I disturbi dell'alimentazione: due riviste scientifiche a confronto



Tra le affezioni psichiatriche e psicologiche della nostra epoca, i disturbi del comportamento alimentare hanno assunto nell’ultimo decennio un rilievo clinico e sociale di dimensioni preoccupanti. Secondo attuali osservazioni epidemiologiche, infatti, nel mondo occidentale i disordini del comportamento alimentare sarebbero in considerevole e costante aumento. In Italia circa l’1% della popolazione soffre di anoressia nervosa, tra l’1% e il 5% di bulimia nervosa e tra l’8 e il 5% presenta condizioni in cui si evidenziano disturbi alimentari importanti o comportamenti indicatori di rischio. Con la prepotenza tipica dei fenomeni che sono destinati a contrassegnare un’epoca, i disturbi dell’alimentazione si sono imposti all’osservazione clinica attirando su di sé anche l’attenzione dei mass-media.

Il fenomeno è divenuto rilevante agli occhi di esperti e di profani: accanto a una sterminata letteratura specialistica sull’argomento, si è repentinamente diffusa l’immagine dell’anoressica-spettro, molto più suggestiva rispetto a quella bulimica. Si parla di disturbo del comportamento alimentare quando sono presenti comportamenti scorretti verso il cibo, le cause sono molteplici e non vi è in genere eziologia organica tranne in rari casi di alterato metabolismo. I fattori in gioco sono di tipo familiare (abitudini di vita, aspetti relazionali ecc.), individuale (carattere, maturità, autostima ecc.) e socioculturale. Tali problematiche investono soprattutto l’età adolescenziale (le fasce d’età maggiormente colpite dai 13-14 anni ai 18-20 anni e oltre) e questo può essere meglio compreso se si focalizza l’attenzione sui cambiamenti e le trasformazioni repentine, corporee e psichiche, che intervengono in questo periodo di rapida crescita dell’individuo: il corpo che cambia e si modifica giorno dopo giorno, lo sviluppo sessuale, la riproposizione del rapporto con i genitori in maniera diversa, la ricerca di maggiore autonomia, l’assunzione di maggiori responsabilità.

L'eminente importanza dedicata a questa patologia ha suscitato in me particolare interesse. Il mio lavoro può essere suddiviso in due parti: nella prima parte ho descritto i disturbi dell’alimentazione rifacendomi all’enorme quantità d'informazioni presenti nella letteratura riguardante questo argomento; ho descritto la patologia anoressica caratterizzata dal rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale in base all'età e all'altezza; la bulimia nervosa caratterizzata da ricorrenti episodi di "abbuffate" seguiti dall'adozione di mezzi inappropriati per controllare il peso, come il digiuno, il vomito autoindotto, l'uso di lassativi, diuretici e altri farmaci o l'attività fisica praticata in maniera eccessiva; il disturbo dell'alimentazione non altrimenti specificato ovvero quelle forme di disturbo che ricoprono solo alcuni dei criteri previsti dal manuale per la diagnosi di anoressia e bulimia, ma che comunque comportano una notevole sofferenza psicologica; il disturbo da alimentazione incontrollata ossia significativi problemi di abbuffate, cioè assunzione di un’elevata quantità di cibo associato a senso di perdita di controllo sull’atto di mangiare; e infine l’obesità ossia eccesso di peso che supera del 20% il peso ideale per l’altezza.

Nella seconda parte ho realizzato una ricerca per esaminare i contenuti di quaranta articoli, venti pubblicati dalla rivista "Cibus, il giornale dell’Alimentazione e delle patologie correlate" nel periodo che va dal 1997 al 2001 e venti articoli pubblicati dalla rivista "Psichiatria dell’infanzia e dell’Adolescenza" nel periodo che va dal 1985 al 2004. L’obiettivo della mia indagine è analizzare e confrontare i quaranta articoli estrapolati dalle due riviste precedentemente citate, ossia rilevare con quale frequenza in queste riviste gli autori si occupano dei Disturbi dell'Alimentazione (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Alimentazione Incontrollata e Obesità) .




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