Il caso di frigidità completa di Maria Rosa



Il caso clinico riportato è stato trattato con una tecnica denominata “Psicoterapia Breve Focale”
Vi farò solo brevi accenni poiché per illustrarla mi ci vorrebbero 5 giorni.
Questo tipo di Terapia, pur essendo Psicoanalitica, si differenzia dall’Analisi per i seguenti punti:



IL CASO DI MARIA ROSA

La paziente mi viene inviata da una mia amica ginecologa, la quale mi dice che  la ragazza presenta una frigidità completa, ma l’apparato sessuale è perfettamente a posto e quindi lei pensa sia un fattore psicologico che la blocca, prosegue dicendo che la paziente fra un anno avrà un trasferimento e, dato che io faccio Terapie brevi, spera che io riesca a risolvere il caso in questo lasso di tempo.
Io sono piuttosto preuccupata perché in realtà una frigidità così totale, cioè con assenza totale di piacere, è piuttosto difficile trattarla in anno, tuttavia accetto di vedere la paziente avvertendo la collega che mi riserverò una decisione dopo i 3 colloqui.

1 INCONTRO:

La paziente arriva puntuale, ha un aspetto piacevole, lineamenti regolari e soffusi da una certa dolcezza, ma anche da insicurezza, i gesti sono fluidi e normali, l’eloquio è corretto anche se la voce è piuttosto sommessa, ha capelli castani e occhi marroni, altezza media. Noto subito che, malgrado abbia un fisico del tutto normale, porta abiti scivolati ed ampi come se fosse obesa.

ANAMNESI

La paziente ha 28 anni, è figlia unica, definisce la sua infanzia “normale” ma io noto una certa esitazione, la madre appare subito nelle descrizione come estremamente proibente e sessuofobica,
fredda e anaffettiva, ma la cosa notevole è che la paziente non sembra rendersene conto, cioè non se ne lamenta, come se tutte le madri fossero così. Il padre non compare affatto nelle associazioni della paziente ed ad una mia domanda risponde che è un padre “normale” ma che lei lo vede poco. Appare immediatamente l’assenza di una figura paterna di riferimento, ma anche di questo la paziente non è cosciente.
A questo punto la paziente cambia argomento parlando del suo trasferimento e dell’apprensione di non poter usufruire di questa terapia. Io le domando se questo la fa sentire in ansia e la paziente assentisce e aggiunge che si sente inadeguata, prosegue poi parlando del suo ragazzo Pino al quale vuole molto bene ma nei cui confronti si sente inadeguata perché non prova piacere.
Tento una prima interpretazione “Sembra che lei si senta inadeguata ad avere questa terapia come si sento indeguata con il suo ragazzo”

P. “Sa mi sembra un problema talmente grosso che mi sembra impossibile risolverlo”
Le chiedo da quanto ne soffre, se solo con questo ragazzo o ne ha sempre sofferto, la p. dice di averne sempre sofferto e di non essere mai riuscita a provare piacere e che di questo si vergogna e si sente “non normale”
Le chiedo se nei suoi hobby lei riesca a provare piacere, se nel cibo provi piacere, insomma dove sta il piacere nella sua vita?
La paziente diventa tristissima e riferisce di non provare piacere in niente e di non averlo mai provato.
Le chiedo se non ci sia proprio niente che le piaccia, a questo punto la p. si illumina e dice con entusiasmo “Si viaggiare” A questo punto a me viene in mente che viaggiare significa anche allontanarsi dalla famiglia e le chiedo come siano i suoi attuali rapporti con i suoi familiari.
La paziente ripete “normali” però dice che sente sua madre come molto pesante. mentre il padre
è totalmente assente.

T. Allora lei viaggia anche per allontanarsi da una madre “pesante”mentre il padre risulta del tutto assente e a me sembra che lei continui a non ravvisare un problema in questo, mentre a me pare che in qualche modo questo abbia a che fare con la sua assenza di piacere, anche se non so ancora in che modo”

NB: Queste sono chiamate “Interpretazioni di prova, io sto rovesciando il mondo della paziente e devo vedere se è in grado di sopportarlo”
La paziente rimane letteralmente a bocca aperta, poi mi dice con un luccichio negli occhi, che sente che io ho ragione, che lei ha sempre avuto un grosso problema con la madre e ha scelto il trasferimento proprio per allontanarsene.
La p. ha sopportato l’interpretazione e sembra grata di essere stata capita, non solo, ha confermato l’esattezza della mia ipotesi.
A questo punto io le comunico che, dato che parte penso di lavorare con una terapia breve, ma che devo fare altri 2 colloqui per accertarmi che questo sia possibile, le dico che so che questo le metterà un po’ di ansia, ma che a me lei sembra del tutto in grado di lavorare con una terapia psicoanalitica e il grado di ansia che proverà ci aiuterà ancora meglio a capire.

