Adolescenza



periodo di vita che va dai 12 ai 22 aa circa, ed in cui l’individuo deve affrontare una serie di cambiamenti che interessano il suo svil fisiol, morfologico e sex, cognitivo e sociale.
Tutte qste trasformazioni, profondamente interrelate tra loro, portano l’adolescente a modificare l’immagine che ha di se stesso e a confrontarsi continuamente con l’immagine che gli altri hanno di lui.

L'adolescenza inizia con la pubertà.
Essa varia per durata, qualità e significato da una civiltà all’altra, e all’interno della stessa civiltà, da un gruppo sociale all’altro. In ogni caso in tutte le culture l’adolescenza sancisce il passaggio dallo status sociale del b/o a quello dell’adulto, coincidendo con l'assoluzione di imp compiti evolutivi come il raggiungimento dell'identità adulta e della piena socializzazione lavorativa e familiare.

Si tende a suddividere l’adolescenza in 3 periodi:
• Prima adolescenza (11 – 12 aa): caratterizzata da rilevanti cambiamenti a liv di scuola, aumento di conflittualità in famiglia e da una gruppalità ancora qualificata da quella segregazione sex tipica dell’infanzia.
• Media adolescenza (14 – 18 aa): si delineano processi di “lutto”, x la perdita della stabilità corporea, del legame oggettuale preferenziale con i genitori, x gli ogg e le situazioni scartate a causa delle prime scelte autonome.
• Tarda adolescenza (18 – 25 aa): è prevalente preoccupazione x il futuro, minor conflitto con i genitori, gruppalità mista.

PARADIGMI TEORICI

L’adolescenza come fase della vita umana è stata studiata solo a partire dagli inizi del secolo scorso, in linea con i cambiamenti sociopolitici e culturali che donano una visione nuova di adolescenza come imp fenomeno avente un ruolo + incisivo nella vita di un individuo.

Molti approcci teorici si sono occupati dell'adolescenza. Ciascun orientamento teorico, tuttavia, ha analizzato un aspetto parziale (cambiamenti biol, interiori, cognitivi, sociali) circoscritto del fenomeno, mentre di fatto si impone la necessità di adottare un approccio comprensivo, che integri i singoli contributi in modo che risultino fusi in una rappresentazione a tutto tondo, dinamica, evolutiva che possa costituire una linea guida, un'hp di lavoro per qlsiasi tipo di intervento da quello clinico, all'orientamento scolastico e professionale.
Tra i modelli principali ricordiamo:

Aspetti affettivo –relazionali:
MODELLO PSICOAN

Si occupa dello studio della dimensione intrapsichica .
Freud sottolineava come l'avvento della pubertà, che sancisce il raggiungimento della capacità orgasmica e riproduttiva, determina un'esplosione libidica che riattiva tutte le pulsioni pre-genitali e i conflitti pre-edipici ed edipici.
La situazione di marginalità sociale, in cui si colloca l’adolescente (dal momento che le trasformazioni che lo interessano lo pongono all’int del mondo adulto anche se ancora manca della maturità emotiva e dell’insieme di esp tipiche dell’adulto), determina nel ragazzo una condizione di incertezza che indebolisce il senso della propria identità personale, sex e sociale.
Durante qsto processo l’adolescente può utilizzare dei meccanismi di difesa per scongiurare qsto senso di incertezza:

• Narcisismo: tentativo di valorizzare il proprio Io, di farne il centro dell’universo, aumentando la propria autostima.
• Ascetismo: prevede l'adozione di condotte restrittive legate al corpo come l'eccessivo esercizio fisico o sacrifici alimentari, come misura per contenere e disciplinare i desideri, le fantasie sex e i sensi di colpa connessi alla masturbazione,
• Intellettualizzazione: consiste in un iper-investimento del pensiero, aiuta l'adolescente a non sentirsi sopraffatto dalla sua sessualità.
• Scissione: impiegata x proteggere l'Io dalla violenta ambivalenza verso le immagini genitoriali, divenute eccitanti e pericolose per la riattivazione della dinamica edipica.
La scissione è alla base dei comportamenti contraddittori e delle richieste paradossali dell'adolescente.

