Dati anagrafici
27 anni, studentessa di Architettura (fuori corso). Figlia unica, vive con i genitori a Milano: Cecilia (51 anni) e Paolo (57 anni), entrambi laureati e lavoratori.
Terapie precedenti
È la prima volta che Lara si rivolge a un terapeuta: non ha mai parlato con nessuno prima d’ora.
Terapie farmacologiche
Malgrado la prescrizione del medico, Lara non ha mai assunto l’Elopram perché è spaventata dall’idea degli psicofarmaci. Tra maggio e settembre 2004 ha preso l’Hypericum Perforatum consigliatole dal medico, per poi interromperlo perché non sortiva alcun effetto. Assume regolarmente alcune compresse di melatonina, con scarso beneficio. Invio Mi è stata inviata dal suo medico di base (presso il cui studio vedo alcuni pazienti).
Il medico ha notato che Lara ultimamente è leggermente ma gradualmente dimagrita, sottotono, sbattuta. Le ha prescritto diversi ricostituenti nel corso dell’ultimo anno (che non hanno sortito alcun effetto) poi a luglio del 2004 il padre di Lara gli ha chiesto di prescrivere alla figlia degli antidepressivi perché “la vedeva troppo giù”. Il medico le ha inizialmente prescritto dell’Hypericum Perforatum; dopo le vacanze (settembre 2004) Lara è andata da lui lamentando una forte depressione; le ha prescritto Elopram (citalopram) a basso dosaggio, melatonina e sedute di agopuntura, e consigliato di contattarmi. Lara mi chiama a ottobre 2004.
Problema portato
Quando le chiedo qual è il problema che la porta da me comincia a piangere in silenzio (e non smetterà fino alla fine della seduta, sommessamente ma costantemente. Sembra non accorgersi nemmeno delle lacrime che le rigano il volto e le cadono in grembo: dopo aver preso il primo fazzolettino – che le serve più che altro per giocherellarci nervosamente, fino a ridurlo in mille pezzi – non guarda né utilizza più la scatola di Kleenex che le avvicino più volte nel corso dell’incontro, dandomi l’impressione di essere talmente abituata alle lacrime da non farci più caso).
Racconta che da un po’ di tempo – quasi un anno – tutto le sembra difficile e faticoso, che “non ce la fa” a fare le cose. Mi dice che in realtà non c’è niente che vada bene: “La mia vita è un disastro totale, ma forse il problema più grande, che fa star male tutti, è che ho smesso di studiare”. Inizialmente ha cominciato a dare sempre meno esami, a metterci sempre più tempo per prepararne uno, anche quelli più facili, poi a non presentarsi agli appelli, anche se aveva studiato tanto e magari era più preparata di Sandro, il suo ragazzo, e che alla fine ha lasciato l’università: “Non ce la facevo, vedevo che era inutile, che non riuscivo a combinare niente di buono. Facevo una fatica boia a concentrarmi, non riuscivo più a memorizzare niente, appena finivo un paragrafo era come se non lo avessi nemmeno letto”.
Non ha detto niente in casa per un po’, si vergognava, sapeva che entrambi i genitori ci sarebbero rimasti male, soprattutto la mamma: “Per lei è importante vedere che ho buoni risultati, buoni voti.
Dopo le delusioni al liceo, vedermi riprendere e avere successo con gli esami è stato un sollievo per lei. Non mi diceva nulla – per la mamma un 27 è un voto mediocre, e anche quando ho preso 30 il massimo che mi ha detto è stato ‘Bene!’ – ma si vedeva che era contenta, e appena sentiva il nonno Filippo glielo raccontava con una punta di orgoglio. Lo strano è che per un po’ in casa non si sono accorti di nulla… All’inizio pensavo che facessero finta di nulla per non ferirmi, per non farmi pesare che li avevo feriti, ma poi mi sono resa conto che proprio non si erano accorti che da quattro mesi non parlavo di esami, e io di solito avevo un appello ogni due mesi, anche meno… Ci sono rimasta di sale, è stato tremendo. Sandro mi diceva che esageravo, che i miei genitori mi hanno sempre lasciata libera di organizzarmi come volevo e di fare le mie scelte, che probabilmente pensavano che mi stessi prendendo più tempo per un esame difficile, ma era chiaro che proprio non mi vedevano… e anche se fino a quel momento avevo sempre pensato che dovevo sforzarmi, che dovevo riprendere, malgrado la fatica che mi costava, almeno per loro, per non deluderli più, in quel momento ho pensato: ‘E chi me lo fa fare? Non serve a niente!’ E ho mollato”.