P. Davvero pensa che io sia capace?

T. Penso che lei sia del tutto adeguata e che il suo senso di inadeguatezza sia del tutto  una sua fantasia, nonché un suo problema che potremmo risolvere insieme.
La p. dice di sentirsi molto meglio, come liberata da un peso, anche se non sa perché e che ci metterà tutta la sua buona volontà.
Fissiamo un altro appuntamento fra 1 settimana ed io noto come l’atmosfera, prima molto fredda, si sia riscaldata e quasto mi fa ben sperare.

N:B: Può sembrare inusuale che l’amamnesi venga presentata assieme al primo colloquio ma, in questo tipo di terapia la raccolta dati viene unita ad interpretazioni di prova per accorciare i tempi, d’altra parte mi sembra che il Vs/ indirizzo sia quello di curare efficacemente ma velocemente il paziente e questo è una delle tecniche che si possono utilizzare.

2 INCONTRO

La p. appare più rilassata e più tonica, mi chiede subito di cosa deve parlare e io le rispondo” Di quello che vuole” la p. rimane un po’ perplessa e dice che il suo problema è non aver piacere, ma da quando le ho detto che il problema potrebbe essere collegato al suo rapporto con la madre, lei sente che ciò può essere vero e non sa scegliere, xchè non scelgo io per lei? Io le dico che sembra che lei tenga molto a mostrarsi volenterosa ed a essere una brava bambina, ma per esserlo, secondo lei, bisogna compiacere gli altri.
La p si illumina e dice che ha sempre cercato di fare ciò che voleva la madre per essere amata, ma non ci è mai riuscita e anche con Pino cerca di essere come lui la vorrebbe ma non ci riesce.

T Così lei sente che l’unico modo per essere amata è essere ciò che vogliono gli altri e che, se è se stessa non sarà amata. In questo c’è molta confusione perché così facendo credo che lei abbia perso il senso di quello che realmente è. Qui invece il progetto è di farla diventare quello che sarebbe stata senza senza il suo disagio, quindi parli pure di quello che sente più importante in questo momento, cerchi di concentrarsi e di capirlo”
La p. fa un gran sorriso e un gran sospiro di sollievo e inizia a parlare del suo ragazzo e di come, malgrado ci metta tutta la sua buona volontà lei non riesce a sentire il minimo piacere, si dilunga nella descrizione dei rapporti sessuali e del senso di inadeguatezza che la pervade ogni volta, tanto che lei tenderebbe ad evitarli, ma non lo fa per non dispiacere Pino che è tanto comprensivo con lei.
Io comincio a temere che la p. sia troppo dipendente, ma poi mi sembra più che ci sia una patologia del sé che non è ben costruito, inoltre mentre parla, sento che la p. comincia ad essere piuttosto angosciata, tento allora un’interpretazione ansiolitica. Le dico che mi sembra ancora una volta che lei tenti con molta disperazione e sofferenza si essere quello che lei pensa che gli altri vogliono da lei, ma , come può vedere, io non voglio affatto che lei faccia quello che voglio io e anche il suo ragazzo sembra accettarla per quello che è, quindi il pensiero che gli altri la vogliano diversa è una sia fantasia che non corrisponde al reale e che questo è successo proprio qui ed ora fra di noi.

La p. si mostra molto colpita e sorpresa ed esclama: “ è vero, io mi sforzavo di essere una brava paziente perché voglio guarire, però lei mi ha detto che per esserlo devo essere me stessa, in effetti questo non è facile per me, ma ho capito quello che vuol dire”
Io le dico che questo è proprio il suo problema, non sapere bene chi è e che cosa vuole e che questo è un problema che risale alla sua infanzia, quando cercava di essere quello che la madre voleva, con l’impressione di non riuscirci, di qui il senso di inadeguatezza che prova costantemente, senza riuscire a vedere i suoi lati positivi che sono tanti, per esempio ci vuole coraggio ed umiltà per chiedere aiuto e lei lo ha saputo fare, non solo, ma cerca di fornire più materiale possibile, quindi lei fa egregiamente il suo dovere di paziente anche se non riesce a sentirsi brava.
La p. sorride palesemente sollevata, l’angoscia si è sciolta ed è quello che volevo ottenere dato che siamo in fine seduta, ci salutiamo e la p. lo fa con un insolito calore.

3 INCONTRO

Questa è la seduta più impegnativa perché bisogna arrivare ad una diagnosi e in questa p. è particolarmente difficile: non è nevrotica purtroppo poiché non si riscontra ne ossessività ne isteria e la depressione non sembra troppo marcata, non è neppure psicotica, il senso di realtà sembra buono e benchè ci siano molte fantasie inconsce la p. è pronta a riconoscerle come tali, borderline? Questa eventualità mi spaventa molto xchè sarebbe veramente arduo sottoporla ad un terapia breve, però per ora tutto fa propendere per un disturbo del Sé, nel senso di Kout, un Sé che non si è sviluppato efficacemente ed in questa seduta devo appurare se la mia ipotesi è corretta.

