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  1. #1

    Il cibo può essere come una droga?

    Il cibo può essere come una droga?

    A dimostrarlo sono alcune ricerche svolte in Italia (gruppo di ricerca del professor Gaetano di Chiara del dipartimento di Tossicologia dell’Università di Cagliari) e in Usa (Gene-Jack Wang, del Brookhaven National Laboratory on Long Island, N.Y.).

    Secondo gli studiosi nel cervello delle persone che non riescono a fare a meno di mangiare e hanno grandi difficoltà a controllarsi così come in coloro che hanno sviluppato una dipendenza da sostanze, il sistema della ricompensa lavora eccessivamente e porta alla continua ricerca del piacere procurato dalla sostanza (cibo, droga o alcool) mentre alcune regioni della corteccia frontale che dovrebbero controllare ed inibire, sono eccessivamente deboli.

    La conseguenza è la ben nota battaglia tra il desiderio irrefrenabile della sostanza e la difficoltà o l’incapacità di opporre una resistenza.

    Quali riflessioni può sollevare questa “scoperta”?

    Possiamo iniziare a pensare che le dipendenze da sostanze abbiano tutte una base neurofisiologica comune?

    E come si può tentare di ripristinare un equilibrio tra piacere e controllo?



    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  2. #2
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    07-01-2010
    Residenza
    Reggio Emilia
    Messaggi
    61

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    Si, credo che il cibo possa essere come una droga, ma ci vedo una differenza.

    Il dipendente da sostanze ha assoluto bisogno di assumere l'oggetto della sua dipendenza (alcool, tabacco, droga o cibo che sia) per "stare bene", altrimenti va incontro a gravi malesseri, comunemente detti "crisi di astinenza".

    Nel caso del cibo anche l'astinenza dal cibo stesso può diventare oggetto di dipendenza. In questo caso mi pare che ciò che genera la dipendenza è il piacere generato dalla propria capacità di controllo sullo stimolo della fame e rinuncia all'assunzione del cibo.

  3. #3
    Partecipante L'avatar di psi-clinico-dip
    Data registrazione
    31-07-2006
    Residenza
    cernusco sul naviglio
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    47
    Blog Entries
    1

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    Relativamente a tale argomento ritengo che una buona indicazione di quanto la fisiologia giochi un ruolo determinante nel comportamento di craving ( non solo rispetto al consumo di sostanze psicoattive bensì a livello comportamentale più generale), possa essere dato dal modello di Kloniger : neurobiological learning model.
    Questo è comune a tutti i comportamenti nei quali si evidenzi la tendenza compulsiva ad agire il comportamento in oggetto ( assumere o consumare sostanze, giocare in modo compulsivo, shopping o uso compulsivo di chat o internet).
    Lo stesso comportamento alimentare può dunque divenire oggetto di tale disfunzionalità. Questo lo si evidenzia anche sul campo in particolare osservando le modalità alimentari di soggetti tossicodipendenti in trattamento e disintossicati da pochi mesi. In questi casi si osserva come il comportamento alimentare divenga compensatorio ( abbuffate) tanto da far osservare un incremento ponderale notevole nei primi mesi.

    Dott. Maurizio Parolin
    Iscr. Albo Lombardia n° 03/6904

  4. #4

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    effettivamente i disturbi alimentari sono basati sul concetto del "controllo"
    l'anoressia può essere descritto come un controllo ben riuscito
    la bulimia, il binge eating.. rappresentano l'eterna lotta tra il tentativo di controllo che fa perdere il controllo..
    la sindrome da vomiting è un rituale, una compulsione basata sul piacere..
    partendo dal presupposto che un piacere, se te lo concedi ci puoi rinunciare, se non te lo concedi diventa irrinunciabile.. si sono ottenuti ottimi risultati nel trattamento dei disturbi alimentari e nel ripristino di un funzionale meccanismo di controllo del piacere..
    ilenia cappeller

