DOMANDA
Gentilissima Dottoressa Di Bari,
avrei bisogno di un consiglio in merito alla mia partita IVA. Essendo psicologa, regolarmente abilitata ed iscritta all'albo, l'anno scorso mi si era presentata la possibilità di avere la mia prima paziente privata. E' successo all'improvviso, e quindi mi sono affrettata, per fare le cose in regola, ad allestire uno studio nel mio appartamento, e ad aprire partita IVA (con regime agevolato per le nuove imprese, il cosiddetto "forfettino"). Tuttavia, quella possibilità in seguito è sfumata. Ho tenuto aperta la partita IVA, ed è tuttora aperta, ma non ho avuto modo di avviare lo studio, e nel frattempo ho fatto altri lavori, non esercitando la mia professione....
Leggo ora nelle sue FAQ che, se come psicologa dovessi esercitare in modo sporadico la professione (per dire, se dovesse capitarmi la fortuna di avere qualche paziente durante l'anno) non avrei bisogno della partita IVA potendo emettere ricevuta per prestazione occasionale (sempre non superando le 30 giornate lavorative con lo stesso cliente/paziente...). Sto quindi pensando di chiudere la partita IVA...anche perché dal secondo anno (cioè quello in corso) scatterebbero gli studi di settore, e non vorrei incorrere in problemi col fisco. Non avendo avuto pazienti, non ho mai fatturato, e quindi la mia partita IVA risulta di fatto inutilizzata fin dal giorno di apertura (20 Febbraio 2007). Consideri che, quando l'ho aperta, avevo anche scelto l'opzione del tutoraggio da parte dell'agenzia delle entrate, ma poi non vi ho mai fatto ricorso, perché non avevo nulla da comunicare...quindi non mi sono mai connessa al sito per ricevere il loro pin ed accedere al format per l'invio dei dati. Potrebbe essere un problema, per il fisco? In ogni caso, quest'anno credo di esser tenuta ad inviare la Dichiarazione annuale IVA (relativa al 2007) insieme al Modello Unico (che invio ogni anno), entro il 31 Luglio....anche se mi sembra assurdo, visto che non ho nulla da dichiarare in merito alla partita IVA....
Ora che le ho esposto i fatti, ecco il mio dubbio.
Sono indecisa se chiudere la partita IVA, oppure passare al nuovo regime dei minimi ("forfettone") introdotto dalla Finanziaria 2008 (che esonera dagli studi di settore). Lei cosa riterrebbe più opportuno, nella mia situazione, considerando che non so quando riuscirò a lavorare come psicologa? E, in entrambi i casi, che data mi consiglia di mettere sulla comunicazione di chiusura di partita IVA, o su quella per il cambiamento di regime fiscale?
Tenga presente che il mio obiettivo principale è evitare che il regime del forfettino risulti attivo nella mia partita IVA anche nel 2008, onde evitare problemi con gli studi di settore. L'obiettivo secondario, invece, è per me evitare complicazioni burocratiche e fiscali inutili, non avendo una reale attività di libera professionista.
RISPOSTA
Gentile dott.ssa la sua situazione è abbastanza complicata.
Cominciamo dalla sua situazione passata. Nel 2007 lei ha aperto la posizione iva e in questo modo è stata catalogata dal fisco come libera professionista, con tutti gli adempimenti del caso, tra i quali la presentazione della dichiarazione unificata dei redditi comprensiva anche della dichiarazione iva e della dichiarazione irap: questo anche se il suo reddito da attività professionale è stato pari a zero. Per il 2007, come lei giustamente ha affermato, non è tenuta alla compilazione e all'applicazione degli studi di settore. Immagino poi che, proprio per fare le cose per benino, lei abbia anche presentato domanda di iscrizione alla sua cassa previdenza Enpap, per cui è anche obbligata a presentare una dichiarazione all'Ente previdenziale di reddito pari a zero, e a pagare lo stesso un minimo di contributo previdenziale (l'importo dipende dalla sua situazione personale). Il fatto che lei non abbia mai fatto ricorso al tutoraggio non è
rilevante: l'unica conseguenza è che le credenziali di accesso che le sono state attribuite dall'Agenzia delle Entrate sono scadute.