La p. arriva sempre puntuale e sempre con i suoi vestiti carini, ma ampi e scivolati sul corpo. Inizia subito a parlare della madre di come  si lamentasse con lei, fin da quando era piccola, delle richieste sessuali del marito, condendo il tutto con il solito commento “Gli uomini sono tutti porci”
La madre si lamenteva inoltre del “Maledetto dovere cognugale” connota il sesso come “sporco”
E come un sacrificio che la donna deve fare per accontentare il marito, non è mai riportata nessuna gioia per la nascita della bambina, ma solo lamentele per “L’atroce dolore provato partorendo”
A me appare subito chiaro che la madre è non solo frigida ma altamente sessuofobica e mi appare chiaro che la p. si è fortemente identificata con la madre, inoltre un padre così assente ha sicuramente compremesso un edipo che avrebbe sciolto la simbiosi che sembra legare la p. alla madre.

Tento un’interpretazione di prova molto profonda:
Sembra che lei sia non solo fortemente identificata con sua madre ma anche che ci sia una confusione fra lei e sua madre, cioè lei non ha potuto individualizzarsi e staccarsi da sua madre rimanendo in un rapporto fortemente simbiotico.
La p. rimane molto sorpresa, ma non mostra ansia, ma riflessione, dopo una pausa conferma l’interpretazione dicendo che ciò che le piace del rapporto con Pino sono le carezze, le coccole, come quelle che si fanno ad una bambina e che il problema sta proprio nel sesso che lei non vive come sporco, ma si sente incapace di farlo.
T. Allora vede che inconsciamente lei  fa quello che lei pensa sua madre voglia da lei, cioè rimanere per sempre una bambina piccola, ma c’è qualcosa dentro di lei che si ribella a questo, lei vorrebbe essere adulta, ma non sa come fare, quindi c’è un conflitto fra i 2 desideri che sicuramente la fa soffrire.
La p. risponde immediatamente e velocemente “Ma io sono adulta, nel lavoro, in tutto, l’unica cosa in cui mi sento bambina è il sesso, ecco lei ha detto una cosa molto vera, io mi sento proprio come una bambina.

T. Perché una bambina è asessuata o almeno così si pensa, che è quello che inconsciamente, ma neanche troppo, le ha suggerito sua madre per tutto questo tempo.
P. Esattamente così!

A questo punto tento di approfondire la diagnosi e le dico che mi sembra che tutto questo sia molto doloroso e difficile da sopportare e le chiedo se si è mai sentita come fuori da se stessa. (Cerco di capire se la p. soffra di depersonalizzazzione)
La p. risponde risolutamente di no, che si sente però inadeguata e confusa perché è adulta e bambina nello stesso tempo e che io ho ragione, lei vorrebbe essere solo adulta ma non sa come fare.
Io le sorrido e le dico che siamo qui per questo, per far crescere questa piccola bambina e farla diventare donna a tutti gli effetti.
Chiedo poi alla p. come passi le sue giornate, se il suo lavoro le piaccia, se mangia e beve normalmente, se soffra di qualche disturbo fisico. Ne esce un quadro rassicurante la p. è in grado di lavorare con profitto, è segretaria in un azienda, non beve alcolici, non fuma, non soffre di nessun disturbo fisico, però ad un certo punto si interrompe ed esclama “Mi ero dimenticata! Da piccola ho avuto un periodo in cui non volevo mangiare e facevo disperare mia madre, ma più lei cercava di farmi mangiare più io rifiutavo”
Io le dico che è stato un periodo di leggera anoressia e che questa manifestazione è tipica di un rifiuto della madre attraverso il cibo. La p. si ricorda che quando era fuori mangiava, non mangiava solo il cibo preparato dalla madre e che questo disturbo era però passato dopo l’adolescenza, senza nessuna cura e che adesso mangia normalmente. Le chiedo se ricorda qualche cambiamento in particolare che abbia contribuito a farle passare il sintomo. La p. ricorda che questo è accaduto quando ha cominciato ad uscire con gli amici, piano piano a cominciato a mangiare anche a casa.

T: Quindi lei inizia a mangiare quando si allontana anche per poco dall’influenza della madre.
La p. annuisce e commenta “Mi sa che mia madre mi ha rovinato la vita”
T.”Diciamo che l’dea che lei si è fatta di sua madre, basandosi anche su dei dati oggettivi, non ne discuto, ha fatto sì che lei sviluppasse un conflitto fra restare bambina e voler crescere, con l’anoressia lei si è contemporaneamente ribellata a sua madre ma ah anche fatto ciò che voleva, cioè non diventare donna non mangiando e quindi non sviluppandosi, ma fortunatamente la spinta alla crescita ha avuto il sopravvento e lei è andata incontro alla vita, questo ci fa ben sperare. E rimasta però simbioticamente legata a sua madre inconsciamente, di qui il sintomo della frigidità totale “Il sesso è dei grandi e non si fa” Le andrebbe di lavorare su questi punti focali?
La p. annuisce entusiasta e dice che anche a lei sembrano i più importanti e che ce la metterà tutta per guarire.