In adolescenza, altro aspetto imp è costituito dallo SVIL SEX.
A tal proposito si può far riferimento ancora alla teoria della sessualità di Freud e al modo in cui l’adolescente ha superato le ≠ fasi.
I comportamenti assumono  forme ≠, a seconda del modo in cui l’adolescente riesce ad integrare il passato con il presente.
Se le fasi non sono state adeguatamente superate, si può assistere al  riemergere di nuclei orali portano ad alterazioni del comportamento alimentare o al riemergere di nuclei anali si ritrova nella scarsa pulizia personale, che si attua con lo sporcarsi, trascurarsi, essere disordinati.
Riguardo il comportamento sex, notiamo che l’adolescente riprende a far domande sui problemi sex e diventa frequente l’attività di masturbazione che viene vissuta da un lato come spinta verso una propria autonomia dall’altro con sentimenti di colpa o persecuzione.

Svil dell’identità:
ERIKSON: Teoria evolutiva della personalità

Lo svil cognitivo influisce anche sulla percezione che si ha di sé.
La teoria di Erikson (1950, 1968), sebbene sia superata per certi aspetti, è stata e continua ad essere pto di riferimento x la ricerca in qst’ambito.
Secondo Erikson la vita dell’uomo può essere concepita come una serie di stadi (essi si evolvono attraverso una sequenza invariante, ciascuno si costruisce su quello precedente, riorganizzandolo e arricchendolo in modo da dar luogo a qlc di nuovo), ciascuno contrassegnato da un dilemma cruciale che deve essere risolto x passare allo stadio successivo; il dilemma che caratterizza l’adolescenza è quello espresso dalla tensione tra identità e diffusione dell’identità (forma di empasse e di profondo disagio che paralizza il giovane posto di fronte a richieste paradossali da parte dell'ambiente).
Compito principale dell’adolescenza è acquisire un’identità autonoma.
L’identità dipende dal passato e determina il futuro, è radicata nelle esp dell’infanzia e serve da base su cui incontrare poi la vita futura ed i compiti vitali connessi (Erikson, 1970). Al delinearsi dell’identità contribuiscono: dotazione biologica, organizzazione e esp personale, ambiente culturale, tutti fattori interdipendenti che contribuiscono insieme a dare significato e forma all’esistenza unica di ciascun individuo.

Fond.li, durante l’adolescenza, sono le rel con i coetanei e con altre figure imp ext al nucleo familiare.
I contesti extrafamiliari consentono inoltre di “interpretare” ruoli ≠ da quelli da sempre “recitati” in famiglia, ma anche di scoprire aspetti di sé che non avevano ancora avuto modo di emergere. L’acquisizione dell’identità che si compie in adolescenza deriva dal trovare una sintesi armonica e originale dei vari aspetti di sé.

La formazione dell’identità è un processo esaltante ma anche doloroso perché il sogg deve scegliere una prospettiva di svil rinunciando ad altre che sente altrettanto gratificanti.
Coleman (1974) → Modello focale dell’adolescenza che pone in evidenza come durante l’adolescenza esistano vari periodi in cui il sogg è posto di fronte a ≠ alternative e deve scegliere assumendo un impegno preciso. Qste spaziano dalle preoccupazioni x il proprio cambiamento fisico alle rel eterosex, l’accettazione all’interno del gruppo dei coetanei, il conflitto con i genitori, la scelta tra sist di valori ≠, l’orientamento verso un ambito professionale. Ma qste scelte non devono necessariamente essere attuate tutte simultaneamente: gli adolescenti sono in grado di affrontare in modo produttivo qsti cambiamenti se possono affrontarli uno o pochi per volta, in successione.

Trasformazioni  cognitive:
PIAGET
In genere, qndo si parla di adolescenza e di adolescenti una considerevole attenzione viene rivolta agli aspetti affettivi ed emotivi, che caratterizzano qsta fase di vita, mentre poco spazio viene riservato all’aspetto cognitivo.
Una rel dinamica reciproca tra emozione e cognizione è ormai riconosciuta dalle primissime fasi dello svil, e si presenta costantemente x tutto l’arco della vita: i cambiamenti nel modo di pensare degli adolescenti trasformano anche il modo in cui l’adolescente guarda se stesso, gli altri e il mondo.
Piaget è uno dei pochi studiosi che si è posto l’obiettivo di indagare i cambiamenti evolutivi che avvengono a liv cognitivo in qsto periodo.
Egli sostiene, infatti, che intorno ai 11 – 12 aa compaia una nuova forma di intelligenza, il pensiero formale, caratterizzato dall'acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo.
Qsta nuova forma logica permette di ragionare in termini di hp formulate verbalmente e non più sulla base di ogg concretamente manipolati.

