Sintesi del libro "Teorie dello sviluppo psicologico" (Miller) Parte 4



TEORIA ETOLOGICA
L’etologia è lo studio del comportamento di una specie nel suo ambiente naturale che risulti significativo dal punto di vista evoluzionistico. Pone l’uomo nel sistema dell’intero mondo vivente selezionato dall’evoluzione. L’essere umano è solo una piccola parte del vasto regno animale in evoluzione. Dal punto di vista dell’evoluzione, l’uomo è un esperimento della natura. Origini fra i biologi e naturalisti europei. Già le basi da zoologi del ‘700 e ‘800. I padri sono considerati Konrad Lorenz e Niko Tinbergen (entrambi Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1973) che rivoluzioneranno l’approccio allo studio degli animali in cattività dei comportamentisti
con l’osservazione diretta nell’ambiente naturale.
La connessione formale tra psicologia ed etologia viene data da Eibl-Eibesfeldt.
Nascita della sociobiologia: scienza che studia le basi biologiche di tutto il comportamento sociale e che determina la formazione di strutture sociali.
È di fondamentale importanza il concetto di evoluzione di Darwin: la natura seleziona certe caratteristiche vincenti ai fini della sopravvivenza degli animali. Influenze più rilevanti per la psicologia da studi di John Bowlby su attaccamento dei neonati.
Bowlby: da Freud all’etologia.
Lo studio dell’etologia è basato su 4 concetti principali:
1. Il comportamento innato specie-specifico
I comportamenti innati sono come gli organi del corpo e si accomunano agli esemplari della stessa specie (specie-specifici) per:
A – uguaglianza,
B – ereditarietà,
C – tipologia adattiva.
L’etologo mette in evidenza il contributo biologico del comportamento.
Il comportamento è innato se:
A – riproduce una serie sempre uguale di azioni (stereotipato),
B – presente senza un precedente apprendimento,
C – presente in tutti i membri della specie,
D – non modificabile sostanzialmente dall’apprendimento e dall’esperienza.
Comportamenti innati presenti in diverse specie potrebbero indicare:
1) antenati evolutivi comuni;
2) evoluzione in ambienti simili e quindi simili necessità di adattamento.
Comportamenti simili possono avere funzioni o significati diversi (p.e. scodinzolio del cane e del gatto).
Esistono 3 tipi di comportamenti innati:
1 – Riflessi: risposte automatiche agli stimoli;
2 – Tattismi: orientamento dell’organismo in una particolare direzione;
3 – Azioni a schema fisso: sequenza di azioni geneticamente programmata che necessita di un’energia specifica e che viene attivata da uno stimolo segnale (p.e. zecca e acido butirrico). In assenza di uno stimolo segnale, l’energia specifica può essere scaricata sopra un altro target (= Freud).
2. La prospettiva dell’evoluzione
Gli attuali comportamenti sociali sono il frutto di una lunga selezione evolutiva à hanno permesso la sopravvivenza in modo maggiore rispetto ad altri. Inoltre la mutazione ha generato nuove forme di comportamento. L’etologo si pone il problema di come un determinato comportamento ha favorito la sopravvivenza nel corso dell’evoluzione della specie. Non si trovano però ancora spiegazioni convincenti per il fenomeno del sacrificio del singolo:
membro che attira l’attenzione su di sé del predatore per salvare il gruppo o i più giovani.
3. Le predisposizioni ad apprendere
Esistono periodi particolari (periodi di sensibilità o periodi critici) in cui l’organismo è
predisposto a certi apprendimenti. Tipico è l’imprinting: selezione di uno stimolo da seguire (p.e. anatroccolo che associa la madre a qualunque altro essere che si muova in modo analogo e faccia “qua qua”).
Il periodo di sensibilità in psicologia può essere identificato in:
- periodo iniziale dello sviluppo = particolare importanza per il resto della vita (Freud);
- esplorazione motoria nel periodo sensomotorio (Piaget);
- soddisfacimento propri bisogni del neonato nel periodo fiducia – sfiducia (Erikson);
- privazione e soddisfacimento dei bisogni anali nel periodo anale (Freud).
Capacità di apprendimento generale sono dovute alla natura umana dotata di pensiero flessibile, mani adatte a svolgere una grande varietà di funzioni, linguaggio adatto ad elaborare il pensiero simbolico e la comunicazione verbale. Ciò consente grandi capacità di adattamento ad un ambiente in trasformazione.
La cultura può essere vista come un sistema di adattamento trasmesso per imitazione. L’apprendimento specifico implica la diversa capacità di apprendere dei comportamenti fra specie e specie: per esempio i ratti hanno maggiori capacità di imparare a giostrarsi in un labirinto rispetto ad altre specie animali. Ci sono esempi di discriminazione visiva: i gabbiani riconoscono i propri piccoli, ma non le proprie uova.
Gli uomini sono predisposti ad imparare e ad elaborare linguaggio (Chomsky); lo testimoniano il rapido apprendimento, le forme universali delle prime locuzioni, il balbettio presente anche nei neonati nati sordi.
Ciò è contrario a quanto sostenuto dalla TAT secondo la quale tutte le risposte sono
condizionate con uguale facilità a tutti gli stimoli.
4. La metodologia etologica
Per l’etologia è importante studiare l’insieme dei comportamenti che sono strategici alla conservazione della specie. Si adottano il metodo di studio dell’osservazione naturalistica e quello della sperimentazione in laboratorio secondo la seguente metodologia:
A – Sviluppo di un etogramma: descrizione estesa e dettagliata del comportamento di una specie nel suo ambiente naturale (struttura del comportamento, eventi, caratteristiche dell’ambiente…).
B – Classificazione delle funzioni di un comportamento (allevamento cuccioli, accoppiamento, difesa del proprio territorio…).
C – Confronto dei comportamenti osservati con quelli di altre specie per identificare eventuali antenati comuni o cause evolutive.
D – Esperimenti di laboratorio: centrazione su casi limitati per verificare le cause dei
comportamenti. Vengono ricercate in ogni comportamento le cause filogenetiche e quelle immediate.
Il classico esperimento è quello della deprivazione: l’animale viene privato di specifiche esperienze per denotare se il comportamento è causato dall’esperienza o è innato.