A questo punto le illustro il lavoro che faremo, ci vedremo 1 volta la settimana per 1 anno alla scadenza termineremo la terapia, il termine può darle un po’ di ansia che contrelleremo durante la terapia, d’altra parte lei deve partire e questa sembra essere l’unica soluzione, le chiedo se ha provato molta ansia nell’intervallo fra le sedute e la p. dice di no, che non ha sentito nessuna mancanza, aveva solo l’ansia di non essere presa ma adesso è contenta e disposta a lavorare con me.
Il fatto che non ha provato ansia da una parte è positivo dall’altra dimostra la difficoltà di attaccamento della p. però l’ipotesi che possa essere troppo dipendente a questo punto viene accantonata. Ovviamente io a questo punto sono giunta ad una diagnosi che non è del tutto rassicurante per una terapia breve però ci sono 2 fattori che giocano a favore di un tentativo:
1: E l’unica possibilità che la p. ha di curarsi visto che parte e il termine si impone comunque.
2: La risposta alle interpretazioni di prova è molta buona, queste erano molto profonde e la p. non ha dimostrato un’angoscia di frammentazione, quindi sembra non ci sia il pericolo di una scissione.


LA DIAGNOSI

Anche in patologie sessuali dire che la p. è frigida non è una diagnosi, è l’enunciazione di un sintomo, la diagnosi è cosa ha creato il sintomo. Ho escluso che la p. sia un borderline, non presenta né depersonalizzazzione, né angoscia di frammentazione, non beve, non fuma, non è autolesionista non minaccia il suicidio, però è comunque un caso grave. Presenta una patologia del Sé molto pronunciata e una simbiosi con la madre, problemi molto difficili da trattarsi con una terapia breve che di solito si applica a nevrotici, però mi ero ricordata di una recente letture di un libro di terapie brevi applicate addirittura a borderline con una tecnica particolare. In questo caso ciò che può aiutarmi è l’approfondita conoscenza delle teorie di Kout che ha trattato patologie del Sé che l’A. divide dall’Io, infatti l’Io della p. sembra integro, i processi intellettivi sono intatti, il senso di realtà molto stabile e l’Io sembra poter sopportare anche un grado piuttosto alto di ansia. Il Sé invece non è costruito ma è letteralmente impastato con quello della madre e la paziente ha quasi sicuramente saltato la fase dell’Edipo, l’impresa mi sembra molto ardua, ciò che mi  consola è che io ho trattato molte pazienti con lo stesso tipo di patologia con esiti positivi, anche se in analisi, poiché oggi è molto difficile trovare nevrosi pure, mentre sono molto comuni patologie di identità. Decido di tentare l’impresa pronta eventualmente a trasformare la terapia breve in un analisi interrotta che non è il summum bonus ma dato che la p. parte l’alternativa è lasciarla senza aiuto, inoltre un rifiuto la convincerebbe ancora di più della sua inadeguatezza e sarebbe estramamente lesivo.
La diagnosi è quindi psicodinamica: Patologia del Sé di tipo simbiotico.


PROGNOSI

La prognosi non è delle migliori per una guarigione completa, la patologia è molto seria e da parte della paziente avverto sempre un certo distacco, tipico di queste patologie, e non so quanto sia in grado di sviluppare un tranfert adeguato, inoltre io dovrò stare molto attenta poiché la p. necesssita di interpretazioni profonde, ma io devo essere in grado di capire quanto possa sopportarle, insomma come si dice in gergo “cammino sugli specchi”. Come avrete capito sono rimasta incastrata in una situazione senza via d’uscita, però ci sono anche molti dati positivi, la p. è molto introspettiva, ha un facile accesso all’inconscio e la risposta alle interpretazioni di prova è stata molto buona, in più la p. a me piace e mi ha suscitato un gran desiderio di aiutarla, segno questo positivo, xchè significa che è in grado di comunicare a livello inconscio e non è del tutto avulsa dal rapporto.
Decido una strategia: le interpretazioni saranno profonde, ma sempre poste con molta delicatezza e soprattutto devono veicolare sincero calore ed affetto, spero di riuscire così a stabilire un trasfert positivo che mi concederà di mostrare alla p. che le mamme buone esistono e che io voglio veramente farla crescere. Credo che riuscirò a risolvere la simbiosi con la madre, anche se forse non del tutto e a farle ritrovare il piacere, mi sembra invece molto difficile ricostruire completamente un Sé così compromesso, mi accingo così all’opera con molta umiltà e senza aspettative di un successo eclatante.


LA TERAPIA

La p. arriva puntuale come al solito, mi saluta con un gran sorriso e inizia subito a parlare di Pino, il quale pur essendo più giovane di lei di 4 anni, dimostra di essere molto adulto e comprensivo nei suoi confronti, mi dice come rinunci facilmente all’atto sessuale quando capisce che lei non vuole e come la riempa di coccole e carezze che la p. gradisce molto, si dilunga aparlare dei loro viaggi e di come si trovino d’accordo su dove andare e che cosa fare e termina dicendo che pensa che lui le voglia veramente bene. Quando le domando cosa sente lei per lui mi risponde che gli vuole molto bene, ma noto come in questa dichiarazione ci sia del tutto un’assenza di passione e glielo faccio notare. La p. risponde che lei non si innamora ma che comunque gli vuole molto bene anche se non lo desidera sessualmente, passa poi a parlare di come lei non abbia mai desiderato nessuno e mi racconta dei suoi passati rapporti, compreso il primo che sembra essere passato come acqua su di un vetro senza lasciare nessun segno, né positivo, né negativo. Io le dico che questa piattezza di sentimenti è una difesa contro il pericolo di sentirsi rifiutata così come si è sentita rifiutata dalla madre e che lei cerca di essere assente nei rapporti come suo padre era assente con lei, anche questa interpretazione viene confermata e ampliata poiché la p. ritorna a parlare della madre e della sua inaffetività, ma senza nessuna emozione. Io noto come la paziente vada spontaneamente su di un materiale profondo dimostrando così di desiderare di lavorare a questo livello.