Il primo ad accorgersene è stato il padre, che si è preoccupato parecchio, ha passato molto tempo con Lara per capire, per cercare di aiutarla, poi è andato dal medico di famiglia e gli ha chiesto di prescrivere alla figlia degli psicofarmaci. Sempre piangendo, Lara racconta che sono mesi che si sente triste, “senza speranza”, che tutto le appare inutile e senza senso: “Non mi interessa più niente e nessuno, non riesco più a provare sentimenti, se non un enorme senso di vuoto e di inutilità, che mi sta pian piano cancellando”.
Quando le chiedo di spiegare cosa intende dice, con una certa fatica, che sente di essere cambiata profondamente: prima era una ragazza piena di interessi e attività, ora tutto le è indifferente, anche il solo pensare a quello che fino a poco fa era interessante e importante per lei la riempie di tristezza e le fa fatica, a volte addirittura disgusto. “Una parte di me si rende conto che questa indifferenza mi sta uccidendo: mi sta annullando, cancellando la personalità, ma non posso farci nulla, il solo pensarci mi affatica.”
Questa indifferenza l’ha portata a ritirarsi sempre di più, prima a inventare scuse con le amiche e con Sandro, poi a non rispondere più alle loro chiamate. “A poco a poco hanno smesso di cercarmi, ma non mi importa; solo Sandro mi è rimasto accanto, non ha mai smesso di spronarmi, di starmi vicino. Non è neppure partito per le vacanze per stare qui con me: io non volevo partire, ho annullato all’ultimo momento una vacanza di due settimane sulle Dolomiti con lui e altri amici; ho insistito perché andasse ma non c’è stato verso, diceva che stava dove stavo io. Alla fine di agosto l’ho lasciato, gli ho detto che non mi interessa più niente di lui, che voglio stare sola. Mi fa stare male sapere che soffre per me, che magari pensa che l’ho lasciato per un altro, che gli ho detto delle bugie, ma anche stare con lui era diventato una fatica insormontabile, alla fine ho preferito ferirlo che sforzarmi di vederlo, non si merita una ragazza come me.”
Chiedo a Lara come organizza la sua giornata. Dice che se fosse per lei starebbe a letto tutto il giorno ma che la madre non lo sopporta e la costringe ad alzarsi presto tutte le mattine. “Io in realtà sono già sveglia da un pezzo quando la mamma si alza, ma sono sempre stanchissima perché ormai dormo proprio poco, anche con la melatonina che mi fa prendere il dott. L. non dormo mai una notte intera, mi sveglio in continuazione e la mattina sono sfinita. Piuttosto che uscire dal letto farei di tutto, ma la mamma non ne vuole sapere, e allora mi alzo, faccio finta di essere attiva e sorridente e appena esce torno a letto o sto sul divano, così la sera il mio letto è bello in ordine (non riesco mai a rifarlo bene come la donna, e lei lo va a controllare)”.
Per leggere l'intera trattazione del caso clinico devi SCARICARE IL FILE IN .PDF
Fast Link: help esame, appunti di psicologia, help tesi, articoli di psicologia, progetti, casi clinici, corsi psicologia, master psicologia, scuole psicoterapia , autopromozione, esame di stato di psicologia, corsi ecm psicologi, profili professionali, normativa professione, e-book gratuiti, eventi per psicologi, la psicologia psicologia, lavoro per psicologi, libri di psicologia, tesi di laurea in psicologia, psicologia giuridica, counseling psicologico
© 2001-2012 Obiettivo Psicologia srl. p.iva 07584501006 Tutti i diritti riservati