  5. #5
    Neofita
    Data registrazione
    02-12-2005
    Residenza
    Monza
    Messaggi
    5

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    La scoperta apre la strada ad un fondamento neurofisiologico importante. Il cervello è soggetto ad una forma di plasticità che consiste nella formazione, o nel rafforzamento od indebilimento, di connessioni neuronali; questo significa che il cervello può ri-apprendere.
    Pensando alla domanda di Pamela, affronterei il problema occupandomi del bisogno. Se cerco piacere nel cibo o in altra sostanza da cui sono in qualche modo dipendente, forse è perché mi manca un'altra forma di piacere, e questa carenza mi induce a rafforzare il sistema di ricompensa legato a quella sostanza. Se è così, allora si rende necessario individuare il bisogno originario ed occuparsi di questo.
    L'idea alla base è che l'essere umano abbia dei bisogni la cui soddisfazione è molto importante, qualora alcuni tra essi non siano percepiti / ascoltati / soddisfatti, cerca soddisfazione tramite altri canali.

    Tra l'altro, l'analogia cibo - droga mi sembra un'interessante chiave di lettura.

    Valentina Cozzutto
    Ordine degli Psicologi Friuli Venezia Giulia n° 865

  6. #6

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    I dati della ricerca facevano riferimento soprattutto al cibo mangiato in eccesso che genera un sovraccarico di dopamina in alcune regioni cerebrali mandando in tilt il controllo inibitorio da parte della corteccia orbito frontale. Quello che poi succede nel comportamento è: non riuscire a smettere di mangiare certi cibi una volta aver iniziato, con un desiderio irrefrenabile di ripetere l’esperienza.

    Ma, come ci conferma Giovanni Drogo, in effetti, si può dipendere da un altro tipo di piacere legato al cibo: “il piacere generato dalla propria capacità di controllo sullo stimolo della fame e rinuncia all’assunzione di cibo”.

    Questo ci riporta, come tutti ormai sappiamo, sul difficile terreno dell’anoressia e ci dice quanto sia preponderante il bisogno di avere padronanza sul proprio corpo e su tutto quello che ad esso è legato: emozioni e sessualità.

    Credo che ci siano, infatti, differenti modi di “dipendere” dal cibo.

    E forse, al di là del puro piacere provato nel mangiare certi cibi, c’è anche la possibilità di fare ricorso, ripetutamente, alla gratificazione alimentare proprio per evitare di confrontarsi con determinate emozioni spiacevoli che così non vengono riconosciute ed espresse nella loro intensità. Quante volte, infatti, si sente parlare di fame per noia, solitudine, tristezza, inquietudine o quant’altro? Il cibo, specialmente quello che porta alla produzione di neurotrasmettitori del benessere (cioccolata ecc.) aiuta ad “anestetizzare” alcune emozioni.

    Ma quale può essere la conseguenza di questo processo, soprattutto se ripetuto di frequente?



    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  7. #7

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    come qualsiasi "copione" che ripetuto più volte diventa sempre più piacevole così anche questo meccanismo della dopamina crea una dipendenza.

    un forte aiuto per superare ed infrangere questa escalation di piacere non può trascurare la componente psicologica, ovver: come si sente una persona dopo aver abusato nell'assunzione di cibo? e cosa cerca di fare subito dopo?
    il senso di colpa per aver mangiato troppo induce la persona all'astinenza e quindi ad un tentativo di controllo ... ma il controllo eccessivo fa perdere il controllo e così' ogni astinenza prepara l'abbuffata successiva ed il gioco è fatto!

  8. #8

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    E fra l’altro, a rendere ancora più difficile trovare una giusta misura tra piacere e controllo, c’è il fatto che certi alimenti (tipo i carboidrati) per la loro elevata “palatabilità” accrescono il desiderio di ripetere l’esperienza piacevole una volta mangiati. In poche parole è molto facile abusarne!

    Ma sicuramente questo circolo vizioso non è irreversibile, altrimenti nessuno riuscirebbe a perdere peso, per esempio, e a ritrovare un equilibrio tra gratificazione e controllo alimentare.