Durante il proseguimento della terapia la p. tende pericolosamente a scivolare verso materiale sempre più profondo escludendo del tutto il padre che non viene mai nominato,  parla esclusivamente della madre di come lei senta di essere contemporaneamente una bambina e la madre di sua madre, perché questa continua a sfogarsi con lei sulle pretese sessuali del marito, quando parla della madre ci unisce immediatamente Pino dicendo che lei vorrebbe tanto essere “normale” per farlo felice, il padre non compare mai nelle associazioni e d io glielo faccio notare. “ Lei sembra orfana di padre, ma suo padre esiste, è un uomo in carne ed ossa, ma è nel suo profondo che non esiste, lei ha un rapporto eclusivamente duale lei e sua madre, lei e Pino, non riesce cioè a considerare il giusto triangolo famigliare Madre-Padre e la bambina.

La p. dice che effetivamente suo padre è come se non esistesse per lei ed io le dico”Non le sembra che questo sia collegato alla sua impossibilità di provare piacere? Una bambina che non ha desiderato sposare il papà, come tutte le bambine come può desiderare un uomo? Lei ha completamente saltato questo passaggio obbligatorio nello sviluppo ed è rimasta avviluppata il un rapporto simbiotico con la madre dove lei giuoca tutti i ruoli:quello di bambina , di madre di amica…..”
La p. risponde che effettivamente lei non ha mai visto suo padre come un uomo e che lo conosce solo attraverso le descrizioni di sua madre. “ Già però malgrado sua madre le parli continuamente di un padre molto sessuato lei continua a non vederlo come uomo, non le sembra un controsenso?”
La p. appare molto sorpresa e dice”Già è vero, così come io non riesco a vedere Pino come uomo, ma lo vedo……..non so come lo vedo, ma non come uomo” Io le dico che è stata molto brava a fare questo collegamento da sola e che è proprio così e c’è di più, Pino non è un sostituto paterno, ma un sostituto materno, le coccole che le piacciono tanto sono coccole materne, lei cerca in lui una buona madre. La p. annuisce e conferma e porta un materiale molto importante:
“Vede io quando sto con Pino se si arriva al sesso io mi sento come se fossi una bambina piccola, con una vagina piccola e mi dico sempre che quel grosso pene non potrà entrare, che mi farà male, che io non sono in grado, non so come spiegarle, è una sensazione molto profonda”

“Lei si è spiegata benissimo e qui può vedere come ci sia una profonda collusione con la madre, lei è rimasta bambina ed è asessuata, non è in grado di fare sesso e in quel momento Pino incarna la descrizione di sua madre su suo padre:è un omaccio pericoloso che le farà del male”
La p. rimane colpitissima e dice che adesso che io glielo dico capisce finalmente quella strana sensazione.
La seduta seguente la p. riporta di star provando molto piacere nel cibo, cosa che non aveva mai provato prima, ed è diventata golosa di dolci, di cioccolata e si dilunga sul nuovo piacere che prova nel sentire la cioccolata che si scioglie in bocca ed il sapore delizioso, certo che il cibo è proprio buono, fa una pausa e poi di colpo mi dice “Grazie”
“Con quel grazie lei ha fatto un importante collegamento fra le interpretazioni fatte nelle sedute precedenti con questa sua nuova possibilità di provare piacere”
La p. annuisce e dice che non sa com’è successo, ma le cose che le ho detto hanno cambiato qualcosa dentro, adesso “sente” il suo corpo, sente il sole, il vento, il piacere di essere toccata.
Io approfitto per farle una domanda molto delicata “A proposito, quando lei si tocca da sola cosa prova?” La p. risponde come sorpresa “Bè piacere” “Allora lei è in grado di provare un orgasmo, come vede il suo apparato funziona benissimo, solo che lei si è fermata ad una sessualità da adolescente, adesso si tratta di farla arrivare ad una sessualità adulta e per far questo bisogna che questo padre entri fra lei e la madre e si presentifichi nel suo profondo come un uomo esistente al di là delle descrizioni di sua madre, con un’esistenza propria”