L’ATTACAMENTO FRA IL BAMBINO E LA FIGURA MATERNA
John Bowlby è stato l’etologo che ha attratto le attenzioni degli psicologi a causa dei suoi studi sull’attaccamento dei neonati alla figura materna. Risulta infatti che tale attaccamento determina in seguito uno sviluppo normale del bambino. Ciò ha anche un significato evolutivo poiché deve aver permesso ai bambini una maggiore probabilità di sopravvivenza rispetto a quelli non molto attaccati alla madre. Il bambino infatti manifesta un disagio in assenza della madre e fa di tutto per ristabilire la presenza fisica. Sono originati comportamenti specifici per attrarre l’attenzione della madre: pianto, contatto fisico, sorriso…). Non sono necessari apprendimenti osservativi.
Bowlby suggerisce 4 principi dell’attaccamento:
1. Tendenza innata a guardare le cose in movimento;
2. Apprendimento per esposizione con cui il bambino riconosce gli oggetti familiari;
3. Attrazione per le cose familiari e viceversa;
4. Apprendimento per retroazione (feedback) e rinforzo (p.e. piange in assenza della madre).
L’attaccamento ai genitori si sviluppo a 6-9 mesi. In seguito dai 9-18 mesi tali comportamenti vengono integrati in altri più complessi.
Le aspettative del bambino fanno parte dei suoi modelli operativi interni: le rappresentazioni mentali, le figure di attaccamento e il Sé. Se le sue aspettative sono disilluse si possono ingenerare nel bambino stati di ansia.
Si instaura fra il bambino e la figura materna un sistema di interazioni sincronizzate.
Esiste una fondamentale differenza con TAT perché le evidenze dimostrano che il bambino anche se viene maltrattato dalla madre reagisce legandosi comunque a lei e ciò contrasta con il concetto del rinforzo. La differenza c’è anche con la posizione di Freud perché non vengono evidenziati solo impulsi di natura sessuale e non solo il bambino è influenzato dal genitore, ma anche il genitore viene profondamente influenzato dal bambino.
Lorenz propone che la fisionomia infantile favorisca la sopravvivenza incutendo tenerezza negli adulti.