Piaget ha elaborato anche uno strumento testistico x valutare qualitativamente il liv di formalità del pensiero ipotetico deduttivo: la scala SPL, l'Echélle du Developpement de la Pensée Logique.

Neopiagetiani: Pascual-Leone (1970) e Case (1985) hanno contribuito a rielaborare il corpus teorico di Piaget alla luce della teoria dell’elaborazione dell’informazione, sostenendo che con lo svil si verifichi un aumento sia della capacità strutturale del sist cognitivo (possibilità di elaborare una maggiore quantità di inf), sia della capacità funzionale (cambiamento qualitativo della capacità di coordinare le proprie capacità mentali e di utilizzare strategie cognitive più efficaci).

Lo studio dell’interazione tra sist cognitivo, emotivo e sociale ha portato ad interessarsi delle ripercussione che i cambiamenti della sfera cognitiva possono introdurre a vari liv, non solo dal pdv del profitto scolastico.
Con la comparsa del pensiero logico – formale, l’adolescente normodotato scopre l’atleticità del proprio pensiero e la sua estensibilità: può pensare a tutto, immaginarsi in ruoli ≠, in situazioni mai sperimentate e soprattutto può guardare alla realtà con spirito critico, esprimendo giudizi e prospettando situazioni + congeniali alle proprie esigenze.
Consapevolmente o meno si fa strada un progetto di autorealizzazione, che si fonda sul desiderio di incidere sulla realtà in modo efficace, seguendo le proprie inclinazioni e attitudini.
La progettualità x un adolescente è un percorso per tappe ravvicinate e provvisorie, che non necessariamente si legano ad un futuro professionale definito e impostato precocemente, anche in conseguenza delle profonde riforme scolastica e universitaria e della continua trasformazione del mercato del lavoro.
Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è nelle ultime generazioni mediato dalla figura del giovane adulto, che mantiene caratteristiche “adolescenziali” di dipendenza (economica e/o affettiva) e di indeterminatezza (Scabini e Galimberti, 1994). X qsti motivi, il futuro che l’adolescente di oggi si trova ad affrontare è spesso incerto e di difficile lettura; di conseguenza la sua progettualità diventa non chiara, flessibile e provvisoria, fatta di tappe intermedie e x qsto necessita di un continuo monitoraggio.

ADOLESCENZA e FAMIGLIA

L’ingresso di un membro della famiglia nell’adolescenza è una CRISI POTENZIALE x l’equilibrio familiare, che mette alla prova la capacità dell’intera famiglia di organizzarsi e di adattarsi, mutando spesso in modo veloce le forme di rel fra i componenti.
COMPITO comune delle ≠ generazioni (figli e genitori) è quello di progredire verso una sempre maggiore differenziazione e una sempre + profonda individuazione.
Nel periodo adolescenziale il sist familiare è mosso da 2 forze antagoniste: una forza spinge verso l’ext, promovendo l’autonomia, l’indipendenza e la differenziazione dei singoli membri, un’altra muove verso l’int in direzione dell’appartenenza e del rafforzamento dei legami di dipendenza (Minuchin, 1974; Scabini, 1995).
Il processo di separazione interessa non solo l’adolescente ma anche i genitori: anch’essi infatti devono separarsi dai figli, accettare che diventino adulti e aiutarli nel loro processo di emancipazione.
La QUALITÀ delle rel familiari è cruciale nel determinare la competenza e la fiducia con cui gli adolescenti affrontano il periodo di transizione dall’infanzia all’età adulta. Il modo con cui i genitori vivono il distacco è destinato ad avere effetti rilevanti sul processo di crescita e di autonomia dei figli stessi.
Secondo Scabini (1995) l’atteggiamento + adeguato dei genitori per far fronte all’adolescenza dei figli è quello di protezione flessibile, ovvero favorire l’autonomia consentendo di “far ritorno” nel nucleo familiare per confrontarsi, x elaborare le esp e x ricevere dai genitori dei criteri guida che lo aiuteranno nelle scelte future.
Il CONFLITTO tra genitori e figli, che spesso verte su problemi meno rilevanti (qli il modo di vestirsi, le attività del tempo libero, lo studio, gli orari di rientro), permette all’adolescente di esercitare alcune fond.li abilità sociali, qli la capacità di comunicazione, l’ascolto, la negoziazione di pdv differenti e le ≠ strategie di risoluzione.
Il conflitto, se espresso e non latente, ha un ruolo positivo nell'evoluzione dell'adolescente, è un'occasione di paragone e di crescita che non esclude affatto la presenza di stima e affetto reciproco.
Mentre alcuni ritengono che le crisi che generalmente si instaurano tra genitori e figli siano imputabili a cambiamenti imputabili al processo adolescenziale, altri ritengono che le crisi siano fomentate dall’atteggiamento patol dei genitori, i qli non riescono ad adeguarsi ai processi evolutivi dei figli.
Posizione intermedia è quella assunta da coloro che considerano l’adolescenza come un problema globale, che coinvolge tutti i membri della famiglia.
Alcuni aspetti che incidono nell’atteggiamento dei genitori in rel all’adolescenza del figlio riguardano:
- lunga abitudine al dominio e al controllo qsi assoluto
- difficoltà legate all’avanzare dell’età, che porta il genitore a riflettere, a fare un bilancio di se stessi come genitori, come coniugi e come professionisti.
- difficoltà x una coppia di investire nuovamente sulla sfera coniugale: la coniugalità è spesso trascurata o dimenticata durante l’infanzia dei figli xché i membri della coppia si sono identificati qsi esclusivamente nel ruolo di genitori.
- sentimento di inutilità avvertito nel momento in cui i figli sembrano non avere più bisogno di loro.