Nelle sedute seguenti la p. continua a parlare alternativamente della madre e di Pino, solo che adesso è più vivace e quando parla di Pino si coglie una nota gioiosa e di piacere nella sua voce. Io cerco di inserire il padre fra le associazioni con semplici sollecitazioni tipo:”Suo padre dov’era quando sua madre le diceva questo?” Si scopre che il padre è fisicamente più presente di quanto non si credesse, torna a casa a pranzo e a cena e la sera esce poco, lo faccio notare alla p. dicendole che da come presentava il padre sembrava che questo fosse del tutto assente, ma in realtà è assente dentro di lei.
La p. annuisce ma dice che è come se la madre avesse oscurato il padre tutto questo tempo, che le parla in continuazione, lei sente che le infila dentro delle cose cattive e comincia ad arrabbiarsi per questa invasività della madre. Io le chiedo che immagine ha di sua madre e la p. risponde in modo assai sorprendente”Una bestia accovacciata pronta a saltarmi addosso”
“Allora dentro c’è un oggetto cattivo, questa madre è addirittura fantasticata come una bestia feroce pronta a divorarla e lei sembra pensare che non ci sia scampo, quindi la sua situazione psichica è questa: La madre è un oggetto cattivo e il padre è assente, lo credo che lei abbia problemi”
Le sedute seguenti sono passate ad ampliare questa tematica, la paziente inizia a sentire una rabbia crescente contro la madre, finche in una seduta sbotta “Io la odio, me la tolga di dosso”
Le dico che dovremmo lavorare insieme perché lei finalmente si distacchi e si individui come una persona e comprenda a fondo che lei e sua madre sono 2 persone separate e non un groviglio simbiotico, lei è lei con i suoi pensieri, i suoi desideri la sua vita e la sua sessualità.

La seduta seguente la p. arriva alla seduta con un gran sorriso e annuncia che si è iscritta ad un corso di fotografia ed è molto contenta, le sedute seguenti comincia a portarmi le foto che fa, tutte donne e bambini. Finalmente l’oggetto è stata espulso dalla psiche della paziente, è diventato buono, tutte madri amorose, ma c’è ancora il bisogno di fermarlo in una foto.
Contemporaneamente la p, annuncia di aver iniziato a provare piacere con il suo ragazzo, anche se non un ha orgasmo ma comincia a sentire piacere, questo avviene in seguito ad un avvicinimento al padre, la p. riferisce di essersi seduta sulle ginocchia del padre e di aver provato uno strano calore.
Come vedete si sta affacciando un pallido edipo, ma io sono abbastanza soddisfatta, nelle associazioni della p. comincia a comparire il padre, non è cattivo come le descrive la madre ed è anche un bell’uomo e poi, secondo lei, sua madre è malata, forse non è cattiva neanche lei, non lo fa apposta ad essere cosi. Segue un lungo silenzio riflessivo, dopo di che la p. esclama” Certo i suoi figli sono molto fortunati ad avere una madre come lei, ma anche io sono fortunata perché ho una terapeuta come lei” E la prima volta che la p. fa un accenno diretto al trasfert, che per tutta la terapia si è mostrato sempre molto positivvo, con un’assenza di resistenze che un po’ mi insospettisce, però la p. è riuscita a stabilire un trasfert e questo rapporto profondo con la terapeuta, anche se non eslpicitato, ha fatto si che la p. trovasse un oggetto buono nella sua vita e questo ha prodotto il cambiamento.
“ Lei mi sta dicendo che il rapporto con me comincia a creare dentro di lei un oggetto buono, che è quello che lei fissa sulle foto, che poi mi porta e questo ha un grosso significato, mi comunica così che io per lei sono una madre buona, infatti lei mi fantastica con tanti figli, i miei pazienti, e che io sia per loro una buona madre”
C’è un notevole cambiamento di atmosfera e la p. dice in un mormorio “Lei ha fatto molto per me” Per la p. è sicuramente molto difficile riconoscere un legame anche di dipendenza da me e questo è un grosso passo avanti.
Le sedute seguenti scorrono in un’atmosfera più calda, la p. porta molti sogni che dimostrano come il legame simbiotico con la madre si stia allentando, solo che siamo a poche sedute dalla fine ed io non ho ancora raggiunto il mio obbiettivo, quello di curare il sintomo principale la frigidità.
Durante la terapia la p. ha fatto molti viaggi e le foto sono sempre dei paesi in cui si reca, il fatto positivo è che comincia a portarmi foto di famiglie dove compare anche il padre, devo dire che le foto sono molto belle e che la p. dimostra una notevole creatività.