LA RICERCA STIMOLATA DA BOWLBY
È applicabile il concetto di imprinting anche per l’essere umano?
Il legame fra madre e figlio favorisce lo sviluppo del QI?
Se la madre non soddisfa le aspettative del neonato, ciò può ingenerare insicurezza?
L’INTERAZIONE FRA COETANEI
Nell’organizzazione a gruppi si stabilisce la gerarchia di dominanza: uno schema di relazioni sociali che implica la distribuzione del potere tra i membri del gruppo. È stato notato che ciò diminuisce l’insorgere di situazioni di conflitto e contiene l’aggressività. L’aggressività è più facile che si manifesti quando il gruppo si sta formando o è appena formato. Charlesworth ha effettuato molti studi sulle interazioni tra i bambini evidenziando strategie di collaborazione e di conflittualità.
ESPRESSIONI FACCIALI E MOVIMENTI DEL CORPO
Esistono atteggiamenti universali nell’uomo per quanto riguarda il sorriso, la rabbia, il
corteggiamento. Altri comportamenti invece possono evidenziare modalità diverse di svolgimento.
SOLUZIONE DI PROBLEMI
L’etologia è interessata ad analizzare l’approccio dei bambini per la soluzione dei problemi di ogni giorno. Il risolvere problemi significa adattamento.
Anche Piaget era interessato a questo aspetto proponendo la sua concezione di assimilazione e accomodamento motivate fondamentalmente da predisposizioni biologiche.
MECCANISMI DI SVILUPPO
L’etologia si concentra sugli aspetti di natura biologica: emergenza di periodi di sensibilità e di azioni a schema fisso dipendenti dalla maturazione fisica che implica cambiamenti ormonali e del sistema locomotorio assieme ad una maggiore efficienza del sistema nervoso. Tutti questi meccanismi interagiscono con l’esperienza.
LA NATURA UMANA
L’uomo ha caratteristiche specie-specifiche (intelligenza, linguaggio, attaccamento sociale, aggressività) che sono valse per la sopravvivenza della specie.
La visione di Lorenz è prettamente meccanicistica: la natura umana basata sugli automatismi dei riflessi
La visione di Bowlby è prettamente organismica: l’uomo è attivo, si autoregola ed il
comportamento è organizzato in sistemi di controllo (condivisione con Piaget).
Non c’è uno sviluppo stadiale e lo sviluppo può essere sia di natura qualitativa (impulso espresso con comportamenti diversi, emergenza nella maturità) che quantitativa (maggiore organizzazione, sicurezza ed efficienza).
LA NATURA TEORETICA DELLA TEORIA
Fondamentalmente sono i modelli il sistema più utilizzato per esprimere la teoria: Lorenz mutua i modelli dalla biologia e dall’idraulica (come Freud) mentre Bowlby mutua i sistemi di controllo dall’ingegneria (p.e. il termostato).
L’approccio all’etogramma è di tipo induttivo. L’approccio evoluzionistico deriva dalla teoria deduttiva.
VALUTAZIONE DELLA TEORIA
PUNTI DI FORZA
· Contributi teorici: funzioni immediate e per la sopravvivenza, cause immediate, filogenetiche e ontogenetiche. Visione più ampia dell’interazione degli organismi (insieme di fisiologia, psicologia e comportamenti) con l’ambiente (insieme di mondo fisico, relazioni interpersonali e cultura). Il bambino viene osservato nell’interazione con tutto il mondo circostante.
· Contributi metodologici: nuovo approccio all’osservazione dei comportamenti (come agisce la cognizione del bambino nell’ambiente circostante), alle interazioni bambino – madre – padre.
· Contributi di contenuto: Ricerca dell’attaccamento, comportamenti universali.
PUNTI DI DEBOLEZZA
· Limiti teorici: servono più dati sperimentali ed empirici
· Limiti metodologici: certi importanti esperimenti non possono essere fatti per motivi etici (p.e. deprivazione sui bambini), limiti della ricerca osservativa a causa della difficoltà operativa e della vastità (p.e. etogramma), soggettività dell’osservatore, scelta del livello appropriato di anali, scelta dei comportamenti ritenuti importanti, osservazione dei comportamenti che manifestano la loro importanza solo molto tempo dopo.
RIEPILOGO
COMPORTAMENTO INNATO SPECIE-SPECIFICO COME ORGANO DEL CORPO
· Uguaglianza (in tutti i membri)
· Ereditario
· Adattivo