Per il futuro, ossia l'anno d'imposta 2008 lei può passare dal regime delle nuove iniziative produttive (così si chiama quello ex art.13 della legge n.388/2000 finanziaria 2001) al nuovo regime dei contribuenti minimi previsto dalla Finanziaria 2008 comunicando tramite il modello AA9/8 la revoca del vecchio regime e applicando di fatto il nuovo regime, senza nessuna comunicazione preventiva. Ci sarà solo una comunicazione successiva da effettuarsi nei modi opportuni al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all'anno d'imposta 2008. Nel 2008, aderendo al regime dei contribuenti minimi lei non ha lo spauracchio dello studio di settore, però anche in questo caso, anche per reddito professionale pari a zero, sarà obbligata alla presentazione della dichiarazione dei redditi e alla già citata dichiarazione reddituale nei confronti dell'Enpap. La eventuale data da inserire nella comunicazione di revoca del regime delle nuove iniziative produttive a mio avviso dovrebbe essere il 1 gennaio 2008, perché lei dovrebbe revocare il regime dall'inizio
dell'anno: in questo caso però incorrerà nelle sanzioni previste per le comunicazioni fiscali di variazione presentate con ritardo superiore a 30 giorni (la comunicazione doveva essere presentata entro il 30 gennaio 2008).
Una revoca del regime successiva, ad esempio con data di domani 8 marzo, le complicherebbe però la dichiarazione dei redditi per la costanza di due regimi fiscali nello stesso anno d'imposta, anche se comunque non troverebbero applicazione gli studi di settore.
Per quanto riguarda la valutazione circa la cessazione della sua attività professionale (chiusura della posizione iva) io non posso darle dei consigli perché non conosco il suo attuale lavoro e le sue prospettive future. Un primo elemento da prendere in considerazione è che non sono buona cosa le aperture e le chiusure delle posizioni fiscali reiterate nel tempo.
Altri suggerimenti riguardano poi le sue aspettative lavorative. Se le sue intenzioni sono quelle di svolgere la libera professione di psicologa le consiglio di aderire al regime dei contribuenti minimi della Finanziaria
2008 e di attendere l'avvio della sua attività professionale senza invischiarsi nelle collaborazioni occasionali con macchinosi calcoli di giorni e di compensi (anche perché il limite dei 30 giorni è un limite formale, ma in caso di contestazioni fiscali deve essere valutata in concreto l'occasionalità dell'esercizio professionale, e non la dichiarazione inserita nella ricevuta di collaborazione occasionale che lei rilascerebbe al suo paziente o all'eventuale suo committente). Inoltre anche in caso di collaborazioni occasionali lei sarebbe costretta a dichiarare il suo reddito alla cassa previdenza Enpap. Se invece le sue intenzioni sono quelle di continuare a svolgere il suo attuale lavoro (non so se svolge lavoro subordinato o parasubordinato o collabora occasionalmente con enti vari), magari ampliando le sue competenze fino a ricomprendere all'interno della prestazione lavorativa che già svolge anche l'attività psicologica, le consiglio di chiudere la posizione iva e di non pensarci più. In questo caso la data da inserire per la comunicazione della cessazione della posizione fiscale è irrilevante, nel senso che può essere la stessa data della
comunicazione: in ogni caso lei sarà obbligata alla presentazione della dichiarazione unificata (con alcuni dati iva, non tutta la dichiarazione) per l'anno d'imposta 2008. Ed inoltre dovrebbe comunicare anche alla sua cassa previdenziale Enpap la cessazione dell'attività professionale, fermo restando l'obbligo dichiarativo alla cassa stessa per l'anno 2008 anche in caso di reddito pari a zero.
La saluto cordialmente.
Dott.ssa Maria Di Bari
Via Cesare Beccaria, 23
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Tel./Fax: +39 063210797 - +39 063222682
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