Un giorno la p. arriva sconvolta e dice che ha fatto un sogno terribile che l’ha molto spaventata e passa subito a raccontarmelo “Ero in un paese arabo, con Pino e da lontano vedo una donna vestita all’araba , tutta coperta da un vestito ed un cappuccio bianco, si vedeva solo la bocca, rossa, grande umida, invitante, la donna apre piano la bocca e Pino va verso di lei come attratto da una forza magnetica, io sono disperata, so di non avere armi per trattenerlo e mi metto a piangere, ma Pino va inesorabilmente verso la donna dalla bocca rossa che adesso ha aperta, si vede la lingua e tutto è rosso e umido” La p. è molto angosciata e sofferente, io sento che questo è un sogno cruciale, di quelli che ti svoltano la terapia e mi accingo ad interpretare perché a me è subito chiaro:
“Vede questo sogno mostra molto bene una cosa molto importante, in lei c’è una confusione fra bocca e vagina, la bocca è rossa, cioè sensuale è umida, come la vagina, si apre per ricevere qualcosa, la vagina che si apre per ricevere l’uomo e lei sente che nel confronto con quella donna non ha speranza xchè lei sente di non avere una bocca-vagina così grande e così umida e per questo teme di perdere Pino”
La p. rimane molto colpita, porta subito materiale sul piacere provato con la bocca mangiando e di come lei abbia sempre sentito di avere la vagina di una bambina. Passiamo tutta la seduta su questo sogno, io dico alla paziente che mi sembra un sogno cruciale e le propongo di passare le sedute che ci restano ad elaborarlo il più possibile,la p. assentisce e passiamo 2 sedute a parlare del sogno, la p. porta sempre più materiale di conferma e io le interpreto che questa confusione vagina-bocca è tipica delle bambine e lei si è sentita fino ad ora una bambina, siamo a 3 sedute dalla fine.

La seduta seguente la p. arriva raggiante e mice che mi deve dire una cosa “Non ci crederà mai ancora non ci credo neanche io, fa una pausa ad effetto e poi mi dice “Ho avuto un orgasmo!!!” Bingo!
Immediatamente anche io le sorrido e le dico calorosamente che sono tanto contenta e che è stata proprio brava, che abbiamo lavorato con molto impegno, ma alla fine abbiamo raggiunto il risultato.
La p. dice “Se non fosse stato per lei…….” Io la correggo e le dico “No non io, noi, abbiamo lavorato insieme, lei ha lavorato quanto me, ognuno ha fatto il suo lavoro, io quello di terapeuta e lei quello di paziente”.
Le dico poi che abbiamo raggiunto il risultato per il quale lei era venuta e che fra 3 sedute ci separemo e le chiedo come si sente a proposito di questo. La p. dice che ha 2 sentimenti contrastanti, da una parte le dispiace lasciarmi, dall’altra è contenta perché si sente finalmente adulta e indipendente.
Io le sorrido e le dico che è normale e che per me è lo stesso, sono contenta del risultato ma mi dispiace un po’ non vederla più.
Durante le 2 sedute precedenti il termine si cerca di rafforzare i risulatati ottenuti, facendone una ricapitolazione. La p. dice di essere molto contenta del risultato ottenuto, finalmente è una donna a tutti gli effetti e mi comunica che ha intenzione di sposarsi presto con Pino che la seguirà nel trasferimento, adesso vede sua madre in modo non terrificante, dice che avrebbe avuto bisogno anche lei di una terapia, ma sua madre non accetterebbe mai, cmunque lei adesso è in grado di rimanere indifferente alle intrusioni della madre e che spesso la interrompe dicendo che ha da fare e se ne va nella sua stanza, mentre il rapporto con il padre si sta approfondendo sempre di più e lei si rende conto adesso che era anche lei ad evitare ogni colloquio e che il padre si è dimostrato disponibile quando lei ha deciso di avvicinarsi. Io le dico come adesso può distinguere le sue fantasie dalla realtà che è ben diversa e che forse adesso vive in un mondo migliore. La p. fa un gran sorriso e dice che adesso è cambiato totalmente il mondo. “Il mondo è sempre stato così è il suo mondo interno che è cambiato profondamente, però non vorrei lasciar passare  questa grande notizia che ha deciso di sposarsi, come mai?”
La p. dice che si è accorta di amare Pino e che sta bene con lui e vuole sposarsi e avere una figlia alla quale cercherà di dare tutto l’amore possibile, non sarà come sua madre.

Guarda caso una bambina, sembra che voglia dare da madre ad un figlia, che è anche una sé stessa, quell’amore e quell’empatia  che lei sente di non avere avuto, però mi sembra che sia arrivata a capire che sua madre è stata forse impossibilitata a darle l’amore come lei lo avrebbe voluto”
La p. dice che probabilmente anche sua madre ha avuto una madre insufficente, io mi complimento per la comprensione profonda che la p. ha acquisito in così poco tempo e le dico che è molto, molto probabile e che noi abbiamo spezzato questa spirale, mi dichiaro fiduciosa che lei sarà una madre sufficentemente buona. Io cerco di esplorare i suoi sentimenti riguardo alla separazione ma la p. risponde sempre nello stesso modo: che è contenta e dispiaciuta nello stesso tempo, poi cambia discorso rapidamente e passa a decrivermi i suoi viaggi con Pino.
Anche nella 2 seduta la p. evita volutamente il discorso della separazione e parla di argomenti leggeri, come i viaggi, i vestiti che si è comprata, le foto che ha fatto……La cosa mi preoccupa un po’ ma capisco che la p. sta semplicemente risalendo alla superfice e vuole evitare forti emozioni in questa fase terminale e decido di rispettare questo livello, il colloquio somiglia sempre più ad un colloquio fra due amiche e capisco che la p. sta giocando appieno il suo nuovo ruolo di adulta e mi sta comunicando che lei ormai è autonoma, in questo c’è sicuramente una negazione del dolore provato per la separazione, ma in questo tipo di terapie si cerca di non forzare troppo quando siamo in fine terapia. Mentre sto pensando questo la p. mi dice che lei vuole comunque mantenere un contatto con me, mandondomi cartoline, telefonandomi e che mi penserà sempre, in questo c’è un certo riconoscimento dello smarrimento di rimanere da sola, ma è come se la p. dicesse: “Lasciami elaborare questo lutto da sola, ormai sono grande e lo so fare, ma non per questo ti dimenticherò”
Mi sembra che l’oggetto buono si sia abbastanza saldamente insediato e d’altra parte di più non posso pretendere in un tempo così breve.