TEORIA DI VYGOTSKIJ E I CONTESTUALISTI
Nella psicologia tradizionalmente il singolo individuo e la società sono due entità distinte anche se interagenti, ma per Vygotskij e i contestualisti l’individuo è parte integrante della società; il suo comportamento va compreso nel mondo in cui vive, nel suo contesto (lo affermano anche la teoria evoluzionista e Gibson) o contesto-specifico (neopiagetiani).
Vengono estese le idee di Marx ed Engels:
A. Gli uomini trasformano se stessi con il lavoro e l’uso di strumenti (condizioni di lavoro, relazioni professionali, strumenti professionali e psicologici come il linguaggio) à modificano il loro modo di pensare.
B. La collettività sociale deve condividere non solo le risorse materiali ma anche le sue conoscenze per offrire a tutti lo sviluppo cognitivo.
C. Secondo la natura dialettica del cambiamento, si verificano conflitti che condizionano lo sviluppo.

NOTIZIE BIOGRAFICHE
Lev Semyonovich Vygotskij nacque nel 1896 in Russia da una famiglia di ebrei.
Uomo letterato, insegnò psicologia prima in una città di provincia e poi a Mosca inserito da Alexander Luria. Fu in contatto con altri eminenti psicologi europei.
Venne a contatto con bambini afflitti da vari deficit che lo indussero a interessarsi di sviluppo cognitivo oltre che di educazione.
Fu vittima della persecuzione stalinista.
Morì nel 1934 a soli 37 anni di tubercolosi.
Pubblicò circa 180 opere e 1 libro “Pensiero e Linguaggio”. Censurato dal 1936 al 1956

IL BAMBINO-ATTIVO-IN-UN-CONTESTO È L’UNITÀ BASE DI STUDIO
Il bambino-attivo-in-un-contesto è la più piccola unità di studio significativa. Il contesto sociostorico- culturale definisce e plasma ogni bambino e la sua esperienza. Ma anche il bambino esercita un’influenza sul contesto: i suoi obiettivi e le sue esigenze coinvolgono l’ambiente.
La cultura è in gran parte la risposta di un gruppo al proprio contesto ecologico e fisico.
I contesti culturali sono classificabili secondo 4 livelli:
1. Microsistema: modello di attività tipo faccia a faccia (casa, scuola, gruppo coetanei);
2. Mesosistema: insieme dei collegamenti fra due o più situazioni che coinvolgono il bambino;
3. Esosistema: insieme dei collegamenti fra due o più situazioni di cui uno non coinvolge il bambino (famiglie + ambiente di lavoro del padre);
4. Macrosistema: modello comprendente i primi 3.
La cultura influenza il bambino in situazioni quali:
a) Ciò che i bambini pensano e in quali campi apprendono determinate capacità (scuola, sport…);
b) La modalità di ottenere informazioni (da altri bambini, da adulti, verbalmente…)
c) I tempi in cui i bambini vengono ammessi a partecipare a certe attività (lavoro, sesso, …)
d) Possibilità di partecipare a certe attività (solo maschi o femmine, classi sociali, …)
Fattori che influenzano la cultura sono per esempio: il clima, l’habitat, l’ambiente urbano o rurale, densità della popolazione, igiene, rischi fisici.
Le culture vengono studiate:
· Culture come differenza: ragioni dello sviluppo di una cultura;
· Cultura come medium: come la cultura influenza e guida la sviluppo di un individuo.