Le difficoltà e i problemi che vengono sollevati dalla presenza di un adolescente in famiglia, ma anche le occasioni di crescita x tutti i componenti sono riconducibili a 2 temi principali: l'emancipazione e l'indipendenza. Emancipazione non significa rottura dei rapp familiari, ma trasformazione di tali rapp in modo da renderli più paritari e reciproci. Indipendenza non significa abbandonare x forza il nido, ma libertà affettiva di instaurare nuove rel e libertà personale di assumersi la responsabilità di se stessi in ambiti qli l’istruzione, il lavoro, le opinioni politiche.

DIAGNOSI e PROCESSO TERAPEUTICO

Diagnosi e processo diagnostico con l’adolescente, proprio x le peculiarità della fase evolutiva che egli attraversa, necessitano di modalità e di accorgimenti particolari e specifici, rispetto a quelli usati con i b/i e con gli adulti.
E' imp non farsi distrarre dalla platealità della singola manifestazione ma considerare complessivamente in modo gestaltico la strutt dell'individuo, cogliendone gli aspetti di rigidità e di flessibilità e soprattutto riflettendo sul significato prognostico del sintomo rispetto allo svil ulteriore.
In primo luogo, è difficile individuare precisi e universali parametri diagnostici: alcuni sintomi e comportamenti, che al di fuori di qsta area avrebbero chiari significati patol, in adolescenza possono addirittura rivelarsi utili. In qsto senso è ugualmente rischioso sottovalutare o al contrario ipervalutare alcune problematiche.
Il terapeuta, nel momento in cui si inizi il trattamento con l’adolescente, dovrà essere accorto nel non instaurare un rapp di “dipendenza”, proprio di legami passati; allo stesso tempo, xò, il terapeuta non dovrà contribuire a fomentare nell’adolescente l’idea che il rapp terapeutico sia casuale o episodico, poiché oltre alla necessità di autonomia, qst’ultimo desidera allo stesso tempo dei pti di riferimento e delle certezze emotivo – affettive.
Accanto a una psicoterapia individuale, risulterà, a seconda dei casi, utile affiancare una psicoterapia familiare, soprattutto dove si riscontrano problematiche evolutive gravi (tossicodipendenza, anoressia, psicosi, violenze agite sui figli).
In alcuni casi, infatti, è fond.le valorizzare le risorse, le potenzialità individuali e di rete, lavorando nella direzione di un'alleanza costruttiva con l'adolescente e la sua famiglia.
L'adolescenza di un figlio rappresenta, infatti, un evento critico per tutta la famiglia.
Partendo da qsta visione sistemica dell'evento adolescenza, è necessario procedere sempre ad un'accurata analisi della domanda che tenga in considerazione tutti gli attori coinvolti individuali e istituzionali che attivano sempre complesse dinamiche collusive e manipolatorie delle qli il professionista deve rendersi consapevole.

ESITI del PROCESSO ADOLESCENZIALE

 




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