    Torna secondo me l’importanza per se stessi del cambiamento di un atteggiamento verso il cibo che si percepisce ormai “egodistonico” perché fonte di malessere.

    Ritornando alla plasticità del cervello di cui ci parla Valentina, credo che un lavoro su di sé e sulla motivazione ad acquisire un rapporto più equilibrato con il cibo possa, sicuramente non in poco tempo, modificare quei circuiti neuronali che portano a reiterare sempre gli stessi schemi di comportamento.

    E, a questo punto, in che modo intervenire sulla motivazione?

    Come si può affrontare il disagio di chi, pur non avendo sviluppato un disturbo alimentare, chiede aiuto perché disturbato dal proprio rapporto squilibrato con il cibo, dal quale si sente dipendente?



    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  9. #9

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    di solito sono persone che pensano alla dieta e passano la giornata a combattere con la voglia di cibo e l'astinenza. sono persone che provano 10 diete in un anno fallendo sempre e recuperando il peso...
    in questi casi durante i colloqui è importante costruire la paura del digiuno .. "se lasci il tuo corpo più di 6 ore senza cibo rischi di assimilare di più".. " chi non è a dieta si regola per l'autoregolazione e chi è a dieta altera l'autoregolazione"... "se io gli do meno il corpo impara a prendere di più"...."il nostro organismo impara a prendere di più quando ne dai meno"..
    questo crea già una reazione avversiva nei tentativi fallimentari di controllo dell'assunzione di cibo, quindi la base per condurre la persona a sperimentare una dieta che viene definita paradossale in quanto si deve impegnare a mangiare solo quello che le piace di più e quanto ne vuole ma solo durante i pasti. in questo modo il paziente inizia a mangiare dolci o cose molto caloriche ma poi per saturazione sarà l'organismo a non richiedere più certi alimenti ed inizierà ad autoregolarsi... ad introdurre meno calorie e a sentirne meno il desiderio (se te lo concedi puoi rinunciarvi se non te lo concedi diventa irrinunciabile). abbinando la prescrizione di fare almeno 30 minuti di movimento al giorno (basta una camminata) si può iniziare ad avere una diminuzione di peso (ovviamente stiamo parlando di persone senza disfunzioni ormonali, definiamole nella media)
    questo è solo un riassunto molto ma molto spiccio di una tipologia di disturbo... l'indagine in seduta permette di capire tutte le sfumature che caratterizzano il paziente e di calzare l'intervento ad hoc andando a toccare anche la sfera emotiva e sociale..
    spero di aver reso l'idea comunque e di aver dato un contributo utile.
    Ilenia Cappeller

  10. #10

    Riferimento: Il cibo può essere come una droga?

    Mi sembra molto opportuno, come proponi tu Ilenia, fornire delle corrette informazioni nutrizionali, spiegare gli effetti deleteri sull’organismo di abitudini alimentari squilibrate e lavorare sugli aspetti emotivi e sociali.

    Secondo me questo approccio va preceduto da un’accurata valutazione della motivazione al cambiamento da parte del cliente. In effetti a volte può far comodo mantenere certi comportamenti malsani (come quello di seguire un regime rigoroso durante la settimana per poi concedersi delle vere e proprie abbuffate nei week end, credendo, così, di concedersi quello che piace di più e di salvaguardare la linea).

    Quindi, quanto è importante per il cliente il cambiamento?

    Quanta fiducia ha di riuscire a cambiare le sue abitudini?

    E quanto è disponibile a lavorare su di sé per modificare il suo attuale rapporto con il cibo?

    Credo, inoltre, che tutte le persone che consultano un dietologo per perdere peso, abbiamo bisogno di porsi domande di questo tipo prima di iniziare un qualunque percorso di dimagrimento.

    Cosa ne pensate di una collaborazione tra psicologo e dietologo-dietista-nutrizionista?




    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

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