LA ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE
La zona di sviluppo prossimale è definita da Vygotskij come la distanza di apprendimento che intercorre fra il problem-solving autonomo ed il livello più alto di “sviluppo potenziale” individuato da una persona di riferimento nell’educazione. L’educatore deve presentare attività che richiedono un livello leggermente superiore rispetto a quanto già pienamente maturato dal bambino. L’unico “buon apprendimento” è quello in anticipo allo sviluppo. L’apprendimento attiva una serie di meccanismi specifici capaci di operare solo quando il bambino interagisce con altre persone del suo ambiente (genitore, educatore, altri compagni…). La zona di sviluppo prossimale definisce quelle funzioni che non sono ancora mature ma sono in un
processo di maturazione, funzioni che matureranno domani ma sono al momento in uno stadio embrionale. La zona di sviluppo prossimale caratterizza prospettivamente lo sviluppo. L’educazione può essere esplicitamente verbale, ma non dovrebbe essere mai tale con i bambini piccoli bensì bisognerebbe favorire l’apprendimento osservativo: educazione implicita.
Intersoggettività: modo di collaborare nell’apprendimento in cui l’educatore e il bambino prendono in analisi un argomento ponendosi una meta conoscitiva da raggiungere assieme. Il processo di formazione condiziona bidirezionalmente educatore e bambino. Il bambino influenza il suo ambiente in 4 modi (Bronfenbrenner):
1) Gli attributi personali incoraggiano o scoraggiano le reazioni altrui (determinismo reciproco di Bandura) ;
2) Preferenze individuali per gli aspetti del mondo fisico e sociale;
3) Capacità di cimentarsi e perseverare in attività progressivamente più impegnative;
4) Considerazione dei propri limiti (autoefficacia di Bandura) ;
L’esito però della formazione del bambino dipenderà solo in minima parte da questi fattori, bensì piuttosto saranno determinanti le forze del sistema ecologico totale.

LE ORIGINI SOCIO-CULTURALI DEL FUNZIONAMENTO MENTALE UMANO:
L’INTERPSICHICO CREA L’INTRAPSICHICO
I bambini internalizzano la cultura in cui vivono, l’interpsichico diventa intrapsichico: i bambini crescono all’interno della vita intellettuale di chi sta loro intorno.
Sia l’interazione sociale che il linguaggio impegnato vengono internalizzati attraverso un processo di trasformazione effettuato dal bambino. Rogoff preferisce usare il termine “appropriazione” per evidenziare la mancanza di barriere fra l’interno e l’esterno degli individui (come l’acqua e l’aria dell’ambiente vengono trasformate, utilizzate e restituite).Con l’età i bambini diventano sempre più capaci di autoregolarsi.
Linguaggio privato: linguaggio adottato per comunicare con se stessi interagendo con domande e risposte come con un’altra persona. È un pensiero logico internalizzato. (Piaget era invece più interessato alle azioni motorie sugli oggetti fisici).