L’ultima seduta la p. arriva con un vestito molto carino, attillato, che lascia ben vedere le sue forme e noto che ha un gran bel corpicino, il suo viso esprime una forte emozione e porta sotto il braccio un voluminoso pacco che sembra essere un quadro, ha gli occhi un po’ lucidi e noto che le tremano leggermente le mani. Si siede, poggia il pacco sul tavolo e dice “Bè non credo ci sia molto da dire in questa seduta, le ho portato un regalo, scarta il pacco e ne esce una sua foto incorniciata, io la guardo attentamente: raffigura una madre africana che allatta il suo bambino, gli occhi del bambino sono fissi in quelli della madre e la donna sorride dolcemente, dietro si intravede una foresta lussureggiante.
Io la ringrazio, le dico che la foto è molto bella e che lei sembra volermi dire con quel regalo che sente di essere stata ben nutrita. La p. annuisce commossa e dice “Si sono stata proprio ben nutrita” Poi dopo un silenzio mi dice”Se vuole può appenderlo così si ricorderà sempre di me” In questo emergie un’angoscia di essere dimenticata, io le dico che sicuramente lo appenderò perché è un oggetto bellissimo, ma che io non mi sarei comunque mai dimenticata di lei e che sarebbe sempre stata nei miei pensieri. La p. appare visibilmente sollevata e mi dice con gli occhi lucidi”Neanche io mi dimenticherò mai di lei, sarà sempre con me” Io le dico che questa madre buona rappresentata dalla terapeuta sarà sempre dentro di lei che ormai è sua e non ha più bisogno di una terapeuta reale, ma se volesse rivedermi io sono sempre qui e può tornare quando vuole per un consiglio, per un problema, per qualsiasi cosa. La p. annuisce e sembra sollevata. Passiamo il resto della seduta a parlare dei suoi progetti, il matriminio, il nuovo lavoro, la sua maternità, arriva così la fine della seduta. La p. prende il libretto degli assegni e noto che nel riempirlo trema visibilmente e mi dice”Bè sa l’emozione” Io le dico che è del tutto naturale e che quel pezzo di carta in questo momento ha un significato molto importante. Ci alziamo, la p. mi porge la mano, la stringe calorosamente e mi dice “Grazie ancora di tutto” Io le dico “Ringrazi sé stessa è stata molto brava” Ci salutiamo ed io rimango affascinata a guardare quella foto che appendo immediatamente al muro e ancora oggi guardandola rimango colpita dalla sua bellezza.


CONCLUSIONE



L’obbiettivo che ci si era prefissato è stato raggiunto, certo il lavoro non è completo, la p. avrà sempre un po’ la tendenza a fare rapporti simbiotici e l’edipo non è del tutto stabilizzato, ma per un caso così ci sarebbero voluti 6 anni di analisi, le teorie che ho utilizzato sono quella Kouttiana e quella Kleiniana, questa paziente richiedeva questo livello di profondità, però l’Io è rimasto ben saldo ed anzi si è molto rafforzato. Dopo la separazione ho ricevuto molte cartoline da ogni paese che la p. visitava, sempre con la firma anche di Pino ed ogni volta una frase significativa, le cartoline rappresentano spesso bambini, ma poi cominciano ad arrivare cartoline di paesaggi, di varie persone, il mondo della paziente si sta allargando. Io continuo a guardare la foto e a chiedermi quanto saranno stabili questi risultati, sono molto dubbiosa, il caso era molto grave, ma le cartoline continuano ad arrivare, in una delle ultime c’è la foto di una foresta tropicale lussureggiante di fiori ed il commento della paziente”Il mondo è meraviglioso” Mi sento più rassicurata, passano 5 mesi ed un giorno ricevo una partecipazione di nozze “Maria Rosa e Pino annubciano il loro matrimonio. La paziente quindi si sposa, io sono molto contenta. La paziente non telefonò mai, le cartoline continuarono ad arrivare, sempre più rade, poi smisero di arrivare. La paziente non aveva più bisogno di un contatto con me e qualche tempo ricevetti una telefonata dalla ginecologa che me l’aveva inviata che mi disse:” Ma tu fai miracoli, ho visto Maria Rosa, non sembra più lei, è raggiante, è molto felice e mi riferisce di fare molto l’amore con suo marito” Io finalmento mi rilasso e mi dico”Bè, anche questa è fatta”!




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