del suo giudizio e volersi far ascoltare e spiegarsi con chiarezza (anche se con le parole non lo comunicate lo comunicate con tutto il corpo). Per mantenere lo sguardo per molto tempo c'è bisogno che il vostro sguardo si poggi sugli zigomi (destro o sinistro) dell'altro interlocutore. Avrete uno sguardo sicuro, aperto, che sembrerà sincero, non sbatterete ciglio e non distoglierete gli occhi dal viso dell'altra persona. Provate con un amico e fateci sapere.
Concludendo, si può rilevare che i problemi dello studente universitario rappresentano probabilmente i problemi del giovane nel suo sforzo di trovare un'identità: di professionista, nonché di amico, compagno, genitore. Fu lo stesso Erikson a chiamare "senso di identità dell'io" una condizione di traguardo intesa come equilibrio tra i propri impulsi fondamentali, le proprie capacità e le possibilità che l'ambiente offre. Non è escluso che sia necessaria la ridefinizione di un "ruolo di studente", che significa essere consapevole delle contraddizioni che caratterizzano tale condizione e accettare questo come stimolo e sfida al superamento delle stesse. Ciò, di sicuro, aiuterà ad affrontare e risolvere più efficacemente i vari momenti di difficoltà, creando adeguati presupposti per la formazione dell'uomo e del futuro professionista.
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