IL FUNZIONAMENTO MENTALE È MEDIATO DAGLI STRUMENTI FORNITI DALLA
CULTURA
Gli uomini creano se stessi attraverso l’attività.
I bambini sollecitati dagli adulti imparano ad usare gli strumenti tecnici (computer, macchine da scrivere, calcolatrici…) e psicologici (sistemi linguistici, numerazione, scrittura, diagrammi, segni convenzionali, produzioni artistiche…) della loro cultura.
Gli strumenti utilizzati formano e plasmano l’organizzazione del loro pensiero.
Gli strumenti psicologici trasformano le funzioni mentali elementari (controllate dagli stimoli esterni) in funzioni mentali superiori (p.e. attenzione volontaria, il pensiero logico e astratto). La cultura crea questi strumenti per aiutare le persone a dominare l’ambiente, gli strumenti preferiti vengono passati ai bambini durante gli scambi sociali, ed a loro volta gli strumenti formano le menti dei bambini (costruzione storica della mente).
Il linguaggio per Vygotskij è lo strumento psicologico più importante. Ci libera dall’esperienza percettiva immediata e ci permette i rappresentare il visto, il passato, il futuro. Il pensiero ed il linguaggio sono in relazione dinamica; la comprensione e la produzione del linguaggio trasformano, e non semplicemente influenzano, i processi di pensiero: proprio come uno stampo dà forma ad una sostanza, le parole possono trasformare un’attività in una struttura.
Questo strumento sociale penetra nella mente a dirigere il pensiero, controlla il comportamento delle persone durante lo sviluppo, organizzare le categorie di realtà, rappresentare il passato e progettare il futuro. L’interpsichico diventa intrapsichico.
Il linguaggio permette di elaborare attivamente il pensiero fornendo soluzioni al ragionamento logico: parlando si ragiona meglio (unità di percezione linguaggio e azione). L’uso della mediazione verbale per risolvere i problemi è prevalente nel mondo industrializzato occidentale perché ci sono meno situazioni di poter apprendere direttamente dall’osservazione come invece è consuetudine presso altre culture.

METODOLOGIA
Vygotskij non misurava la capacità effettiva di ragionamento dei bambini, ma piuttosto le loro potenzialità di ragionamento secondo la loro zona di sviluppo prossimale (che individualmente può essere più o meno ampia).
I contestualisti contemporanei usano rilevare il numero di aiuti forniti per la risoluzione di un problema oppure il numero di caratteristiche salienti osservate in un disegno.
Vygotskij cercava di osservare cambiamenti che si verificavano nell’ambito di una o più sedute sperimentali. Questo metodo, in cui si cerca di descrivere un “momento evolutivo”, viene chiamato microgenetico.
Per cercare di capire il comportamento dobbiamo studiare il contesto, oltre che il bambino. E ancora meglio si dovrebbe studiare il fenomeno in vari contesti (cross-culturale).
MECCANISMI DI SVILUPPO
Vygotskij e i contestualisti lo sviluppo un processo dialettico di tesi (un’idea o fenomeno), antitesi (un’idea o un fenomeno opposto) e sintesi (soluzione).
Klaus Riegel identificò 4 fonti di cambiamento evolutivo nel processo dialettico:
1) Fonti biologiche interiori;
2) Psicologiche individuali;
3) Sociologiche-culturali;
4) Fisiche esterne.
Lo sviluppo è un processo che dura tutta la vita, dove si cerca di risolvere gli inevitabili conflitti tra questi fattori e all’interno di ciascuno di essi. L’individuo attivo cerca di far fronte ad un mondo altrettanto attivo ed imparare a vivere con un certo numero di contraddizioni. Infatti, il conflitto ha un ruolo fondamentale nel preparare un’evoluzione positiva: invece che considerare questi episodi critici in modo negativo o da un punto di vista fatalistico, essi ci danno la base fondamentale per lo
sviluppo dell’individuo e la storia della società. (Questo concetto è del tutto simile al concetto di equilibrazione di Piaget).

SVILUPPO QUALITATIVO E SVILUPPO QUANTITATIVO
La teoria prevede sia uno sviluppo qualitativo che quantitativo. Lo sviluppo infantile prevede molti cambiamenti radicali di trasformazioni qualitative (acquisizione linguaggio interno, concetti scientifici e astratti) e capacità sempre maggiori di ragionamento.




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